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Lo sport rende davvero più felici? Vi espongo 7 mie opinioni personali

Alzandomi dal divano dell’appartamento dove abito da due mesi, lo scorso Lunedì Pomeriggio, avevo notato in me stesso qualcosa di emotivamente complicato.

Mi ero reso conto in molto rapido e consapevole che la mia mente era afflitta da una forte inquietudine.

Un’inquietudine  talmente celata nei recessi più impalpabili del mio inconscio della quale non mi sarei mai reso conto.

Eppure in quel pomeriggio di inizio settimana riuscivo stranamente a razionalizzare una simile tensione angosciosa.

Si trattava di un’inquietudine pesante e sofferente ma allo stesso tempo accattivante e fruttuosa.

Solo grazie ad una lunga camminata in tuta e scarpe da ginnastica con un mio amico ero riuscito a sublimare il mio disagio in una vitalità stimolante.

Quest’ultima era una sensazione emotiva che era riuscita a rendermi davvero felice.

Quali legami oggettivi e soggettivi specifici ci sono però realmente tra lo sport e la felicità?

Proverò a descrivervene man mano ben 7, con estremo ordine.

1 – ALCUNI SPORT MI RILASSANO MEGLIO DI ALTRI

Credo che, ad esempio, la montagna sia per me un ottimo strumento per rilassare notevolmente i nervi, ma solo dopo una grossa camminata.

All’inizio dell’escursione fra i sentieri, e durante i momenti abbastanza difficili della stessa, riesco solo a provare una grossa ed inappagante fatica.

Capirete forse benissimo da queste parole che sono un uomo di città, che ama molto la routine, ed è infatti del tutto vero!

Io amo molto di più giocare a tennis con i miei migliori amici, ragion per cui penso che quanto scritto nel sottotitolo sia completamente indicativo.

Alcuni sport rilassano molto meglio di altri, in modo del tutto costante; in questo caso non c’è l’ansia dell’attesa di finire le numerosissime partite.

Sto però parlando di qualcosa di molto soggettivo, legato ai miei gusti personali ed al mio modo di essere.

2 –  L’AUTOSTIMA SPORTIVA EQUILIBRATA NON SIGNIFICA SEMPRE FELICITA’

Credo che avere una capacità di autostima sportiva non narcisistica, bensì ben ponderata ed equilibrata, non coincida sempre con l’essere felici.

Sono invece convinto che certe volte avere fiducia in se stessi mentre si fa attività fisica, renda sereni, o tutt’al più momentaneamente felici.

Tale felicità potrebbe quindi essere non duratura, a causa di altre difficoltà che potrebbero sussistere quando non si fa sport.

3 –  PERCHE’ ATTRIBUIAMO LA CAUSA DELLA NOSTRA INFELICITA’ SPORTIVA AGLI ALTRI

C’è un meccanismo di difesa particolare, studiato e teorizzato per la prima volta dall’eminente Psicoanalista Melanie Klein: la proiezione.

Nel caso specifico a cui mi sto riferendo si tratta di qualcosa di puramente etico.

Noi attribuiamo la causa della nostra frustrazione od infelicità nel fare sport ad altre persone.

Il motivo di questa scelta potrebbe derivare, a mio avviso, dalla non accettazione della propria incapacità.

Un’incapacità intellettiva ed emotiva della quale non ci si dovrebbe vergognare.

La  complessità dalla quale deriva è infatti molto, ma molto difficile da superare.

Le terapie future per sconfiggere questo disagio saranno ancora migliori di quelle odierne.

Penso però che la strada sarà ancora lunga e tosta.

4 –  CERTE VOLTE LA FELICITA’ SPORTIVA PUO’ FAR SUPERARE IL COMPLESSO DI EDIPO

Il Complesso di Edipo è una elaborazione letteraria che risale ai tempi dell’Antica Grecia.

Sigmund Freud, il Padre della Psicoanalisi, introdusse tale concetto nella disciplina che aveva fondato.

Io ritengo che, un’intensa attività sportiva potrebbe far superare anche a livello inconscio questo complesso, già in adolescenza.

Sono convinto di una simile tesi perchè credo che la felicità possa temprare positivamente il carattere.

Credo che questa gioia, anche se del tutto sportiva formi un futuro uomo non in termini narcisistici, ma autocritici.

In tale ottica, la grandissima maturazione del ragazzo rende a mio parere del tutto superfluo il Complesso di Edipo.

5 –  PENSO CHE LA FELICITA’ SPORTIVA CANCELLI L’AUTODISTRUZIONE EMOTIVA

Navigando in Internet, mi è ritornato in mente uno specifico istinto Freudiano: la Pulsione di Morte.

Sto parlando di un meccanismo psichico dell’essere umano che porta all’autodistruzione.

So che un modo efficace per sconfiggere la sua negatività sia la sua controparte positiva e non aggressiva.

Sono però del parere che non tutti gli individui abbiano le risorse necessarie per usare questo stratagemma.

La soluzione ottimale sarebbe a mio avviso un lungo percorso di vita che porti alla felicità sportiva.

6 – LA FELICITA’ SPORTIVA COME VALVOLA DI SFOGO CONTRO LA CRISI DI IDENTITA’

Credo che la gioia sportiva possa essere uno strumento efficientissimo per sfogarsi, sublimando l’aggressività tipica della Crisi di Identità.

Tale crisi è un concetto psicosociale dello studioso Erik Erikson, ma diventa una forma di ricerca affannosa nella Sindrome Borderline.

7 –  ESSERE FELICI NELLO SPORT AIUTA A SUPERARE LA RIMOZIONE NEVROTICA

Il concetto di Rimozione è tipico delle forme Nevrotiche, ma io credo che, la capacità di impegnarsi affrontando la fatica dello sport, porti piano piano a superarlo.

Il risultato di un simile percorso di vita potrebbe portare a mio parere certe persone alla sperimentazione della felicità.

Credo infatti che esso possa potenzialmente  portare ad un enorme risultato: essere finalmente se stessi, quando non lo si è mai stati.

PER CONCLUDERE…

Il post è giunto alla conclusione. Voglio porvi due quesiti.

Siete mai stati contenti per un lungo periodo facendo attività fisica?

Credete che la felicità esista nei contesti sportivi anche non impegnativi e/o agonistici?

Vi espongo le mie emozioni e idee in merito ad una nuova scoperta musicale

L’articolo che state iniziando a leggere descrive alcuni aspetti cognitivi, emotivi e psicosociali scaturiti nella mia mente dopo aver appreso la notizia di una nuova scoperta musicale: quella di un’ottava nota oltre le sette sulle quali si basa da tantissimo tempo la scrittura del pentagramma, denominata Nu.

Io avevo casualmente ed intuitivamente “precognizzato” una simile scoperta

Ricordo che, in un momento di conversazione con la mia fidanzata, io e lei avevamo discusso sulla creazione di un nuovo Sapere musicologico e musicale, che avrebbe potuto portare, a mio avviso, una rivoluzione maggiore di quella di Beethoven, Mozart, Chopin e Bach.

La mia ragazza aveva però dopo pensato in modo ripetuto e convinto che ciò fosse impossibile da realizzare, anche se poi aveva ammesso che neanche lei si potesse considerare un’esperta in tale campo.

Avevamo allora poi pensato entrambi nei giorni successivi di chiedere l’aiuto di uno specialista, ma non avevamo trovato nessuno all’altezza di poter rispondere a questi nostri dubbi.

Alla fine avevamo appreso la notizia dell’invenzione del musicista sardo, ed avevamo finalmente capito che la realtà supera molte fantasie, e che la mia intuizione era del tutto fondata, malgrado l’incompetenza totale di entrambi in un settore così complesso.

Devo precisare a voi lettori che, alla scuola Media, tutti e due eravamo capaci, malgrado il lungo studio, di suonare benissimo col flauto solo la famosa scala musicale composta dalle sette note, e non dei  brani di autori, neanche quelli molto semplici.

Avrei desiderato che il musicologo sardo fosse anche in grado di creare una musica superiore a quella sinfonica

Malgrado io e la mia fidanzata fossimo rimasti stupiti dalla originalità di questo artista, ci eravamo anche accorti di come essa non fosse però una vera e propria rivoluzione da paragonare a quelle del Rock, del Jazz, del Folk, e men che meno delle opere liriche.

La Genialità non stava coincidendo a nostro parere con il grande valore creativo, ma non incredibilmente innovativo dell’artista sardo.

Io addirittura, a differenza della mia bellissima convivente, avevo asserito che un qualcosa del genere avrebbe dovuto superare in bellezza e tecnica il valore della musica sinfonica dei quattro uomini ingegnosi sopra citati.

Avevo capito però molto presto che non era stato così!!

Ragionando avevo inteso che la voglia di avere al mondo una mente superiore fosse stata in realtà infantilistica

Avevo anche compreso che, immaginare una persona capace di soppiantare il sistema delle sette note usato persino da Bach, Mozart, Beethoven e Chopin, fosse stato un pensiero molto infantilistico, ma per un motivo molto particolare che comincerò ad esporvi qui di seguito.

Tale fantasia mi era sembrata a suo tempo simile al narcisismo proiettato dai bambini di una volta nell’ammirazione che  avevano nutrito fino alla preadolescenza verso dei grandissimi eroi immaginari,  come se tali super uomini fossero diventati sempre più degli alter ego di loro stessi, poi dimenticati.

 Io e la mia fidanzata, riflettendo a fondo su questa invenzione, ci eravamo dimenticati che dovevamo uscire con degli amici

Dopo qualche settimana io e la mia compagna avevamo ripensato a questa vicenda abbastanza singolare, sentendo profondamente un forte disgusto per la musica da discoteca attuale, ridotta a livelli molto mediocri, anche se eravamo convinti che la nostra epoca iper tecnologica avesse anche dei pregi.

Dopo due ore ci eravamo però accorti di aver dimenticato di uscire con i nostri amici, cioè con altre due coppie, per andare a giocare a tennis!!

Il giorno dopo ci avevano detto che eravamo diventati degli asociali interessati solo a stare in due, senza la voglia della presenza di altre compagnie!!

Conclusione…

Il post sta terminando. Voglio porvi alcuni quesiti.

Credete di potermi segnalare una ricerca che sia incredibilmente in grado di confutare l’idea della mediocrità della musica attuale?

Pensate comunque che un giorno qualcuno possa superare anche il sistema dell’ottava nota nel pentagramma, inventandone una nona?

Apprezzate, diversamente da me, la fusione tra genere rap e musica classica, ed altre stranezze simili, che io trovo invece dei miscugli poco intelligenti?

Alcune mie emozioni suscitate dal vedere il talento dei cantanti di Amici

L’articolo di oggi descrive alcune delle mie più sincere emozioni suscitate dal vedere le esibizioni dei cantanti di Amici negli ultimi quattro – cinque anni di edizione del talent.

La vittoria di Emma Marrone ad Amici è stata emozionante per la sincerità e la voglia di vivere della cantante

Penso che, la vittoria di Emma Marrone ad Amici nel 2009, sia stata per me emozionante per le grandi qualità professionali ed umane della cantante, dotata peraltro di una gran voce, ma anche per aver scoperto in lei una grande sincerità e voglia di vivere tipiche di chi fa il proprio mestiere con passione.

Credo che il mio cervello abbia percepito in lei queste doti, non portando solo dei vantaggi in termini di neurotrasmettitori, ma anche di compensazione della mia disistima, attraverso una proiezione benefica dei miei desideri euforici in questo personaggio così talentuoso e spontaneo.

E’ un po’ come se lei incomprensibilmente (visto che non è mia amica o conoscente) sia diventata parte di me, dei miei desideri e aspirazioni.

La canzone Calore è stata super entusiasmante per il ritorno ad Amici come ospite d’onore di Emma Marrone

Il 2010 è stato l’anno in cui Emma Marrone ha scritto il brano musicale Calore, che è stato anche il pezzo che ha cantato durante il suo ritorno ad Amici in qualità di ospite d’onore.

Questa canzone ha suscitato in me un’emozione strana: la richiesta di un senso di protezione della giovane artista ad un uomo robusto in grado di scaldarla e proteggerla, una persona che purtroppo non potevo essere io!!

Emma Marrone è stata un’eccezionale direttrice artistica

Penso che Emma Marrone sia stata un’eccezionale direttrice artistica, capace di coniugare l’ironia e la bellezza alla professionalità, suscitando in me una sensazione di simpatia ed ammirazione.

La vittoria di Moreno Donadoni è stata originale a causa della premiazione di un genere come il rap

Penso anche alla vittoria di Amici 2013 da parte di Moreno Donadoni, un cantante rap che ha portato enormemente alla ribalta il suo genere, dimostrando una forte originalità nell’elevarlo ad altissimi livelli malgrado non sia considerato da tutti piacevole come la musica melodica.

Nella mia mente ho percepito incomprensibilmente a livello emotivo una grande stima per questo artista, pur considerando che i suoi pezzi saranno anacronistici in un futuro abbastanza prossimo al nostro, e cioè fra dieci anni.

Moreno Donadoni è stato un geniale direttore artistico

Credo che Moreno Donadoni sia stato un geniale direttore artistico, persino più bravo di Emma Marrone se consideriamo che, a differenza di lei, ha ricoperto tale posizione appena un anno dopo la sua vittoria del talent, e cioè nel 2014.

Ciò mi ha fatto sentire incomprensibilmente quasi un senso di protezione da parte sua verso di me, cosa che è molto strana visto che non è una persona legata a me affettivamente; forse ho provato questa misteriosa emozione perchè è come se avessi sognato ad occhi aperti di essere un suo allievo.

Il rimprovero stimolante di Debora Iurato da parte di Gabry Ponte

Parliamo adesso di Debora Iurato. Il giurato di Amici Gabry Ponte ha rimproverato duramente questa giovane cantante dicendole che non ha messo l’anima nel modo di cantare, e che se lo ha fatto, agli ascoltatori delle sue canzoni tutto ciò non è trasparso.

L’esperto ha concluso la sua sgridata dicendole che se quello è stato il massimo che ha potuto fare, avrebbe avuto in futuro delle grosse difficoltà.

Il rimprovero di questa giovanissima artista, mi ha suscitato emozioni negative, ma poi ho pensato in modo positivo vedendo gli straordinari progressi della ragazza, che l’avrebbero portata alla vittoria.

La vittoria di Debora Iurato

La vittoria di Debora Iurato è stato un piacere anche per me, e sarò felice se nell’immediato futuro la giovane potrà fare un’eccellente carriera!!

Credo che questa artista sia anche molto bella e dolce, e il vederla sorridere dopo la premiazione mi ha riempito di grande gioia!!

Per concludere…

Il post è giunto alla sua conclusione. Voglio porre un quesito ai lettori.

Credete che Amici sia un talent ancora emozionante in questo periodo di gravissima crisi economica?

 

7 opinioni personali su alcune mie emozioni suscitate dalle canzoni di Vasco Rossi

L’articolo di oggi parla di 7 mie opinioni soggettive, legate ad alcune mie emozioni che ho provato in passato, quando ascoltavo Vasco Rossi.

Vedrò adesso di descriverle tutte nei particolari.

PRIME 4 OPINIONI SOGGETTIVE

1 – La canzone Albachiara mi evocava una sensazione di malinconia ed allo stesso tempo leggerezza

Ricordo che, fino a qualche anno fa, la canzone Albachiara di Vasco Rossi, evocava in me un senso di grande malinconia per le cose passate e perdute, ma anche di grande leggerezza per il modo del tutto sbarazzino del Blasco di interpretarla.

Qualcuno dice che la prima di queste due emozioni sia un prodotto del cervello, qualcun altro pensa che sia legata alla solitudine, ma il suo connubio con la seconda sensazione suscita a mio avviso un fascino del tutto autentico e profondo.

2 – La canzone sulla Coca – Cola (cocaina?) non mi faceva percepire il Blasco come un drogato

C’è una famosissima canzone di Vasco Rossi il cui ritornello faceva così:”Bevi la Coca – Cola che ti fa bene!!”.

Malgrado si sia poi scoperta l’assunzione di sostanze stupefacenti pesanti (cocaina) da parte del Blasco, il pezzo musicale appena citato non mi ha mai fatto presagire questi gravi atti da parte sua, e ho giudicato per tanti anni questa sua canzone come molto divertente.

3 – La canzone “Vado al massimo” mi comunicava un’allegria indicibile

La canzone “Vado al massimo” del 1982 mi comunicava un’allegria indicibile, quando fino ad alcuni anni fa l’ascoltavo, e credo che l’incomunicabilità di questa sensazione gioiosa risiedesse nel fatto che il modo di cantarla di Vasco stimolasse nel mio cervello la Serotonina, il neurotrasmettitore del piacere.

4 – La canzone Sally contiene una frase molto evocativa

Ritengo che la canzone di Vasco Rossi “Sally” contenga una frase poetica molto evocativa, se presa singolarmente, e meno suggestiva se inserita nel contesto musicale del famoso pezzo interpretato anche da Fiorella Mannoia.

Tale frase dice:”Perchè la vita è un brivido che vola via! E’ tutto un equilibrio sopra la follia!”. Essa rimanda, a mio avviso, alla sensazione di unicità e/o fugacità dell’esistenza.

5 – L’ALBUM “STUPIDO HOTEL” MI FACEVA PERCEPIRE LO SPAZIO – TEMPO IN BASE ALLE MIE EMOZIONI

Quando, nel 2001, acquistai il cd dell’album “Stupido Hotel”, sia le immagini molto evocative dei luoghi fotografati nella sua copertina, sia la discreta poeticità musicale e testuale delle canzoni, mi facevano percepire la realtà spazio – temporale in base alle mie emozioni.

Era una sensazione stranissima, ma ormai per me e per i miei amici non più attuale!!

6 – LA CANZONE “UN SENSO” ILLUSTRA GOLIARDICAMENTE IL SENSO DI UNA STORIA D’AMORE

Penso che la canzone “Un senso” illustri goliardicamente il senso profondo di una storia d’amore importante, soprattutto nell’epoca attuale, assai nichilista e piena di gente insoddisfatta e priva di valori.

7 – LA CANZONE “C’E’ CHI DICE NO” ESPRIME IL DISSENSO PER LA RELIGIONE CON GRANDE REALISMO

La canzone di Vasco Rossi intitolata “C’è chi dice no” esprime a mio avviso il forte dissenso per la religione cattolica o di qualsiasi altro tipo, ma anche il grande realismo nell’accontentarsi della bellezza del nostro mondo terreno e del dono di vivere, più unico che raro.

CONCLUSIONE POST…

L’articolo sta terminando. Voglio porre un quesito a voi lettori.

Conoscete qualche nuovo album molto emozionante pubblicato da Vasco Rossi?

 

Perchè non mi soddisfano le versioni a fumetti (animati e non) dei film o telefilm

L’articolo parla della mia insoddisfazione nel vedere le versioni a fumetti cartacee ed animate di famosi film o telefilm originariamente girati con attori e riprese reali, e non  prodotti mediante computer o disegni come nel caso dei loro remake contenenti immagini statiche e/o  dinamiche.

Vedrò adesso di scendere un po’ più nei dettagli su questa tematica.

Il telefilm Walker Texas Ranger sarebbe noiosissimo senza sentire la voce spaccona del ranger protagonista

Credo che, se il celeberrimo telefilm Statunitense Walker Texas Ranger fosse un fumetto con illustrazioni statiche, esso sarebbe per me noiosissimo, perchè non potrei evitare di desiderare di sentire la voce spaccona del ranger Cordell Walker, ovviamente non riproducibile in qualcosa di cartaceo.

Sono convinto che, tale sensazione emotiva, dipenda da una zona dell’emisfero destro del mio cervello, anche se non mi viene in mente quale.

L’eventuale versione fumettistica animata del telefilm permetterebbe di risolvere in parte il  problema della voce non adatta, anche se l’immagine interattiva del personaggio non si abbinerebbe al suo timbro come quella reale della famosa serie tv.

Questa è un’altra sensazione emotiva profonda, legata probabilmente anche ad un profondo realismo sensoriale della mia psiche, e di conseguenza del cervello che la gestisce.

Il Conte di Montecristo diventa poco coinvolgente senza la suspense della versione originale

Il famosissimo film e telefilm “Il Conte di Montecristo” è diventato a mio avviso molto meno coinvolgente nella sua versione a fumetti perchè, la modifica di molti aspetti, è per me molto meno curata ed originale.

Sostengo tale tesi, non solo per gli elementi totalmente riprodotti ed irreali, ma anche per l’assenza di suspense che potrebbe secondo me essere dettata anche da eventuali remake cinematografici e televisivi.

Questa percezione delle riproduzioni quasi copiate o poco fedeli a quelle originali, dipende a mio parere da un forte desiderio di unicità intellettiva ed emotiva insito nel mio cervello, ed in quelli altrui.

Un’eventuale versione fumettistica animata tridimensionale forse sarebbe quasi psicoterapeutica

Penso che, un’eventuale versione fumettistica animata tridimensionale dei film o dei telefilm, pur essendo totalmente immaginaria, darebbe a mio parere un minimo senso di realtà a chi la dovesse guardare a causa della percezione visivo – interattiva con gli spettatori.

Essa sarebbe quindi quasi psicoterapeutica se intesa in questo senso.

Per concludere…

Il post è quasi concluso. Voglio porre adesso un quesito a voi lettori.

Credete che nel futuro potrà esistere un fumetto animato quadridimensionale, cioè in cui si trasmetteranno non solo le sensazioni visive di profondità tipiche dei Cubi e di tutti gli altri solidi 3D, ma anche profumi molto accattivanti che saranno oggetto del mondo della percezione del Sè?

5 opinioni soggettive sulla psicologia delle opere liriche di Giacomo Puccini

L’articolo illustra 5 opinioni personali, basate sull’emotività o su ragionamenti logici, che descrivono gli aspetti psicologici delle opere liriche di Giacomo Puccini.

Vedrò di elencarle tutte qui di seguito.

1 – La mia sensazione emotiva sulla differenza tra le opere di Giacomo Puccini e quelle di Giuseppe Verdi

Quando in passato ascoltavo le interpretazioni delle Opere Liriche del Maestro Giacomo Puccini e quelle dell’altrettanto illustre compositore Giuseppe Verdi, eseguite con grandissimo risultato da Andrea Bocelli e Luciano Pavarotti, le mie impressioni emotive sui due musicisti erano del tutto diverse.

La mia sensazione irrazionale era che, il creatore della Turandot, della Tosca e della Madame Butterfly, avesse messo davvero l’anima nel creare gli spartiti che permettevano di suonarle e cantarle, e che, invece, l’uomo che ha saputo concepire il Rigoletto trattasse più delle tematiche storiche e sociali molto noiose.

Si trattava appunto di emozioni, e non di logica, nè tanto meno di competenza musicale, dato che la realtà era invece un’altra!!

Ma allora da dove derivavano queste mie impressioni molto categoriche?

Io penso che la motivazione risiedesse nella mia attività di volontario sensibile ai temi della malattia mentale.

Durante quel periodo ero abituato a vivere intensamente il dolore interiore, e invece pronto a giudicare ogni cosa non parlasse di suicidio amoroso, Rigoletto compreso, e fosse sinonimo di apparente retorica politica, come troppo fredda ed imparziale.

2 – La composizione della Turandot era stata espletata grazie ad un’intelligenza musicale acquisita

Credo che, la composizione della Turandot, una delle più belle opere di Giacomo Puccini, fosse stata espletata grazie ad una intelligenza musicale così elevata da essere in gran parte stata acquisita dal cervello del geniale compositore.

Essa non consisteva a mio avviso in un prodotto cerebrale innato come la scrittura delle Sonate di Bach, Mozart e Beethoven, perchè tali melodie erano secondo me più “semplici” da gestire, se rapportate alla insuperabile perspicacia sbalorditiva di autori così innovativi, più dotati e precoci dell’italiano di Lucca.

3 – La Tosca suscita un senso di tristezza e potenza

Io ritengo che l’Opera Pucciniana denominata “Tosca” susciti una sensazione emotiva di estrema tristezza per la morte disperata, ed allo stesso tempo di grande potenza che si esplica nel coraggio di comunicare a tutti questo dramma.

Penso che, una impressione come questa sia abilmente gestita dal sistema limbico, ma che la tecnica che la fa scaturire sia legata ad una perfezione matematico – musicale molto ingegnosa, governata anche dalla neocorteccia.

4 – La Madame Butterfly presuppone doti vocali di soprano così valide da essere espletate pure dopo i traumi

Ritengo che, la Madame Butterfly sia un’opera molto impegnativa, fino al punto di presupporre delle doti vocali di soprano così valide ed elevate da essere espletabili anche dopo l’insorgere di traumi emotivi od handicap psichici molto importanti.

Penso quindi che, la Callas, avrebbe potuto cantare divinamente pure se avesse avuto casi di forti Depressioni o Sindromi Borderline o Psicotiche, a riprova che il proprio talento supera ogni pur grossa fatica di essere se stessi, anche nei casi in cui simili disagi creino delle Inibizioni Intellettive forti.

5 – Io non penso che l’ascolto delle Opere Liriche di Puccini sia sempre un buon antidepressivo

La mia opinione è che, non in tutti i casi, l’ascolto delle Opere Liriche di Giacomo Puccini sia un buon antidepressivo, come ho riscontrato in alcuni miei pazienti di quando facevo Volontariato.

Sono passati ormai alcuni anni, ma la condizione di quelle persone non è molto cambiata, e rivedendole davanti al supermercato io ho notato che rifiutano di sentire questi prodotti musicali alla radio, quando salgono in auto, perchè non placano loro la Depressione.

Conclusione…

Eccoci arrivati alla conclusione dell’articolo. Voglio porre un quesito a voi lettori.

La musica di Puccini vi rende molto più allegri, malgrado tratti tematiche tristi ma espresse con la potenza della voce dei Tenori e di altri tipi di cantanti lirici?

Marco Pantani: un campione molto sfortunato

Marco Pantani è stato un grande ciclista, campione soprattutto come scalatore.

Quando la strada saliva egli esprimeva tutta la sua prorompente forza, certamente anche aiutato dal suo fisico leggero ( appena 54 chili ), ma soprattutto dalla sua potenza nelle gambe a dalla sua tenace volontà anche nella sofferenza della fatica.

Quando qualcuno gli chiedeva come mai andasse così veloce in salita, egli rispondeva che lo faceva per superare al più presto possibile l’agonia.

Queste sue capacità gli hanno consentito di vincere moltissime gare caratterizzate da altimetria molto impegnativa, fra cui molte tappe di montagna sia al Giro d’Italia che al Tour de France.

Fino al 1998 non è mai riuscito a vincere una grande corsa a tappe sia per motivi tecnici, ma anche perchè gli sono capitati due gravi infortuni causati da eventi, che si possono che definire estremamente sfortunati.

Il primo infortunio è stato causato da un’autovettura, che l’ha investito fratturandogli sia la tibia che il perone della gamba sinistra. Si pensava che non sarebbe più potuto tornare a correre. Invece dopo un’anno è tornato a correre. Certamente non ha potuto esprimere tutte le sue potenzialità, dato che, dopo un infortunio, non è possibile avere uno stato di forma ad alti livelli.

Il secondo infortunio è avvenuto in corsa quando all’improvviso un gatto gli attraversava la strada e lo faceva cadere. Anche in quel caso ha dovuto assentarsi dalle competizioni per un certo periodo.

I motivi tecnici, che non gli hanno consentito fino ad un certo periodo di vincere una corsa a tappe, derivano dal fatto che ha avuto come avversari in periodi diversi due corridori, che riuscivano a superarlo nelle corse a tappe: lo spagnolo Indurain e lo statunitense Armstrong, anche se quest’ultimo, come si è scoperto dopo, vinceva i Tour in modo non corretto.

Entrambi questi corridori erano inferiori a Pantani nelle montagne, ma entrambi godevano delle eccessive presenze di tappe a cronometro, dove questi erano specialisti, mentre Pantani, con il suo fisico minuto e leggero perdeva nei loro confronti un tempo superiore a quello, che lui riusciva a conquistare nelle tappe di montagna.

L’anno del suo più grande trionfo è stato il 1998, quando vinse sia il Giro che il Tour nello stesso anno. Impresa questa che è riuscita solo a pochissimi fuoriclasse.

L’anno successivo Pantani partecipò ancora al Giro e si stava ripetendo l’impresa dell’anno precedente. Era in testa alla classifica con la maglia rosa ed aveva vinto in modo travolgente una durissima tappa di montagna.

La mattina del giorno successivo, a seguito di un’analisi del sangue, gli viene riscontrato un valore dell’ematocrito leggermente superiore a quello consentito ( 52 invece del 50 massimo consentito ). A quel punto viene interrotta la sua partecipazione al Giro, non per squalifica bensì per protezione precauzionale della sua salute.

Questo è stato l’episodio scatenante, che ha condizionato la sua vita, non solo sportiva ma anche personale.

Come mai una persona come Pantani, che ha dimostrato in tutta la sua vita di essere forte e di aver saputo reagire in modo determinato a tutte le sfortune e disavventure, che, nonostante abbia trovato degli avversari molto forti, trovava stimoli per riuscire a batterli con grande forza di volontà, ripeto come mai non ha saputo reagire e battersi per riemergere???

In un altro mio articolo ho scritto delle motivazioni, che spingono un ciclista ad affrontare le enormi fatiche di questo sport. Le motivazioni stanno nella volontà di misurarsi con gli avversari, ma soprattutto di misurarsi con se stessi.

Forse in Pantani risultava normale ed accettabile essere superato da un avversario o aver preso coscienza di qualche proprio limite. Tutto ciò tempra il carattere e sprona ad impegnarsi per fare meglio. Perdere una gara non inficia il  valore di un atleta e l’immagine collettiva dell’essere un campione sportivo e soprattutto umano.

Forse Pantani ha visto, in quella sua esclusione da in Giro che stava dominando, il crollo di tutta l’immagine che a suo modo di vedere, era riuscito a costruire con fatica ed abnegazione.

Forse vedeva, o immaginava di vedere, il crollo della fiducia nei suoi confronti e le perplessità della gente sulle sue effettiva capacità. A tale proposito vi è da ribadire che la sua esclusione dal Giro del 1999 non è dipesa da doping, per il quale è risultato negativo, bensì per tutela della sua salute.

Forse, nonostante quanto sopra detto, Pantani era consapevole che l’immaginario collettivo avrebbe creduto che le sue vittorie non sarebbero state ritenute limpide, come nella realtà erano.

Forse questi suoi pensieri hanno avuto come conseguenza la grave depressione che l’ha colpito.

Successivamente ha partecipato ad altre gare, ma non era più lo stesso Pantani.

Forse i pensieri di cui sopra, sommati agli insuccessi che seguirono, hanno accentuato la grave depressione facendolo precipitare in un profondo vortice, che l’hanno portato a quella fine drammatica e triste, che quel maledetto giorno non avremmo voluto sentire.

 

Perchè non sono appassionato ai fumetti animati di diabolik

L’articolo che sto iniziando a scrivere parla di un argomento apparentemente banale: la mia mancanza di passione nel vedere i fumetti animati di Diabolik.

Sembra un qualcosa di poco profondo ed importante, ma in realtà essa è un esempio calzante di Psicologia soggettiva, che cercherò di spiegarvi in termini il più possibile razionali ed oggettivi.

La voce di Diabolik è sempre stata immaginata da me con un timbro molto diverso da quello di Luca Ward 

Alcuni di voi ricorderanno un fumetto animato di qualche anno fa, in cui la voce di Diabolik era quella del doppiatore Luca Ward.

Ciascuno di voi si sarà fatto un’opinione positiva o negativa su questa versione interattiva del celebre fumetto italiano.

Io ho sempre immaginato la voce di Diabolik con un certo timbro, difficile da descrivervi oggettivamente, ma senz’altro diversissimo da quello di Luca Ward.

Una maniera per farvi capire in modo chiaro ed autoevidente tali caratteristiche sonore ci sarebbe: attraverso una mia imitazione perfetta delle stesse.

Peccato che le mie doti vocali siano estremamente scarse, ed ancora più carenti quando si tratta di usarle per emulare il timbro di quelle di persone diverse da me.

Di conseguenza, anche se riesco a raffigurarmi nella mente le caratteristiche del suono della parlata di Diabolik, non sono assolutamente in grado di imitarle.

Posso solo dirvi che, la rappresentazione mentale della voce del Genio del Crimine, evoca in me il piacere soggettivo dell’immaginazione, riportandomi a sensazioni molto belle che ho provato nell’adolescenza, cosa che non succede quando ascolto Luca Ward che doppia il Re del Terrore.

Le ricostruzioni ambientali animate sono per me molto poco fedeli alla mia opinione idealistica del fumetto

Io ho una visione idealistica degli ambienti immaginari delle storie di Diabolik, forse grazie anche al loro disegno in bianco e nero, che amplifica l’alone di mistero attorno alla figura del Re del Crimine ed ai luoghi bellissimi in cui egli opera.

Credo invece che, le ricostruzioni geografiche fatte in maniera interattiva od animata, siano poco fedeli a questa meraviglia emotiva, anche se essa è solo qualcosa di estremamente soggettivo, magari non condivisibile dagli altri lettori del famoso fumetto italiano.

Per concludere…

Il post è giunto alla sua conclusione. Voglio porre tre quesiti a voi lettori.

Credete che ci saranno in futuro dei doppiatori  di Diabolik abbastanza più giovani e quindi più azzeccati di Luca Ward?

Pensate che Eva Kant sia disegnata come una donna molto più bella nella versione in bianco e nero, o comunque cartacea, del fumetto?

Vi piace la Mappa Interattiva della città di Clerville, per me diversa e molto più accattivante rispetto alle altre riproduzioni ambientali che invece non apprezzo?

La lettura di Diabolik risulta sempre appagante in tutte le sue avventure?

Quest’articolo che ho pubblicato oggi pone un quesito particolare: la lettura di Diabolik risulta sempre appagante in tutti gli albi, malgrado il fumetto nero si sia perfezionato sempre più dal 1962 ad oggi?

Il rischio della sola condizione di parità tra Ginko e Diabolik

Certe volte mi sono chiesto: perchè in questo fumetto gli unici avversari che lottano alla pari siano sempre solo Ginko e Diabolik?

Se è vero che, indubbiamente, ci siano stati in passato altri criminali che potessero dare la sensazione a chi leggeva di arrivare ad eguagliare il Re del Crimine, è altrettanto vero che, simili individui immaginari, fossero solo in grado di copiarlo.

Costoro potevano avere un’astuzia estremamente grande ma che presentava delle lacune rispetto a quella del Genio del male e dell’ispettore.

Penso che una situazione del genere mi avesse lasciato molto insoddisfatto psicologicamente in passato, ed oggi dovrebbe senz’altro cambiare!!

Alcuni episodi hanno una pessima grafica

Alcuni episodi di Diabolik hanno a mio avviso una pessima grafica, come ho riscontrato anche in certe avventure degli anni ’80, ’90 ed anche successivi, ragion per cui ritengo che la mia insoddisfazione nel leggerli derivasse e derivi tuttora da una percezione psicologica degli ambienti poco moderna.

Alcuni tra gli altri episodi hanno una storia ben avvincente ma difficile per il lettore

Io ritengo che alcuni episodi abbiano una storia ben avvincente ed elaborata, ma così ingarbugliata e difficile da risultare noiosa per i lettori.

Ricordo che la mia sensazione psicologica era ed è tuttora abbastanza negativa perchè non mi suscitava e non mi suscita neanche adesso la soddisfazione intellettiva ed emotiva di leggere un avventura molto intrigante ma esposta in modo molto chiaro e comunicativo.

Certi altri episodi ancora hanno una storia avvincente ma non toccante come quelle riguardanti il passato di Diabolik

Tutti gli altri episodi di Diabolik hanno secondo me caratteristiche molto più positive di quelle esposte sopra, perchè attirano il lettore lasciandogli quasi il fiato in gola, anche se non come i film d’azione che sono invece quasi del tutto interattivi.

Penso però che la curiosità maggiore venga stimolata dalla lettura delle avventure che parlano del passato di Diabolik, perchè secondo me sono in grado di ricondurre ad una sensazione di mistero ancestrale che richiama irrazionalmente il fascino delle nostre origini, anche se molto più banali di quelle del fumetto nero.

Conclusione…

Il post è giunto alla conclusione. Voglio porre un quesito a voi lettori.

Credete che ci siano delle somiglianze tra quanto esposto da me e le vostre sensazioni psicologiche derivate dalla lettura di altri eroi positivi o negativi?

Psicologia delle mogli tifose di calcio

L’articolo di oggi parla della Psicologia delle tifose di calcio, in particolare di una categoria specifica delle donne che seguono la partita: le mogli.

Si tratta però di femmine che in un modo o nell’altro sono più o meno appassionate di calcio, e per questo le definisco “tifose”.

Le mogli sono a mio avviso stimolate dal marito a seguire il calcio per non stare a casa sole

Io credo che, molte mogli di appassionati di calcio, siano talmente spaventate dall’assenza dei mariti da voler seguire le partite di Campionato o dei Mondiali per non restare a casa da sole.

Penso che, tale meccanismo di adesione alle regole dei loro partners per avere i baci e la compagnia, dipenda da una abilità introspettiva e cognitiva molto buona ed equilibrata, e non dalla semplice dipendenza dal proprio uomo, come avveniva per alcune donne del passato.

Ritengo quindi che, qualcosa nel cervello delle trentenni o quarantenni moderne sia cambiato, anche se non so fare un’ipotesi neurologica convincente.

Opinioni personali sul tifo delle mogli quarantenni e quello delle mogli giovani adulte

Penso che, la differenza tra le mogli quarantenni e quelle giovani adulte, consista nella diversa modalità di tifo, molto più sobrio nelle prime, e invece molto più originale ed anticonformista nelle seconde.

Sento di poter affermare che, solo apparentemente il modo di seguire il Milan, l’Inter o la Juventus da parte di quelle più giovani sia sbarazzino e poco misurato, ed è a mio avviso meno contenuto per quanto riguarda la maggiore indipendenza mentale rispetto agli schemi del compagno, ma non  più sballato o sregolato.

Sono della folle idea che, comunque, il tifo di entrambe le generazioni di donne sposate sia basato su una abilità di comprensione calcistica abbastanza buona, ma che, in quelle più nuove sia addirittura più assennato e ragionato di quello dei mariti.

Idee soggettive sul tifo delle mogli e quello delle donne single o solo fidanzate

La differenza tra il tifo delle donne sposate, sia più in erba che mature, e quello delle coetanee single o fidanzate, deriva per me  dalla mancanza di paura della gestione dei figli quasi piccoli.

Essa si tramuta a mio avviso nello stimolare le doti di gestione dei timori dei bambini (non di loro stesse) nei confronti del calcio se parliamo delle esponenti della prima categoria femminile menzionata.

Penso che invece le esponenti della seconda tipologia abbiano l’ovvia assenza di un istinto materno.

Ritengo che comunque a livello emotivo e fantasmatico costoro siano turbate dal pensiero che, se fossero state ipoteticamente delle madri, sarebbero state anche loro in una condizione difficile portando i figli allo stadio.

Conclusione…

Il post è giunto al termine. Voglio porre tre quesiti a voi lettori (anzi, più propriamente a voi lettrici).

Avete portato allo stadio i vostri figli quasi piccoli, oppure quelli in tenera età, pentendovi di questa scelta?

L’avete fatto perchè siete tifose accanite o solo per accompagnare la vostra famiglia?

I vostri genitori hanno fatto cose del genere con voi?