Archivi per la categoria ‘Psicologia generale’

La differenza tra uomini e donne: 5 idee personali originali

Oggi sono tornato a casa prima.

Giunto davanti alla porta della cucina ho visto davanti a me la ragazza con la quale sono fidanzato da 4 anni.

Mi sono avvicinato a lei, le ho dato un primo bacio, sulla bocca, e poi un secondo, sui suoi foltissimi capelli neri.

Dopo alcuni secondi io ho iniziato ad immaginare nella mia testa le grandi diversità che ci sono tra la mente degli uomini e quella delle donne.

Nel frattempo la mia fidanzata ha cominciato a chiacchierare parlandomi di quello che aveva fatto prima del mio arrivo, ma io non ho seguito con attenzione il suo discorso.

Questa mia disattenzione si è protratta per almeno 10 minuti, così come la discussione un po’ frivola della mia ragazza.

Poi, all’improvviso, la donna con cui sono fidanzato da 4 anni ha fatto un’affermazione strana, ma allo stesso tempo molto evocativa.

La frase che lei ha detto è stata:”Perchè noi donne non siamo come voi?”.

Tale affermazione mi è apparsa strana perchè apparentemente antifemminista e poco egualitaria.

Essa però è risuonata nella mia mente come decisamente evocativa in quanto sinonimo dell’inquietudine femminile, il simbolo dell’unicità del gentil sesso.

ULTIME CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE

In questo articolo voglio quindi esporre con chiarezza 5 idee personali originali in merito alle differenze psicologiche tra i 2 sessi.

Io lo farò cercando a tutti i costi di non trarre conclusioni che denotino una disparità od uno squilibrio della donna rispetto all’uomo.

Nei prossimi paragrafi scenderò però più nei dettagli delle opinioni personali originali citate nella frase antecedente a quella precedente alla presente.

5 IDEE PERSONALI ORIGINALI

1 – Gli uomini vogliono nascondere la loro cripticità mentre le donne no

Io credo che gli uomini provino un senso di rigetto per molti aspetti del loro mondo interiore.

Penso che lo provino a maggior ragione nel caso in cui  queste caratteristiche siano decisamente criptiche e/o contorte a livello logico ed emotivo.

Tale repulsione si differenzia a mio avviso in modo netto dagli atteggiamenti femminili.

Sostengo la tesi che propugna tale diversità perchè sono convinto che le donne siano molto più libere e spigliate di fronte ai loro aspetti più strani.

Uso il termine “strani” in modo letterale, non metaforico ed eccessivo, in quanto credo che esso delinei aspetti molto morbosi, anche se non patologici, di entrambi i sessi.

2 – Un’abilità cognitiva con due origini molto diverse

L’abilità di pianificazione dell’attività domestica è a mio parere razionale nei maschi ed istintiva nelle femmine.

Essa si sviluppa secondo me negli uomini dopo i 30 anni, e nelle donne prima dei 20 anni.

La sua razionalità si manifesta a mio modesto avviso nel dover pensare e pianificare ogni minimo dettaglio delle pulizie o del cucinare.

Penso proprio che tale logicità sia molto rapida mentalmente e manualmente, guidando in modo precisissimo persino ogni movimento delle braccia e delle mani.

Credo comunque che questa razionalità sia più lenta di quella femminile che, in quanto istintiva, è più automatica, ed allo stesso tempo però molto spontanea ed ambita dal gentil sesso.

Non intendo dire con ciò che le donne svolgano i “mestieri” domestici per passione, ma che siano dotate di un’estrema scrupolosità che fa aver loro una motivazione assolutamente impossibile per gli uomini.

Parlo ovviamente di una motivazione intesa come fare ciò in cui si crede con costanza psicologica seppur non con piacere.

Non uso questo termine come sinonimo di “causa” o “motivo” per compiere delle scelte che avranno degli effetti.

3 – Due cervelli con leggi fisico – quantistiche differenti

Il cervello maschile e quello femminile: quale miglior modo per considerarli differenti, pur accettandone un’uguaglianza fisico – matematica di fondo, dell’idea del Cervello Quantistico?

Eppure io credo che la stessa “uniformità” Quantistica di due strutture comunque molto diverse sia un’idea sbagliata.

Penso che il cervello femminile non abbia una base di questo tipo, perchè sono dell’idea che la sua quantisticità si basi su equazioni matematiche e leggi fisiche non ancora scoperte.

Credo che, tali entità logico – formali e materiali, non si basino sul Cervello Quantistico, ma su una quantizzazione così potente da costituire solo una minima parte della materia grigia.

Tale soluzione consentirebbe all’organo più importante del nostro organismo di consumare meno energia.

Non si tratta però dell’usare solo il 10 % delle proprie abilità, ma della riduzione delle cose più complesse a certe aree per impegnare tutte le altre su compiti difficilissimi ma non troppo astratti.

4 – 2 diversi meccanismi Super – Egoici alla base della sessualità

La sessualità era ed è uno dei concetti cardine della Psicoanalisi Freudiana, non l’idea principale come aveva erroneamente interpretato Carl Gustav Jung.

Il Super – Io era ed è anch’essa un’altra idea fondamentale di tale scuola di pensiero classica, e talvolta si manifesta in modo eccessivo anche, ma non solo, come risposta agli aspetti erotici.

Io credo che alla base della sessualità maschile e femminile ci siano 2 diversi meccanismi Super – Egoici, cioè basati sul Super – Io.

Penso però anche alla difficoltà causata dal parlare di qualcosa per categoria, e non per singolo individuo, in questo caso per una sola delle due categorie di generi sessuali presenti nell’essere umano.

In questo contesto mi riferisco ovviamente all’uomo e alla donna.

Capisco però subito che tale difficoltà non è per nulla sufficiente a far sì che le mie considerazioni vengano meno, anche perchè io faccio sì un discorso generale, ma nel rispetto della soggettività.

Credo che gli uomini abbiano una concezione del Super – Io che li porta ad accettare un’immagine di una foto o di un video di se stessi nudi dopo aver fatto sesso anche nel caso siano brutti e per nulla attraenti.

Per loro il vergognarsi è invece a mio avviso una mera forma estremamente timida non accettabile dalla loro eccessività morale.

Io penso invece che le donne non amino tutto ciò, e ritengo che il loro Super – Io faccia loro rifiutare ogni pubblicizzazione della nudità post – erotica.

5 – Due concezioni morali del dovere distinte ma non discordi

Sono molto convinto della distinzione tra la concezione morale del dovere femminile e quella maschile.

Uso il termine “distinzione” per distinguerlo dalla parola “discordanza”.

Credo che le donne pensino all’obbligo di lavorare come una sorta di occasione per preservare una femminilità creativa capace di migliorare il mondo dei bambini nel futuro.

Sono convinto invece che gli uomini ritengano il dovere come un’occasione per impegnare la mente con la soddisfazione di aver fatto qualcosa di momentaneamente proficuo.

Questo qualcosa secondo me  però nella loro mente farà scaturire l’idea di necessità utilissima del lavoro breve che si ripercuoterà persino nel lungo tempo.

Entrambe i punti di vista comunque convergono a mio modesto parere in uno unitario molto lineare.

Queste due visioni morali che si accordano creandone una più fondamentale e generale sono quindi distinte tra loro ma ovviamente non discordi.

PER CONCLUDERE…

L’articolo sta per volgere al suo termine. Voglio porvi due quesiti.

Pensate che le donne di colore facciano più fatica ad ottenere diritti di quelle di pelle bianca pur se inserite in contesti certamente migliori e molto più avvantaggiati di quelli del gentil sesso arabo?

Lascereste lavorare vostra moglie in una miniera oppure tutto ciò vi desterebbe preoccupazione per la sua incolumità?

Alcune opinioni personali sulla psicologia del selfie alle scarpe

Quest’articolo di oggi tratta alcune opinioni personali della Psicologia di un tipo particolare, quanto diffuso, di autoscatto: quello alle scarpe.

Analizziamo qui di seguito quanto detto più nei dettagli:

3 opinioni sulla differenza tra l’autoscatto alle scarpe maschile e quello femminile

Io credo che il selfie alle scarpe femminile non sia di cattivo gusto, così come non lo sia quello maschile, tranne nei casi in cui vengano ripresi infradito e sandali, che giudico positivi solo nel caso delle ragazze (anche a livello psico – estetico).

Credo anche che, il selfie femminile, richiami una voglia inconsapevole di elaborare un mondo soggettivo molto ricco, anche a livello fantasmatico, da condividere con le proprie amiche, cosa meno frequente secondo me nei maschi.

Sono pure convinto della diversa manifestazione del piacere femminile di fotografarsi le scarpe rispetto a quello maschile, molto più giocoso nelle prime e invece più esibizionista (non però a livello patologico) nei secondi.

Il selfie alle scarpe come equilibrata valvola di sfogo contro la repressione sessuale femminile

Io credo che, il selfie alle scarpe, sia un sistema femminile per esprimere in modo equilibrato la propria sensualità, dato che l’attrazione sessuale delle ragazze viene solitamente repressa da loro stesse per non apparire scabrose o per vergogna e/o timidezza.

Questa modalità è senz’altro indiretta, ma a mio avviso molto appagante per i maschi che vedono scarpe fashion ed alla moda.

Il selfie alle scarpe fa davvero divertire e/o essere se stessi?

Penso che il selfie alle scarpe faccia divertire e/o essere se stessi solo quando non sfoci in modalità di voler apparire a tutti i costi come le star dello spettacolo, come ad esempio si fa anche verso certe cantanti od attrici molto giovani e famose.

Credo che, però, questa regola non valga nei casi in cui la passione di voler somigliare a queste vip adolescenti o ventenni sia spontanea e legata al piacere di divertirsi senza apparire, indossando e fotografando le scarpe simili a tali ragazze per il gusto di essere fashion.

Selfie alle scarpe e preadolescenza

Io penso che, il selfie alle scarpe, sia molto negativo in preadolescenza, perchè ritengo che violi la privacy di fanciulle e fanciulli molto in erba ed ancora fragili psicologicamente.

Conclusione…

Il post sta terminando. Voglio porre un quesito a voi lettori.

Avete mai sentito qualcuno che si fa l’autoscatto in ufficio oppure in altri posti di lavoro non legati allo spettacolo?

8 opinioni personali sulla psicologia del sorriso forzato

Quest’articolo di oggi illustra 8 opinioni personali sulla Psicologia del sorriso forzato.

Vediamole qui di seguito nei dettagli:

1- Il sorriso forzato può essere un’espressione spontanea della propria fragilità:

Sono dell’idea che, il sorriso forzato possa essere un’espressione spontanea della propria fragilità, se rivela il piacere personale dell’apparire, anche nei propri aspetti più goffi ed insicuri, ma che esprimono il desiderio di mostrare che non si sta a proprio agio e che si dovrebbe migliorare.

2- Il sorriso forzato può però anche essere un qualcosa di così goffo da non far sentire di essere se stessi:

Credo invece che, quando l’essere goffi si traduca nella sensazione di non essere a proprio agio, ma tale rivelazione si esplichi nella sua non ammissione, o nel suo rifiuto totale, il sorriso appaia forzato come quello descritto nel primo punto.

Penso che, però, esso faccia trasparire la voglia di essere via da tutti per non ammettere il desiderio di essere aiutati e migliorare, e si voglia apparire solo spavaldi e pienamente sicuri di sè.

3- Il sorriso forzato può denotare una certa lentezza mentale nell’afferrare i concetti logici dei discorsi altrui:

Io sono convinto che, il sorriso forzato possa denotare una certa lentezza mentale nell’afferrare i concetti logici dei discorsi altrui, se espletato dopo che chi dice una frase arrivi a chiedere il consenso dell’interlocutore.

Credo che, se questi risponda con affermazioni a monosillabi, che portano il capo ufficio o l’insegnante a guardarlo con uno sguardo allegro di incoraggiamento, egli provi una sensazione di imbarazzo e confusione mentale da trovare difficoltà a gestire le espressioni del volto.

4- Il sorriso forzato può essere in certi casi seducente:

Io sono della folle idea che, in certi casi, quando una donna od un uomo sorridano forzatamente, la persona del sesso opposto possa giudicare come seducente questa espressione di imbarazzo, anche quando sia in realtà sintomo di un non mettersi in gioco e di un apparire a tutti i costi “perfetti”.

5- Il non essere se stessi e l’essere goffi sorridendo possono apparire attraenti a chi è nella stessa condizione psicologica:

Voglio adesso esporvi una situazione molto più verosimile di quella esposta nel punto precedente.

Penso che, anche nel caso in cui non si sia se stessi  sorridendo, e la goffaggine venga negata e non ammessa, un soggetto di sesso opposto nella stessa condizione psicologica di chi non è a proprio agio trovi attraente tale insicurezza, perchè richiama molto  la sua.

6-  Il sorriso forzato è secondo me legato a processi cerebrali quantistici di un certo tipo:

Io ritengo che, il sorriso forzato, sia legato a processi cerebrali quantistici di un certo tipo, basati su un metalinguaggio diverso dal linguaggio più spontaneo e/od oggettivo di chi non ha tali insicurezza.

Sono di quest’idea perchè penso che il livello della comunicazione di chi sorrida forzatamente sia in molti casi, ma non in tutti, espressione di una fatica a comunicare, che può essere migliorata solo ammettendo senza vergognarsi di essere goffi.

7-  Il sorriso forzato non ha sempre a mio modesto avviso un’origine etologica:

Io credo che, chi sorrida forzatamente, sia in tale condizione non sempre per cause che hanno una spiegazione etologica, ma che i motivi possano essere ricercati anche a livello Psicoanalitico e Cognitivo.

8- Essere baciati da una ragazza con questa difficoltà aiuta secondo me a rilassare i muscoli facciali del sorriso:

Ho letto tanto tempo fa che un bacio lungo ed appassionato aiuti enormemente ad avere una postura del viso molto tranquilla, poichè i muscoli facciali vengono rilassati da questa tenerezza.

Credo che, anche nel caso di chi ha evidenti difficoltà a sorridere spontaneamente, il valore di una tenerezza come questa sconfigga la tensione del proprio volto.

Conclusione…

Il post è giunto al termine. Voglio porre un quesito a voi lettori.

Credete ci possa essere una cura per chi prova estremo disagio a sorridere forzatamente?

4 opinioni sulle diversità psicologiche dei tatuaggi tra le quattro ultime generazioni di giovani

Quest’articolo di oggi tratta le differenze cognitive, comportamentali e psico – sociali della moda dei tatuaggi facendo confronti tra le ultime quattro generazioni di giovani.

Per ogni sottotitolo si parte perciò dagli anni ’80 e si arriva agli attuali anni ’10 del Terzo millennio.

1-  Ritengo che i tatuaggi siano diventati man mano sempre meno dei prodotti creativi: 

Io sono convinto che la creatività nel fare i tatuaggi fosse una dote molto raffinata quanto innovativa negli anni ’80 (grazie alla  vastissima diffusione in Italia di professionisti del settore),  mentre credo che negli anni ’90 l’estro nell’eseguire questi disegni del tutto artistici fosse ormai molto accessibile e consolidato.

Parliamo adesso della creatività sempre più bassa negli anni zero del millennio attuale.

Io sono dell’idea che, in tale decennio, la simulazione dei tatuaggi su una copia virtuale di un manichino o del proprio corpo, fosse diventata uno strumento solo apparentemente innovativo.

Sostengo questa tesi perchè credo che la fantasia raggiunta mediante tali programmi avesse diminuito l’inventiva e la professionalità dei tatuatori, costretti ad eseguire disegni copiati dai modelli informatici, che comunque non erano più belli di quelli fatti dai professionisti.

Il periodo attuale, cioè gli anni ’10 è costellato dalle primissime stampanti 3D per creare ed incidere tatuaggi, ma io penso che ciò, pur essendo un sistema creativo alternativo, non sia realmente innovativo per quanto riguarda l’elaborazione di disegni più belli di quelli degli anni ’80.

Certo, l’arte del tatuare migliora sempre, ma la bellezza artistica delle forme riprodotte sul corpo, sia fatte manualmente che mediante la tecnologia rivoluzionaria delle stampanti 3D, rimane secondo me invariata, non portando ad inaugurare un nuovo filone artistico che rompa con il passato.

2-  Credo che il tatuarsi sia diventato un qualcosa di sempre più legato alla ricerca dell’identità:

Io credo che il tatuarsi sia diventato un qualcosa di sempre più legato alla ricerca dell’identità, perchè credo che ormai viviamo in una società Borderline, nella quale molta gente non riesce a trovare realmente se stessa, credendo di raggiungere un equilibrio mediante il tatuarsi.

Tale soddisfazione psicologica è però secondo me momentanea, poichè non appena diventa stantia e poco gratificante, il soggetto malato ricade nel nichilismo e nell’infelicità.

Negli anni ’80 si riusciva a mio avviso a trovare quasi subito il piacere immenso nel tatuarsi perchè ci si accontentava di quella che era comunque diventata un’attività eseguita da professionisti, mentre negli anni ’90 cominciavano le prime insoddisfazioni, comunque molto contenute.

Nel decennio precedente all’attuale si manifestavano le prime avvisaglie della crisi economica, che amplificavano l’inquietudine degli anni ’90, non legata al tema del lavoro, ma della noia esistenziale che si sentiva pur avendo tutto, non solo dei semplici tatuaggi.

3-  Rifletto sul sempre minore o maggiore narcisismo di alcune categorie di individui fra quelle dei tatuati:

Io penso che, comunque, lo smarrimento di se stessi non si traduca sempre in una ricerca affannosa del narcisismo per sublimare l’insoddisfazione, e che certi individui vivano senza una identificazione in qualcosa, pur non cadendo nel voler mitizzare a tutti i costi la loro personalità.

Negli anni attuali invece ci sono secondo me dei soggetti che hanno atteggiamenti pienamente in linea con la nostra epoca dell’apparire.

Forse nei tre decenni precedenti a questo esisteva solo (quasi) la prima categoria di soggetti, per motivi però non unicamente legati alla ricerca dell’identità come adesso, mentre i pochi esibizionisti che si facevano tatuare venivano quasi isolati o derisi.

4-  Penso alla sempre maggiore dote autocritica nel cercare di mostrare i tatuaggi con equilibrio:

La maggiore autocritica non si riferisce a mio avviso alla diminuzione del narcisismo, nè al cercare di attenuare l’affanno della ricerca dell’identità , ma alla grande passione nel cogliere il lato positivo anche nella freddezza della vita odierna (solitaria anche per chi ha già trovato il proprio posto nel mondo).

Non spaventatevi, io non voglio comunque dire che le tre generazioni precedenti fossero meno sane e riflessive, ma che la loro autocritica fosse meno evidente a causa del maggiore calore umano nelle relazioni sociali.

Non bisogna dimenticare che nei paesi del Meridione la gente stava nelle piazzette molto più che adesso, ragion per cui mostrare il proprio corpo tatuato era qualcosa di abbastanza meno giudicato di adesso, anche se ora c’è forse molto più materialismo.

Conclusione…

Il post è giunto alla conclusione. Voglio porre tre quesiti a voi lettori.

Qual’è la posizione del corpo che più vi imbarazzerebbe mostrare se tatuata?  Siete felici o sereni dopo che vi tatuate? Vorreste che i vostri figli avessero dei tatuaggi?

5 idee soggettive sulla psicologia dell’eroismo

L’articolo che sto iniziando a scrivere parla di un aspetto un po’ insolito, nonchè ritenuto impossibile da alcuni nel mondo d’oggi: l’eroismo.

Io intendo trattare una simile tematica solo in merito alla sua psicologia, ed a cinque idee personali su di essa che adesso vi illustrerò.

1. Forse gli eroi hanno poche inibizioni interiori ed esteriori:

Io credo che gli eroi forse abbiano pochissime inibizioni interiori ed esteriori, perchè se ne avessero tante e fossero chiusi nella paura irrisolta della relazione con gli altri, non avrebbero il coraggio di mostrare se stessi come altruisti a causa dell’incapacità di comunicare.

Questo è un aspetto molto interessante: ci sono eroi che non riescono a mostrarsi tali solo a causa della loro timidezza oppure oltre alla poca disinvoltura sociale c’è un lato anche molto pavido, o comunque non troppo coraggioso?

Non ho una risposta per questo dilemma, ma solo la conferma della sua incertezza.

2. Gli eroi hanno molte donne?

Io penso ad uomini come Salvo D’Acquisto che, malgrado il grande fegato nel mettersi in gioco, e l’altruismo da grande eroe disposto ad aiutare gli altri a costo della propria vita, forse non aveva una compagna degna di lui al suo fianco, e forse nemmeno tante donne semplici che lo ammiravano.

Ritengo quindi che, l’essere corteggiato in modo molto assiduo dal sesso femminile, dipenda dalle condizioni culturali e sociali, nonchè dalla tendenza del singolo individuo ad apparire involontariamente un super uomo, anche se è pervaso dall’umiltà.

3. Gli eroi come si rapportano alle loro madri?

Io ritengo che la stragrande maggioranza degli eroi non viva, neanche in adolescenza, un Complesso Edipico Positivo o Negativo nei confronti delle proprie madri, e che quindi in quel periodo non le amino nè le odino eccessivamente.

Credo però che questi individui siano stati educati dalle donne che li hanno messi al mondo come dei soggetti rispettosi degli altri, e con una buona forza d’animo.

4. Ci sono più eroi od eroine?

Io penso che, considerando il grande numero di donne che ormai pilotano gli aerei, a qualcuno possa sembrare che molti atti coraggiosi siano compiuti maggiormente dalle donne.

Io non ho delle statistiche, però credo che, ragionando ad occhio, il numero degli uomini che compiono atti memorabili ed altruistici sia superiore, non perchè le ragazze siano solitamente più pavide, ma a causa della loro discriminazione da parte dei maschilisti.

5. Gli eroi hanno altre doti del tutto normali: 

Io credo (quindi è un parere del tutto soggettivo) che, la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne che compiono atti straordinari, abbia poi una vita sociale ed affettiva molto nella norma, nonchè un’intelligenza non sempre geniale.

Ritengo che, nel caso di molti piloti, anche se non ci sia genialità, ci sia comunque una capacità tecnica superiore alla media, od addirittura leggermente al di fuori dell’ordinario.

Conclusione…

Il post sta terminando. Voglio porre due quesiti a voi lettori.

Credete che il primo uomo che con il suo aereo ha superato la barriera del suono sia da ritenere ancora oggi un eroe?

Secondo voi chi era l’uomo più coraggioso del Medioevo?

Alcune idee personali sugli aspetti psicologici dell’uso del piercing

Il presente articolo parla degli aspetti psicologici di una moda ritenuta erroneamente come recente, vista la sua origine dai neri che l’avevano diffusa tra di loro moltissimo tempo fa: il piercing.

1. Io penso che il piercing sia una moda non narcisista:

Credo che il piercing sia una moda non narcisista, e che si basi, malgrado a me non piaccia averlo, su una sana voglia di mostrare il proprio corpo con i suoi aspetti positivi, e non sempre con quelli ritenuti negativi a causa del presunto materialismo nell’amare il proprio aspetto fisico.

2. Credo che il piercing stimoli l’attrazione verso certi uomini o donne:

Sono convinto che il piercing stimoli l’attrazione sessuale verso certi uomini o donne da parte degli esponenti dei rispettivi sessi opposti.

Credo che ciò abbia una spiegazione non solo etologica, ma anche più prettamente Psicoanalitica.

3. Sono convinto che il piercing stia bene a certe giovani madri:

Alcune giovani madri di famiglia che portano il piercing hanno uno stile così disinvolto nell’averlo addosso che mi spingono a ritenere in modo molto convinto che stiano veramente bene esteticamente.

Credo che una interazione tra Psicologia e Filosofia dell’Arte potrà spiegare in futuro un aspetto così singolare (se non l’ha già fatto).

4. Gli psicologi con il piercing:

Io ho visto in diverse occasioni alcuni Psicologi con il piercing.

Penso che il loro desiderio di mostrarsi con un anello al naso non sia forse legato ad un esibizionismo sfrenato.

Sono convinto che essi riescano a portarlo con classe sia a livello fisico che dal punto di vista di un atteggiamento di benessere interiore, ma comunque osservabile dagli altri.

5. Piercing e bruttezza:

Io sono della folle idea che, il piercing, se portato in modo assennato e non narcisista, riesca a dare risalto estetico anche ai cosiddetti brutti, che siano maschi o femmine.

Credo che anche un simile aspetto possa essere molto bello da esplorare a livello psicologico, ammesso e non concesso che qualche studioso non l’abbia già fatto.

Conclusione…

Il post è finito. Voglio porre tre quesiti a voi lettori.

Credete che gli Emo portassero il piercing con classe e disinvoltura?

Che cosa fareste se vostro figlio, o vostro nipote, se siete nonni, si facesse un anello al naso od in qualsiasi altra parte del corpo?

Credete che tale moda prima o poi si estinguerà definitivamente?