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Perchè la vostra voce interiore vi sembra orribile? Ecco 5 opinioni soggettive!

Noi esseri umani abbiamo due tipi di voce.

Essi sono molto diversi tra loro.

Il primo tipo è quella che si manifesta nel parlare ad alta voce con gli altri.

La seconda tipologia è invece più intima e celata, ed è legata alla nostra interiorità e/o spiritualità, o meglio, al “parlare” in forma frivola o profonda con noi stessi.

E’ proprio la voce che tutti percepiscono in modo mentale ed astratto. Sicuramente pure voi lettori la “sentite” psichicamente con lo stesso timbro di quella parlata.

Le parole e le emozioni pensate hanno infatti un suono interiore.

Sorge spontanea una domanda, che si può evincere già dal titolo.

Perchè la nostra voce interiore ci sembra ad alcuni di noi (intendo dire “noi esseri umani”) orribile?

Qual’è la ragione che ce la fa sentire tale pur se meno di quella esteriore che tutti gli altri ovviamente sentono quando discutiamo con loro?

Non si tratta a mio avviso di una Psicopatologia  definibile come tale dal D.S.M. (per la verità non mi sono neanche informato in merito a tale questione!).

Essa può però diventare secondo me un’incredibile forma di disagio se sussistono in modo persistente nel soggetto altre gravissime forme di malattia mentale.

ALTRE CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE

La foto di questo post sembra apparentemente tratta proprio da una serie horror straniera.

In realtà essa è stata scattata alla Metropolitan Opera House nell’anno 2008.

Io sono pienamente convinto della buona fede dei registi horror nel non stimolare perversioni e frustrazione legate al sentirsi brutti.

Penso però che, persone molto sensibili possano venire condizionati ugualmente in modo negativo da simili persone senza che queste ne abbiano volontariamente colpa.

Tali condizionamenti si ripercuotono a mio avviso anche sulla percezione della bruttezza della loro voce interiore.

Quali sono però le cause specifiche di una siffatta percezione negativa, aldilà di quelle generiche già menzionate?

Vi esporrò nei prossimi paragrafi il mio parere in 5 punti basati per lo più su opinioni soggettive.

5 MIE OPINIONI SOGGETTIVE

1 – L’origine di questa sensazione è una fortissima svalutazione di sè 

Credo che l’origine di una sensazione vissuta così dolorosamente come quella di sentire strana, patologica ed orribile la propria voce interiore sia dovuta ad una fortissima disistima di se stessi.

Tale disistima è chiaramente causata, almeno secondo il mio parere, da una straordinaria e gravissima anomalia psichica.

2 – Eventuali traumi infantili possono sussistere anche senza una grande disistima

Io credo fermamente che i traumi infantili così conclamati da far sentire la propria voce orribile possano in certi casi non essere legati a questioni di disistima, ma al rifiuto di ricordare cose dolorose.

Queste cose dolorose non fanno quindi a mio avviso sentire tesi e svalutati, ma diventano qualcosa di patologico pur senza causare un’ansia che arrivi a compromettere le capacità lavorative e la vita sociale.

Forse però tali sofferenze rammentate hanno una gravità ed una contorsione patologica anche maggiore della disistima.

Ricordo infatti a voi lettori che il successo sociale e professionale, e lo stare bene in situazioni di fortissimo stress, non impediscono la fortissima sofferenza provata nel rammentare qualcosa che si era rimosso.

Io penso quindi che, i soggetti con tali caratteristiche, abbiano quasi sempre un forte amore per la propria favella.

Un amore che non sussiste  a mio avviso nei casi in cui la voce rievochi ad esempio i propri vent’anni di età spesi a riscoprire grosse violenze infantili del padre accorgendosi della sua straordinaria malignità.

Questi aspetti si ripercuotono a mio parere anche sulla percezione momentanea della voce interiore.

3 – Un timbro di voce del proprio padre molto diverso da quelli comuni potrebbe causare imbarazzo

La voce di vostro padre vi sembra orribile in quanto caratterizzata da un timbro assolutamente originale e così fuori dal normale da non trovarsi per niente in giro?

Credete ciò perchè percepite una stranezza emotiva nella sua favella che potrebbe ricondurre ad un’ansia incontrollabile o a problemi psichici ancora più accentuati?

Io credo che, se sussistono le due sensazioni appena descritte voi, come del resto anch’io e moltissima altra gente, possiate avere delle situazioni di grave imbarazzo sociale.

Tale imbarazzo potrebbe per me manifestarsi soprattutto se siete maggiorenni e l’uomo che vi ha messo al mondo vi chiama, facendovi vergognare davanti ai vostri amici.

Questa vergogna si ripercuote a mio parere sulla percezione sia della vostra voce esteriore che di quella interiore.

4 – Alcuni soggetti Bipolari o Borderline potrebbero rifiutare la loro interiorità in quanto molto vaga

Credo che alcune persone affette da Disturbo Bipolare o Sindrome Borderline sentano orribile la loro voce interiore a causa di un motivo molto particolare.

Esse sono a mio avviso spinte da una sorta di pragmatismo psicopatologico che le porta a rifiutare il carattere molto vago della loro interiorità.

5 – Certi nevrotici lievi potrebbero rifiutare ogni cura dando colpa della loro disistima agli Psichiatri

Alcuni nevrotici lievi potrebbero secondo me rifiutare ogni percorso di cura.

Potrebbero a mio parere dare la colpa del loro percepire la propria voce come brutta per la colpa vera o presunta degli Psichiatri di averli umiliati o frustrati in passato con farmaci e riabilitazioni.

Io credo che, di conseguenza, tali soggetti, dopo aver rifiutato ogni cura medica o rieducativa, potrebbero chiudersi ancor più in se stessi e sentirsi mortificati per il proprio brutto timbro vocale.

Questa è a mio avviso la ragion per cui proietterebbero simili frustrazioni anche nel loro parlato interiore.

Queste persone hanno comunque una nevrosi lieve, e secondo me la loro grande forza d’animo può aiutarli ad uscire definitivamente dal tunnel vizioso della disistima, compresa quella legata al timbro vocale.

CONCLUSIONE

Il post è giunto purtroppo alla fine. Desidero fare due domande a voi lettori.

Avete mai provato da giovani un’emozione molto più serena e felice di quella legata alla vostra “brutta” voce che fosse capace di farla sublimare positivamente anche ad alcuni individui con gravi problemi?

La vostra intonazione nel parlare è oggettivamente calma e pacata oppure rischia di essere effettivamente ansiogena per chi vi ascolta?

Computational Loop Quantum Gravity e Psicopatologia: un connubio possibile? (1° parte)

Ogni tanto penso al delicatissimo tema della malattia mentale. La mia attenzione si focalizza soprattutto sul rapporto tra la follia e l’assenza di condizioni sociali sfavorevoli al suo insorgere.

Credo fermamente alla possibilità di descrivere in modo deterministicamente o probabilisticamente matematico i fenomeni psichici, compreso lo stesso male di vivere.

Non sono invece convinto della necessità e dell’efficacia di procedimenti ontologicamente logico – formali per gli stessi identici scopi.

VI RACCONTO UNA LUNGA STORIA SCIENTIFICA

Einstein e la Gravità Quantistica

Nel corso del Ventesimo Secolo, e precisamente dalla seconda metà degli anni ’10, la comunità scientifica e matematica mondiale ha iniziato ad intraprendere una sfida davvero difficile.

Questa geniale ma del tutto concreta impresa del pensiero umano aveva come unico scopo la coniugazione della Relatività Generale di Einstein con l’Elettromagnetismo di Maxwell.

Poi, nel 1927 sorse la Meccanica Quantistica, ad opera di scienziati come Werner Heisenberg, Erwin Schrodinger e Paul Dirac.

La ricerca di una Teoria del Tutto incluse la presa in considerazione di questo vastissimo modello teorico, al quale parteciparono anche diverse decine di altri ricercatori geniali.

Si delineò quindi molto rapidamente l’idea scientifica oggi comunemente nota come Gravità Quantistica.

Lo stesso Einstein se ne fece promotore diventandone pure uno dei suoi maggiori esponenti e teorizzatori.

Ma non fu però tutto così semplice…

La concezione della Meccanica Quantistica (e quindi anche della sua versione basata sull’interazione con la Gravità Einsteiniana) oscillò tra due tesi opposte.

Tali tesi consistettero più precisamente nella concezione Deterministica ed in quella Probabilistica del mondo microscopico.

Albert Einstein, ed in parte anche Erwin Schrodinger, sostenettero molto furiosamente la prima delle due.

In seguito, gli studiosi ed i ricercatori più geniali nel campo della Fisica Teorica dimostrarono però che il genio di Ulm si sbagliava!

Inoltre, le uniche forze fondamentali ritenute valide a quei tempi erano quella Elettromagnetica e quella Gravitazionale.

Si trattava delle uniche forze che secondo Einstein potevano essere combinate in modo rivoluzionario in una Teoria del Tutto in grado di spiegare anche le particelle che formano la Materia.

Tra tali particelle, quelle conosciute erano però all’epoca pochissime rispetto ad oggi.

Einstein inseguì quindi vanamente il sogno di una Teoria del Tutto, fino alla sua morte.

La Gravità Quantistica dopo Einstein

Le costruzioni speculative Gravito – Quantistiche successive alla morte del genio di Ulm tennero conto anche di tutti i risultati sperimentali e teorici prima oscuri.

La maggior parte di esse erano di tipo Probabilistico.

Ancor oggi esistono però ormai da decenni alcuni modelli scientifici Deterministici Gravito – Quantistici.

Il più famoso tentativo di giungere ad uno di essi è quello di Stephen Wolfram e di altri scienziati di cercare di raffigurare persino l’Universo intero come un Automa Cellulare.

Questi Automi Cellulari sono delle semplici elaborazioni computerizzate che permettono di ottenere con piccolissime modifiche un numero considerevole di situazioni ogni volta diverse.

Essi sono quindi degli elementi del tutto Deterministici, anche se in un senso prettamente Computazionale.

Si tratta di studi e ricerche che potrebbero quindi dimostrare in termini logico – visivi sia la validità di Teorie del Tutto Deterministiche che Probabilistiche, raffigurandole in modo semplice sui monitor di un Pc.

Molte altre speculazioni realmente Causalistiche, e non solo Computazionalmente, hanno invece avuto scarso successo scientifico e mediatico.  

Le teorie Probabilistiche in voga oggi sono dal canto loro numerosissime, e hanno tuttora una fama leggendaria.

La più rinomata a livello soprattutto accademico, incapace però di fare previsioni sperimentali molto precise è la Teoria delle Stringhe, confluita nella Teoria M.

Essa ha una acerrima rivale: la cosiddetta Loop Quantum Gravity, che predice la struttura discreta e non continua della Materia, dello Spazio e del Tempo.

Nei primi anni ’90 del Ventesimo Secolo, il fisico John Archibald Wheeler enunciò nel frattempo una versione digitale della Fisica Teorica.

Le sorprese non finirono comunque qui!

La Computational Loop Quantum Gravity

La Computational Loop Quantum Gravity è una teoria che fu enunciata per la prima volta da Paola Zizzi nel 2007.

Essa è l’interazione tra il modello logico – formale digitale di Wheeler e quello di vari studiosi famosi, tra cui l’italiano Carlo Rovelli.

Tale seconda speculazione scientifica è, come si può facilmente intuire, la Loop Quantum Gravity, e davanti  a questa denominazione Paola Zizzi ha aggiunto l’aggettivo “Computational”.

Questa geniale ricercatrice insegna come Professore Associato all’Università di Padova.

Il suo successivo articolo, dal titolo “Logica dell’inconscio e Schizofrenia“, descrisse nel 2009 l’idea solo teorica di un metalinguaggio Quantistico applicato alla Schizofrenia.

La studiosa propose infine assieme al coautore del semplicissimo abbozzo, il Professor Massimo Pregnolato, la speranza futura di giungere a tale traguardo.

Tale aspettativa sarebbe stata raggiunta a loro parere anche grazie alla Computational Loop Quantum Gravity.

Il connubio tra questa teoria e la Psicopatologia sembra quindi molto promettente.

Ma è davvero così?

Lascio scoprire a voi lettori la risposta!

Non abbiate ansia di attendere!

Questo connubio ha infatti degli aspetti molto più sottili di quanto sembra!

UN CONNUBIO DIFFICILE QUANTO EQUILIBRATAMENTE RIDUZIONISTA

Penso all’avvincente e vantaggiosissima possibilità di descrivere ogni malattia mentale in una sola formula.

Credo però che, tale formula, se un giorno sarà completamente ottenibile, lo sarà grazie ad una teoria molto efficace, Deterministica, ma non Ontologica.

Cercherò di approfondire tale riflessione.

L’idea di un’ontologizzazione della Matematica Pura e/o Applicata risale ai tempi di Platone, così come quella di una matematizzazione dell’Ontologia.

Entrambe sono però del tutto Antiscientifiche.

Non si può infatti spiegare con minuzia filosofica completamente certosina ogni concetto matematico.

Allo stesso modo, si può tranquillamente affermare che, concetti come l’Essere, l’Essenza, l’Essente o Dio esulino dall’ambito dimostrativo pratico logico – formale.

Si possono fare entrambe le cose in termini metaforici e quindi semanticamente fondamentali.

Il discorso del senso, così come pure qualsiasi forma di certezza ontologicamente Assoluta, non hanno però un valore Matematico  accettabile, essendo del tutto scomodi, vaghi e ridondanti.

La loro intuibilità potrebbe essere presa parzialmente in considerazione più a livello filosofico e/o Teologico.

Si possono spiegare scientificamente allora solo le cose essenziali a livello logico, non semantico.

Vedrò di chiarirvi il mio punto di vista sui pensieri appena detti con alcuni esempi.

Dimostrare filosoficamente che tutti gli infiniti numeri primi siano fondamentali e quindi tutti potenzialmente applicabili nella Scienza è un’utopia inservibile.

Un’equazione Infinita che elenchi nei suoi membri tutti i numeri primi è impossibile a livello logico – formale, ed è anch’essa del tutto inutile.

Questa ipotetica formula potrebbe avere idealmente valore se si dimostrasse una sua applicabilità in termini efficaci.

Si potrebbe quindi arrivare a dire con una formula che alcuni numeri primi siano scientificamente utili alla vita dell’uomo.

Anche tale asserzione risulta però vaga, in quanto l’utilità della Scienza nei confronti dell’esistenza diventa un mero argomento sociologico!

Essa avrebbe però un valore filosofico intuitivo senza effettuare nessun calcolo ma solo una considerazione molto concettuale e sintetica anche a livello del tutto speculativo  sul valore di certi numeri primi.

Un’accettabilità matematica efficace che elenchi un insieme limitato di numeri primi potrebbe essere la loro formale e limitata scoperta di quelli nuovi volta per volta.

Questi oggetti aritmetici sarebbero quindi in quantità finita ed addirittura  poco numerosa.

Quest’ultima modalità potrebbe avere valore in Psicopatologia proprio mediante la sua somiglianza con una visione Deterministica digitale efficace della Computational Loop Quantum Gravity.

Non è quello che sicuramente vogliono fare proprio Paola Zizzi e Massimo Pregnolato, ma in futuro le cose potrebbero cambiare.

Potrebbe un giorno nascere una visione Deterministica Computazionale e Gravito – Quantistica della Fisica e della Psicologia.

Essa sarà a buon diritto l’ottenimento di un connubio logico – formale difficile quanto equilibratamente riduzionista!

Sarà a mio avviso riduzionista in quanto non Ontologicamente, ma limitatamente (e quindi equilibratamente!), di natura Deterministica!

Tale Teoria si chiamerà a mio parere Computational Loop Quantum Gravity Causalistica.

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Computational Loop Quantum Gravity e Psicopatologia: un connubio possibile? (2° parte)

VERSO UN DETERMINISMO NON BASATO SOLO SUL DISCRETO

Sono convinto che l’idea di un Determinismo alla base delle malattie psichiche possa essere valida pur considerando il concetto di continuità.

Forse la Computational Loop Quantum Gravity Causalistica risulterebbe inadatta a descrivere l’idea del non discreto.

Allora sorge nella mia testa una domanda.

Quale altro modello teorico potrebbe essere all’altezza di un compito così ambizioso e probabilmente fantascientifico?

Secondo me l’idea scientifica migliore sarebbe proprio la riformulazione della Teoria dell’Unificazione dei Campi di Einstein!

La sua enunciazione in merito alle variabili nascoste celava in realtà qualcosa di molto più complicato della semplice confutazione del Probabilismo Quantistico.

Gli studiosi però hanno sottovalutato da più di mezzo secolo qualsiasi riferimento alla Teoria dell’Unificazione dei Campi Einsteiniana.

Questa sottovalutazione ha ormai portato persino scienziati come Stephen Hawking a dire che le osservazioni sperimentali e/o astronomiche smentiscono l’idea dell’apparente casualità.

Quest’idea fu espressa da Einstein proprio mediante il concetto di Variabili Nascoste.

Il genio di Ulm sostenne però che in tali strutture ci fosse molto di più!

Il fisico tedesco pronunciò a tal proposito nel periodo dal 1917 al 1955, che era proprio quello della sua corsa alla Teoria del Tutto, una precisa frase:”Gli stessi fisici mi capiranno tra 100 anni!”.

Da tale affermazione si può desumere che la sua idea incompresa sulle Variabili Nascoste sarà intesa dagli scienziati solo a partire dal 2017, se vogliamo interpretarla in senso solo letterale!

A mio modesto avviso, in un futuro più remoto, il modello basato su di essa potrà entrare a buon diritto persino nell’ambito della Psicopatologia!

Tale modello sarà quindi a mio parere pure in grado di spiegare la continuità mentale anomala come generalizzazione della Teoria della Relatività generale di Einstein.

Questa Teoria si basa infatti in modo ricorrente sull’idea di continuità.

Io penso che, in un futuro molto, molto remoto, la rielaborazione del modello Gravito – Quantistico di Einstein potrà essere addirittura combinata con la Computational Loop Quantum Gravity Causalistica.

Si potrà quindi giungere secondo me ad una descrizione Deterministica della Psicopatologia basata sia sul Continuo che sul Discreto.

 UNA 1° POSSIBILE RISPOSTA DEGLI PSICOLOGI NON MATEMATICI

Gli Psicologi a digiuno di nozioni matematiche molto avanzate potrebbero davvero inorridire di fronte ad una descrizione logico – formale del mondo Psicopatologico?

La risposta degli specialisti del disagio mentale, a mio modesto avviso, non sarà univoca!

Gli Psicologi dell’Età Evolutiva secondo me diranno che l’uso di calcoli matematici complicatissimi non sarà in grado di ricostruire traumi dell’infanzia molto profondi.

Un malato di mente ormai adulto potrebbe non riuscire a curare più fragilità che avrebbe dovuto affrontare e superare già da bambino.

E proprio questa è a mio avviso la ragione della tesi degli esperti del mondo infantile esposta nella frase precedente a quella prima della presente.

Gli Psicologi Cognitivisti dell’Età Adulta a mio parere troveranno un modo per dire che la Psicoterapia Cognitivo – Comportamentale sarà maggiormente confortata da una formalizzazione matematica valida.

Il problema rimarrà secondo me per questi specialisti la consapevolezza dell’inapplicabilità di tale formalizzazione a patologie molto gravi come le Psicosi di vari tipi, Schizofrenia compresa.

Gli Psicoanalisti, sia quelli Freudiani che i Neo – Freudiani, saranno a mio avviso poco restii ad accettare un elenco di sintomi e diagnosi matematico, e quindi standardizzato.

Rifiuteranno secondo me la sua eccessiva oggettività scientifica seppur raggiunta mediante l’introduzione di un Metalinguaggio Quantistico.

Gli Psicologi Analitici Junghiani e Post – Junghiani  diranno invece a mio modesto parere che un progetto del genere non terrà conto degli Archetipi e della Religione.

UNA 2° POSSIBILE RISPOSTA DEGLI PSICOLOGI NON MATEMATICI

C’è secondo me un’altra domanda da porsi.

Gli Psicologi non Matematici saranno davvero in grado di affrontare la loro attività professionale in modo complementare rispetto al lavoro degli specialisti di equazioni super avanzate?

Io credo alla possibilità che tutto ciò sarà in parte raggiunto in un futuro molto remoto, anche se secondo me dovranno passare più di 100 o 150 anni.

PER CONCLUDERE IL POST…

L’articolo volge purtroppo alla sua conclusione. Voglio porvi un quesito scottante e delicato.

Credete che in futuro persone come Paola Zizzi saranno in grado di convincere certi uomini sul grande valore scientifico delle donne, malgrado l’impegno femminile in studi così avanzati e controcorrente?

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5 opinioni personali sul mega progetto scientifico di Henry Markram

Ieri notte riflettevo su un aspetto fondamentale. Perchè la ricerca scientifica cerca di simulare dall’alba dei tempi il cervello umano mediante l’intelligenza artificiale?

Mi chiedo insistentemente nella mente anche un’altra cosa.

Perchè nel corso del nostro secolo, e della storia in genere, non sono state percorse in modo molto assiduo altre vie per affrontare in modo alternativo questioni così spinose?

ALTRI CHIARIMENTI INTRODUTTIVI

Ritengo che, ma questo è solo un mio parere, molti poteri politici ed economici di 800 o 1000 anni prima della nascita di Gesù Cristo avessero una grandissima intelligenza.

Possedendo a mio avviso tale perspicacia, tali autorità indiscusse avrebbero avuto secondo me anche una capacità visionaria incredibile, quanto meno sufficiente a finanziare monetariamente gli scienziati dell’epoca.

Il loro eventuale finanziamento sarebbe stato basato senz’altro sul rischio, ma su un rischio molto ragionato, dato il livello di perspicacia di uomini come, ad esempio,  gli ultimi faraoni.

Sono fermamente convinto che esami come l’elettroencefalogramma sarebbero in questo modo stati inventati oltre un secolo prima del 1929.

Sostengo questa tesi, considerando la sua piena attendibilità soprattutto se le scoperte finanziate in Egitto fossero state diffuse in tutto il mondo.

Il Medioevo sarebbe stato probabilmente un’epoca per nulla oscura, ricca di studi di Neurobiologia, e lo stesso metodo scientifico di Galileo sarebbe stato forse adottato precocemente in questa disciplina.

Il pur brillantissimo Henry Markram si sarebbe sicuramente servito sempre dei Supercomputer, ma per ricerche molto più avanzate.

Egli non sarebbe dovuto ricorrere a software simulativi ancora forse troppo precoci per i miei gusti.

Soprattutto, egli non avrebbe forse usato il computer per indagare le facoltà mentali umane, ma la Psicologia, la Neurobiologia e la Matematica combinate assieme.

Purtroppo però non è stato così, e tutti noi dobbiamo affidarci alle sue ricerche attuali.

Di seguito vi esporrò alcune mie idee personali da semplice profano sul progetto di questo grande scienziato relativo a tali ricerche.

Si tratta proprio di un progetto per indagare il cervello umano mediante algoritmi informatici e potenti supercomputer: l’Human Brain Project.

ALCUNE MIE OPINIONI PERSONALI

1 – Henry Markram riuscirà a simulare anche la mente?

Un’idea balena da tempo nella mia testa.

Per quanto io cerchi di considerarla stravagante e avventurosa, pensandoci bene essa ha una grande importanza sintetizzabile con il seguente interrogativo: Henry Markram riuscirà a simulare anche la mente?

Io ritengo infatti che, tale entità  possa non essere collegata al cervello.

Questa assenza di legami potrebbe non far presupporre una connessione materiale (ad esempio considerando la mente un’altra realtà fisica che interagisce con quella dei neuroni).

Tale “connessione” potrebbe non sussistere neanche a livello puramente complementare.

Con il termine complementare io intendo indicare invece una uguaglianza tra mente e cervello senza alcun contatto fisico tra questi due elementi.

La domanda allora è:”La mente di noi esseri umani è insita nel nostro cervello oppure è un qualcosa di non fisico e quindi non simulabile“?

Alcuni scienziati dalla mente eccelsa hanno introdotto il concetto di fotone psichico, ma, come illustrerò in seguito, la sua scoperta  potrebbe rilevare alcune sorprese negative.

Torniamo perciò al dunque.

La mia idea è quindi incentrata sul fatto che,  occorreranno almeno altri 50 anni di studi prima di poter ritenere validi quelli del neuroscienziato israeliano.

E qui mi fermo!

2 – Il cervello potrebbe non essere simulato nell’infinitamente piccolo

L’altro giorno riflettevo sul tema dell’infinitamente piccolo.

Avevo capito immediatamente che la struttura apparentemente più complessa e fondamentale del cervello potrebbe contenere componenti ancora più misteriosi e basilari.

Questi componenti potrebbero risiedere proprio nei territori dell’infinitamente piccolo non ancora rilevati dagli strumenti come il microscopio elettronico.

Sono a mio avviso componenti così piccoli da non poter essere rilevati neppure da tutti gli altri sistemi sofisticati.

E’ perciò ovvio a tutti che la simulazione di Henry Markram non riguarderà tali elementi subatomici.

3 – Il cervello potrebbe invece essere simulato finalisticamente

Una settimana fa mi risuonava in testa una tematica letta in un sito di Psicologia.

Questa tematica riguardava un concetto molto antico quanto particolare: il Finalismo.

L’autore dell’articolo sosteneva che la nostra mente appare retta da regole basate sulla logica binaria, ma che in realtà nasconde proprio una forma di  Finalismo, forse sottoutilizzato.

Esistono equazioni matematiche come quelle di Luigi Fantappiè che sono capaci di descrivere e prevedere fenomeni fisici e biologici teleologici.

Data la loro semplicità logico – formale esse potrebbero essere facilmente applicate al cervello, non alla mente.

La loro simulazione sarebbe un evento epocale per la Scienza, pur basandosi su un finalismo riduzionista ed incentrato su meri calcoli matematici e metodi algoritmici.

4 – Il cervello sinistro potrebbe basarsi sul determinismo caotico – quantistico

Il termine scritto nel sottotitolo si rifà agli studi dello scienziato Ilya Prigogine, volti a coniugare scientificamente la Meccanica Quantistica e la Teoria dei Sistemi Caotici e Complessi.

Tali studi si sono poi estesi anche alla Biologia, ed ancor oggi il valore di questo premio Nobel morto nel 2003 rimane legato ad un contributo professionale definito come una pietra miliare nella storia del pensiero.

Il loro ordine logico ha delle minime condizioni di incertezza legate sia al caos ed alla complessità sia al caso.

In questo modo il Determinismo si enuclea secondo me in una potenzialità non indagabile nella sua pienezza predittiva.

Si tratta però a mio parere di una potenzialità comunque sufficiente per raffigurare quella del nostro ragionamento e di tutti gli elementi presenti nel cervello sinistro.

5 – Il cervello destro potrebbe basarsi sull’irrazionalismo quantistico

Per irrazionalismo quantistico non intendo una dottrina d’ispirazione psicologica che mira a coniugare in chiave neuroscientifica la Meccanica Quantistica e la Psicoanalisi Freudiana.

Il mio scopo è invece quello di creare un’interazione diversa, basata su un’irrazionalismo soggettivo quantistico incentrato sul rapporto tra fotoni psichici individuali e casualità.

In tale ottica non vengono presi in considerazione i due classici concetti di Inconscio Freudiano e Junghiano.

Questa tesi considera invece la loro irragionevolezza nel descrivere la diversità creativa, razionale ed emotiva dell’individuo.

E’ questo il motivo per cui penso che il cervello destro abbia una struttura quantistica la cui stessa casualità matematica risulta molto difficile da indagare.

Si tratta secondo me di un qualcosa che neanche il progetto di Henry Markram riuscirà ad analizzare persino nei prossimi 10 o 20 anni.

CONCLUSIONE

Il post è giunto alla fine. Voglio porvi adesso due quesiti.

Volete che il progetto di Henry Markram diventi l’unico a livello mondiale?

Ammirate il suo spirito visionario ma forse troppo prematuro per studi scientifici e psicologici così elevati?

6 opinioni di un profano sul rapporto tra Neuroteologia e Psicologia

Stamattina mi sono alzato molto presto, per essere più preciso vi dirò che erano le ore 6.30.

Dopo essermi rasato la barba, fatto una doccia e poi vestito, mi sono avviato verso il portone di casa per aprirlo e poi per chiuderlo, sono uscito sul pianerottolo e ho preso l’ascensore per scendere in garage.

Ho preso la mia auto e sono corso a folle velocità verso il pronto soccorso.

Una volta arrivato lì dopo aver parcheggiato, sono salito a piedi al primo piano ed ho notato improvvisamente  una scena tetra e raccapricciante!

In uno dei corridoi del reparto ospedaliero una donna era morta da pochissimo!

Questa giovane signora era la compagna di stanza di mia madre, affetta da una lieve cardiopatia.

Il motivo della mia frenesia è stato proprio una telefonata che annunciava lo svenimento imprevisto di mia madre, ricevuta proprio alle ore 6.28.

In tale momento ero infilato ancora sotto le coperte malgrado mi fossi svegliato da poco.

ALTRI CHIARIMENTI INTRODUTTIVI

La causa dell’improvviso svenimento di mia madre era stato proprio lo stress di assistere all’inspiegabile arresto cardiaco di una donna che era andata a trovare suo padre.

Si trattava di proprio della stessa persona che poi ho visto morta in corridoio, una ragazza di 29 anni senza alcuna patologia fisica o psichica riconducibile ad una spiegazione medica.

Mia madre si è poi ripresa presto, e quando sono tornato a casa, alle ore 14.20, per mangiare, ho pensato di scrivere questo articolo.

Il motivo principale è stato sin da principio quello di analizzare meglio alcune opinioni Neuroteologiche o Psicologiche dell’intervento di Dio sull’uomo.

In questo caso si sarebbe trattato ipoteticamente di un’azione soprannaturale sulla ragazza che “avrebbe preso con sè”, in Paradiso.

Il fine di scrivere questo post è stato però anche quello di parlare del rapporto tra Neuroteologia e Psicologia in generale, senza limitarmi al solo intervento “manuale” di Dio su di noi.

IL MIO PARERE PERSONALE

1 – Il caso della ragazza morta e la mano di Dio

Penso che i Neuroteologi possano credere di confutare o dimostrare l’intervento di Dio su questa ragazza per trovare una spiegazione a questo suo malessere.

Il problema però consiste proprio nella faziosità di questa Scienza, essendo studiata sia da Religiosi che da Agnostici od Atei per fini tra loro molto differenti.

La Psicologia, dal canto suo, comprende diverse sottodiscipline potenzialmente o realmente imparziali.

Credo però che, fenomeni come quello della ventinovenne che muore all’improvviso, siano spiegabili solo con una scientificità che finirebbe a sconfinare inevitabilmente nel fazioso.

Le diverse sperimentazioni proseguirebbero all’infinito ogni volta secondo una o l’altra delle varie tesi.

Forse però, solo con un qualcosa capace di far convergere tutti questi punti di vista, potrebbe ipoteticamente avere un alone di scientificità Neuroteologica o Psicologica.

2 – Padre Pio e l’intervento del Signore su di lui

Il fenomeno di Padre Pio potrebbe essere studiato secondo un’ottica Psicoanalitica di impronta però Psicosociale, vista la grande risonanza mondiale del fenomeno.

Penso comunque che, il diverso sussistere di un’infinità di varie interpretazioni, abbia fatto scaturire una grande confusione.

Credo poi che, la risonanza sociale di questi avvenimenti religiosi controversi, sia stata da principio la causa iniziale della diversità di opinioni.

Queste sono le ragioni per cui un’interpretazione Neuroteologica o Psicologica d’altro tipo, più diretta, imparziale ed incentrata sull’individualità del Santo  sia a mio avviso impossibile.

Allo stesso modo è per me indecifrabile secondo me anche il fenomeno delle stigmate e  l’atteggiamento presente nell’ambiente professionale in cui Padre Pio operava.

Ritengo che sia quindi utopistico capire a fondo come il Santo ed i suoi colleghi lavoravano con i seguaci in modo il più oggettivo possibile.

3 – L’esperienza religiosa come non identificazione con Dio

Molti credenti anche Cattolici osservano il fatto che percepire attendibilmente i fenomeni soprannaturali prettamente religiosi non significhi identificarsi con Dio.

Questa entità suprema non può essere a loro avviso svelata nella sua verità ultima e estremamente profonda, neanche con la Neuroteologia più faziosamente Cristiana.

La Psicologia di fronte a queste tesi non può che, a mio modesto parere, limitarsi a sospendere il giudizio su argomenti che i suoi studiosi rifiutano giustamente come non oggettivi ed imparziali.

4 – Neuroteologia e Psicologia Cognitiva

La differenza tra la Neuroteologia e la Psicologia Cognitiva è la diversa considerazione dei processi mentali e sensoriali, molto astratti e sfumati nella prima, e più lineari ed inquadrabili nella seconda.

Ritengo che esse non possano mai avere nessun legame accademico serio e complementare.

5 – Neuroteologia e Psicologia della Religione

La Neuroteologia potrebbe a mio parere confermare a livello cerebrale molte tesi teoriche della Psicologia della Religione, se diventasse più imparziale.

6 – Neuroteologia e Psicologia Dinamica

Freud, padre della Psicologia Dinamica, diceva che la religione è la manifestazione di un’autentica nevrosi collettiva.

Io però penso che, un giorno, nascerà una forma di Psicologia Dinamica esente da qualsiasi scuola o dottrina, capace di produrre risultati imparziali.

Essa sarà secondo me alla stessa stregua della Neuroteologia non faziosa che ci sarà forse in futuro.

CONCLUSIONE

 Anche per oggi il post è giunto alla sua conclusione. Voglio porvi adesso due quesiti.

Credete che la Neuroteologia ed alcune branche della Psicologia potranno, nel lontano futuro, essere combinate in una grande teoria unitaria?

Avete sperimentato qualche esperienza di vita simile a quella che ho raccontato io all’inizio dell’articolo?

5 idee originali di un profano sul libro “Psicologia della religione e teoria dell’attaccamento”

E’ uscito nel 2009 un nuovo libro di Psicologia.

Oggi ho navigato furiosamente in Internet. Sono rapidamente venuto a conoscenza di un interessante recensione su questo testo tecnico.

Devo innanzitutto ricordarvi che sono un semplice profano appassionato di Psicologia.

Intendo menzionarvi per correttezza anche il fatto che non ho nemmeno letto il libro in questione, ma solo, appunto, la sua recensione.

ALCUNI CHIARIMENTI INTRODUTTIVI

L’immagine del dipinto che ho inserito nella pagina del presente post è di un pittore francese che, tra l’altro, si occupò anche di religione.

Vi dico adesso anche il suo nome, così, a semplice titolo informativo: William Adolphe Bouguereau.

Ho inserito il link solo per chi è interessato a leggere la sua vita e le opere sulla pagina Wikipedia dedicata a lui.

Torniamo però adesso al dunque.

Intendo esprimere 5 opinioni personali abbastanza dettagliate ed originali in merito a quanto scritto nella recensione sulle tematiche affrontate nel libro.

Lo voglio fare cercandovi di trasmettere il lato più appassionato e spontaneo di me.

LE MIE OPINIONI PERSONALI

Ecco a voi finalmente i cinque punti nei quali chiarirò il mio parere personale di profano:

1 – Una terza tipologia di interconnessione tra età diverse 

Io penso, grazie ad alcuni miei vecchi ricordi adolescenziali e post – adolescenziali, che i rapporti tra attaccamento e religiosità fossero simili a quelli dell’infanzia ed alla prima maturità, ma per un terzo aspetto.

Mi riferisco alla elaborazione fantasmatica ed emotiva di questi legami durante il sogno R.E.M. notturno.

Questa elaborazione non era quindi una mera rappresentazione interiore consapevole legata al mio parere, nè tanto meno (ovviamente!) solo il legame in sè stesso.

Gli oggetti onirici erano molto più filo religiosi fino ai 20 anni di età, in quanto io ero equilibratamente condizionato dalla mia famiglia, molto Cattolica.

Essi erano invece più confusi e legati a personaggi strani nell’infanzia.

Dopo i 30 anni di età gli oggetti del sogno erano invece semplicemente basati su un forte ateismo, ed oggi sono invece più agnostici e razionali.

Tutte queste sensazioni oniriche presupponevano che nel mio inconscio ci fosse anche un grande attaccamento a figure inesistenti e quindi immaginarie e non solo ad individui reali.

2 –  Il fondamentalismo religioso ha una base cognitiva in zone del cervello sinistro

Sono assolutamente convinto di quanto affermato nel libro in merito alla base cognitiva del fondamentalismo religioso.

Credo però che, tale base cognitiva, non si riduca ad un comportamento riconducibile solo alla mente, ma abbia un’origine in zone del cervello sinistro.

Sostengo questa tesi basandomi sulla scoperta non proprio recente di una sede della religiosità e dei comportamenti etici a livello neuronale.

Molti di voi si chiederanno: sì, ma come fai a dire precisamente che l’origine del fondamentalismo religioso derivi da aree del cervello sinistro?

E’ abbastanza semplice: io penso che, questi grossi estremismi, siano il prodotto di schemi mentali molto rigidi e per nulla creativi.

Essi non  si possono però neanche definire simili a quelli di una persona molto precisa e puntigliosa.

Credo pure che, i soggetti fondamentalisti, abbiano, a causa di questa chiusura mentale, una scarsa propensione all’attaccamento ed al mostrare un grandissimo affetto, pure con i loro stessi cari.

3 – La fede religiosa e quella nel paranormale come forme di attaccamento legate al mistero

Sono del parere che, sia la credenza religiosa sia quella nel paranormale, siano frutto, nella mente di alcuni rari soggetti, di una propensione al piacere del senso del mistero.

Tale atteggiamento è legato a mio avviso ad una voglia di estendere l’attaccamento più incomprensibile ed irrazionale verso i familiari ad alcune divinità come Gesù Cristo, gli Angeli e la Madonna.

Nelle religioni orientali il senso del mistero dei credenti è secondo me ancora più filosofeggiato ed umanizzato, dato che in esse non ci sono nè anime nè figure personificate immateriali di alcun tipo.

L’attaccamento di questi seguaci è quindi secondo me ancora molto più simile a quello verso i familiari rispetto a quello Cristiano.

Per quanto riguarda il paranormale, credo che l’attaccamento verso il mistero sia una sublimazione di un senso di nichilismo e di assenza delle figure genitoriali.

Credo però che, tale sublimazione, sia presente solo in alcuni soggetti molto sfortunati e colpiti dalla vita.

4 – Si può migliorare la capacità di attaccamento mediante la religione?

La risposta alla domanda posta sotto forma di sottotitolo sembra scontata e di facile risoluzione.

Io credo però che la Psicologia, e la Scienza della mente in genere, non abbiano ancora trovato una risposta soddisfacente.

Il miglioramento di questa condizione di studio specialistico e di ricerca terapeutica potrà forse in futuro portare a risultati molto più soddisfacenti.

Io però non ci giurerei, e quindi non voglio sbilanciarmi mettendo la mano sul fuoco.

5 – Il ruolo dei personaggi storici religiosi od atei nel suscitare o no l’attaccamento

Io credo che figure come S.Agostino, S.Teresa di Lisieux e Sigmund Freud, come dice nel libro, portino le persone comuni ad una memoria storica che condiziona il loro atteggiamento religioso od ateo.

Forse questo atteggiamento potrebbe valere anche per il mitizzare soggetti molto famosi rifiutando per un lungo periodo l’attaccamento verso i familiari.

Sono però convinto che, l’atteggiamento dei giovani d’oggi, molto attaccati al consumismo ed alle cose materiali possa evitare di essere molto espansivi verso i propri cari, fidanzate/i compresi.

A maggior ragione, questi ragazzi d’oggi, potrebbero rifiutare ancor più il legame con personaggi storici e, quindi, essere disinteressati al discorso religioso od ateo.

 PER CONCLUDERE…

Il post è giunto alla sua conclusione. Voglio porre due quesiti a voi lettori.

Credete che in futuro potrà venirvi in mente di acquistare il libro in seguito alla lettura del mio post e della recensione?

Volete suggerire magari un volume simile a quello scritto dallo studioso?

Siamo veramente giunti nell’epoca dell’Oltreuomo? Vi espongo il mio parere personale!

Cogito Ergo Est!“, diceva oltre un secolo fa il grande filosofo  Friedrich Wilhelm Nietzsche, l’indimenticabile teorico dell’Oltreuomo e della “Morte di Dio”.

Come potete intuire molto facilmente il significato esplicito di una simile espressione è:”Penso quindi è”.

La 3° parte dell’affermazione, mediante la coniugazione al presente del verbo essere, si riferisce solo ed unicamente alla Realtà oggettiva.

Non ci sarebbe nessuna allusione al soggetto Cartesiano.

L’IDEA FILOSOFICA DELL’OLTREUOMO

Che cosa intendeva però più nello specifico il grande filosofo tedesco con il brevissimo detto appena citato e descritto?

Egli non si riferiva certo alla constatazione che essendoci il pensiero esisterebbe la realtà, ma all’esatto contrario, cioè che esisterebbe la realtà nella sua aseità.

Essa esisterebbe, più propriamente, in modo indipendente dal pensiero. 

Questo sarebbe anche il motivo che renderebbe possibile cogitare e, di conseguenza, rendersi conto dei limiti della ragione umana.

La Logica sarebbe quindi, in altre parole, un elemento che deriva dall’Essere.

In quanto tale, un siffatto elemento sarebbe ontologicamente ridotto rispetto ad esso, pur se permetterebbe di intuirne la grandezza estrema.

Le persone capaci di rendersi conto di ciò non sarebbero degli esempi di Superuomo, ma di Oltreuomo, un  concetto importantissimo di Nietzsche.

Tali individui accetterebbero più precisamente i limiti loro e di tutti i membri della nostra specie,  rispetto all’Esistenza e all’Essere.

Questa ponderatezza  sarebbe un’ espressione della consapevolezza del Non – Senso della vita e del pensiero stesso, ma non in termini di assoggettamento alla crisi dei valori.

I limiti descritti permetterebbero quindi anche di far oltrepassare alla psiche dell’uomo ogni tendenza eccessiva verso l’Assoluto.

Limiti del genere mirerebbero a far rimanere gli esseri umani però nell’ottica di un Umanesimo Nichilista Attivo.

IL 1° PSICOLOGO TEORIZZATORE DELL’OLTREUOMO 

Sigmund Freud, è il celeberrimo Padre della Psicoanalisi nato in Moravia nel 1856.

Egli fu il primo studioso ad affrontare la problematica dell’Oltreuomo nell’ambito della disciplina in cui operava.

La sua idea su questo concetto è molto simile a quella di Nietzsche.

Essa trasformerebbe  il Nichilismo Attivo del filosofo tedesco in una figura che non rimarrebbe nell’ottica Nichilistica Passiva dell’Eterno Ritorno dell’uguale.

Tale figura si identificherebbe invece nell’Oltreuomo, inteso come essere teso verso l’infinito.

Tale essere sarebbe capace di ridare nuovo significato a se stesso e quindi al mondo, integrandosi equilibratamente con esso.

Costui sarebbe capace di far indirizzare il suo cammino mediante il giusto fine che si prefiggerebbe di dare alla sua esistenza.

Questo scopo sarebbe volto unicamente a far procedere l’Oltreuomo verso la strada della ricerca della diversità.

Una diversità infinita, mai continuamente e ripetutamente identica.

LA 1° POST – STORIA (DOPO IL 1968)

Secondo alcune persone, me compreso, la contestazione operaia e studentesca del 1968 sarebbe stata l’inizio della Post – Storia.

Quest’ultima si potrebbe definire una fase dell’esistenza umana successiva alla Storia, ed ovviamente alla Preistoria.

Tale epoca umana sarebbe stata caratterizzata proprio dal tentativo di attuazione delle aspettative psicologiche e morali di Freud e Nietzsche.

Le persone che vivevano in questo periodo avrebbero avuto però una marcia in più rispetto a quanto precognizzato dai due pensatori.

Che cosa intendo con tale considerazione? Qual’è stato il punto di forza in più insito nella mente dei Sessantottini?

Credo che la capacità profetica di questi uomini e donne si sia concretizzata nell’immaginare l’ulteriore evoluzione del loro periodo.

Questo periodo sarebbe un’autentica epoca di crisi dei valori.

Un’epoca caratterizzata soprattutto dal buonismo.

Tale buonismo sarebbe stato previsto  più precisamente come  senso di inutilità del bene, o meglio del benessere.

Esso sarebbe poi stato inteso dalle generazioni  successive ai Sessantottini come insoddisfazione di fronte all’aver tutto, diritti umani compresi.

LA 2° POST – STORIA (DOPO IL 1989)

La Caduta del Muro di Berlino ha segnato uno spartiacque tra l’epoca della 1° Post – Storia e la 2°.

Quest’ultima è forse la più ricca di piaceri e benesseri, ed allo stesso tempo la più mediocre di tutta l’evoluzione umana, dal Paleolitico ad oggi.

Credo all’eccessivo piacere raggiunto dopo la conquista (anche se ancora non totale!) dei diritti dell’uomo e della facilità dell’esistenza.

Un risultato del genere è stato ottenuto grazie al progresso scientifico e tecnologico, però penso che abbia trasformato anche gli idealisti.

La politica ne è un classico esempio, ma non è il solo ambito mediocre.

Penso infatti che anche la musica, sia di Destra che di Sinistra, abbia perso sempre più la poesia del passato.

IL MIO PARERE PERSONALE SUL NOSTRO PERIODO

Io sono arrivato alla tristissima conclusione che il nostro periodo sia, e sarà anche in un futuro molto remoto, un’epoca insuperabile.

Mi dispiace molto dirlo!

Forse ci saranno molti miglioramenti, in parte grazie anche al contributo di Papa Francesco, e soprattutto di scienziati futuri incredibilmente visionari.

Rimarrà però per sempre a mio avviso una mediocrità di fondo.

Tale mediocrità è e sarà, almeno per moltissimo tempo ancora, l’espressione più inquieta dell’Eterno Ritorno.

Il suo sembrare spontanea e profonda, nascondendo invece una falsità ed un conformismo difficili da cogliere.

Non voglio esaltare, come fanno molti settantenni, sessantenni e cinquantenni, il periodo degli anni ’60, ’70 ed ’80.

Il Non – Senso attuale è però per me forse addirittura peggiore di quello Socratico!

CONCLUSIONE…

Il post è giunto al termine. Voglio porre due quesiti a tutti voi lettori. Condividete, almeno in parte, quanto asserito da me nell’articolo? Sono stato forse troppo tragico e/o polemico?

La bellezza fisica femminile ha anche una connotazione spirituale e non solo materiale

Quest’articolo di oggi parla di una questione filosofica molto profonda e originale: il mio pensiero riguardo alla bellezza femminile, ed alla sua non riducibilità a qualcosa di unicamente materiale, ma anche molto spirituale e profondo.

Per spirituale non intendo qualcosa di religioso, ma la riconducibilità ad una Psicologia non riducibile agli aspetti emotivi più evidenti.

1- I piedi in aria di certe ragazze ventenni o trentenni comunicano il voler essere dominate 

Io penso che, quando certe giovani di venti o trent’anni si stendono sul letto, si tolgono le scarpe e le calze, e mettano i piedi in aria, lasciandoli sospesi, od appoggiati al muro od all’armadio, esprimano un aspetto interiore profondo: il desiderio di essere dominate.

Credo che questa sensazione derivi dalla considerazione comune del sesso come dolce far niente, nè studiare nè lavorare, e quindi essere mantenute, schiavizzate o prese in giro dai loro compagni.

In effetti, secondo me, i piedi messi in alto, esprimono irrazionalmente un qualcosa di molto immateriale, non interpretabile oggettivamente dagli altri, ma che richiama una voglia di mostrare il loro corpo lungo e sinuoso come bello ma inefficiente, come se le ragazze più basse fossero più abili, ma meno attraenti.

Credo che, una mia amica che raccontava questa sua condizione un po’ malata, vivesse questa condizione a causa del fatto che non avesse mai lavorato, e che le avessero anche detto:”alta e sciocca”.

Penso che però, per altre donne, il desiderio di essere sottomesse sia molto più equilibrato e ben vissuto, e non si trasformi in una sorta di masochismo.

2- Una donna nuda esprime il suo lato immateriale attraverso l’assenza totale di ogni minimo pelo

Io ritengo anche che, una donna nuda, esprima il suo lato immateriale attraverso la bellezza di apparire senza peli, sia nel candore della pelle bianca, che nell’altrettanta bellezza della pelle scura.

3- Penso che ci sia un’eccezione al sottotitolo precedente rappresentata dalla femminilità del pelo vaginale

Credo che ci sia un ‘eccezione alla regola esposta nel sottotitolo precedente a questo: la grande femminilità materiale ed immateriale estrinsecata dalla attrazione del pelo vaginale.

Questa, così come la precedente, sono sensazioni soggettive solo apparentemente superficiali e maschiliste, e che vogliono invece esaltare la grande interiorità della donna, ed il fatto che fisico e psichico in realtà si sovrappongano.

4- La bellezza del viso e del sorriso ha una connotazione anche immateriale

C’è da precisare che, anche il viso ed il sorriso femminili esprimano a mio avviso una connotazione immateriale, come ho avuto modo di riscontrare in donne non fisicamente in linea e perfette, ma molto empatiche ed allegre.

Credo che, però, anche le ragazza definite “bellissime” siano ulteriormente valorizzate da un viso ed un sorriso molto espressivi.

5- Il seno grosso di una donna nuda  certe volte è sinonimo di una bellezza che comunica il lato immateriale

Io ritengo che, il seno grosso di una donna nuda, non sia quasi mai eccessivo e volgare, e credo invece che richiami un lato immateriale dolce e sensuale.

Conclusione…

L’articolo è arrivato alla sua conclusione. Voglio porre tre quesiti a voi lettori.

Quanto siete consapevoli della bellezza fisica anche immateriale della vostra fidanzata o di vostra moglie? Avete mai comunicato ai vostri figli adolescenti questa sensazione?

Avete mai riscontrato in una diva del cinema tratti fisici anche non legati al volto che denotassero una sensazione di profonda dolcezza interiore?

La Fitnessdipendenza (Vigoressia – Dipendenza dalla forma e dall’attività fisica)

La Fitnessdipendenza (detta anche Vigoressia) è una dipendenza ossessiva dal desiderio di una  forma corporea sempre più ottimale e dall’attività fisica esagerata.

Caratteristiche cliniche

La Vigoressia si caratterizza per i seguenti sintomi:

  • esercizi di potenziamento muscolare per ore ed ore in palestra;
  • continue diete ipocaloriche ed iperproteiche;
  • utilizzo di integratori;
  • continuo peso e controllo visivo sul corpo in generale e sui singoli muscoli e parti di esso;
  • alterazioni alimentari;

Chi soffre di Vigoressia spende troppo tempo ed energia psico-fisica allenandosi e seguendo diete, senza però mai sentirsi soddisfatto, vedendosi sempre fuori forma e fuori peso e tralasciando tutti gli altri fondamentali aspetti della vita.

Prime 3 opinioni personali

Io credo alla grande difficoltà dei pazienti con Vigoressia nell’espletare in modo corretto una rappresentazione fantasmatica di se stessi migliore di quella del proprio corpo, anche se molto in linea e allo stesso tempo abbastanza possente a livello muscolare.

Ritengo che ciò li spinga al desiderio di migliorare incomprensibilmente se stessi con l’attività fisica eccessiva, gli integratori e le diete, in modo da volersi sentirsi sempre più bene anche a livello di sensazioni soggettive molto belle.

Penso che un siffatto paziente ragioni inconsciamente così:”Migliorando sempre di più il mio corpo sono anche in grado di ottenere una sempre maggiore felicità”.

Peccato che così ci sia il rischio che le ambizioni proseguano all’infinito, anche se poi c’è il traguardo  della vecchiaia e dopo di essa quello della morte che non consentono più di fare sforzi motori eccessivi.

Passiamo alla mia seconda opinione su questo tema.

Credo che la Vigoressia non possa essere diagnosticata assieme ad un Disturbo di Personalità Borderline che limiti fortemente l’uso dell’intelligenza corporea, perchè l’uso di psicofarmaci per questa patologia inibiscono a mio avviso l’efficienza sportiva.

Terminiamo il paragrafo con il mio terzo parere sulla Fitnessdipendenza. Io sono dell’idea che, un paziente che ne soffre, non debba mai essere ricoverato perchè affetto da essa, tranne nei casi molto, molto gravi.

Ultime 2 opinioni personali

Quando avevo vent’anni facevo palestra in modo assiduo, ma non ero a mio avviso per nulla Vigoressico, perchè non rimanevo frustrato dopo i risultati negativi a livello muscolare, nè dopo la relativa difficoltà a fare più sesso con le ragazze di quello che già facevo, anche se però non troppo abbondantemente.

La capacità introspettiva di quelli che rimorchiavano molto più di me era però secondo il mio parere carente, e credo che alcuni di loro fossero dei Fitnessdipendenti non certificati come tali da uno Psichiatra.

Conclusione…

Lettori, come vedete siamo finalmente arrivati alla fine, spero di non avervi annoiato con questo post.

Vi voglio porre due quesiti. Potete suggerirmi nei commenti all’articolo delle situazioni di Vigoressici ricoverati in Psichiatria che ora stanno invece bene?

Siete in grado di consigliarmi qualche blog italiano sull’argomento?

L’Ortoressia (Ossessione per il mangiare sano e la dipendenza da esso)

L’Ortoressia (cioè l’Ossessione per il mangiare sano e la dipendenza da esso) è un disturbo Psichico nel quale il paziente che ne soffre ritiene che la sua salute fisica leggermente negativa dipenda dalla errata alimentazione.

Tale convinzione sviluppa nell’individuo una sequela di rigidissime regole alimentari le quali, se anche minimamente non rispettate, creano enorme e problematico senso di colpa, rabbia e umore depresso.

Prime 2 opinioni personali

Credo che un paziente Ortoressico possa rifiutare dei cibi solo apparentemente non di qualità perchè ritiene che le regole sul salutismo di tali pietanze non siano conformi ai suoi schemi mentali (del tutto esagerati) nel valutarne il valore alimentare benefico per l’organismo.

I processi cognitivi che penso (da semplice profano) si applichino a tale ragionamento sono secondo me la difficoltà soggettiva ad avere una elasticità mentale molto florida ed elaborata e la difficoltà di adattare le proprie convinzioni a situazioni culinarie complesse ed imprevedibili, ma non per questo negative.

Penso che anche la rabbia e la collera siano molto difficili da gestire quando l’Ortoressico si trova in una situazione di forte disaccordo con gli altri, soprattutto se questi contrastano furiosamente il suo modo di vedere.

Altre 4 opinioni personali

La mia convinzione sul rapporto tra il cibo sano e le credenze soggettive esagerate su di esso fa a pugni con l’idea di certe persone che affermano che si dovrebbe parlare più propriamente di fissazione sulla provenienza geografica dei cibi.

Questa è un’opinione che contrasto perchè penso che l’ossessione si manifesti in entrambe le tipologie di questi aspetti che fanno scaturire a mio avviso comunque in ogni caso l’Ortoressia.

Certe volte mi pongo anche un’altra domanda. I bambini come sentono interiormente il comportamento della madre e/o del padre Ortoressici?

Ritengo che non ci sia una risposta univoca, anche se intuisco la loro facilità di condizionamento da parte dell’uomo e/o della donna adulti che li hanno messi al mondo, se questi piccoli individui dovessero avere una Psicopatologia di un certo tipo oppure una fragilità non ritenuta però come malata.

Credo invece che molti adolescenti con uno od entrambi i genitori che soffrono di Ortoressia possano aiutare il padre e/o la madre a superare, o quanto meno affrontare, il disturbo, facendoli arrivare ad una guarigione oppure ad un miglioramento parziale ma abbastanza efficace.

Passiamo alla mia quarta opinione personale. Io credo che, se potessi avere il tempo di fare ancora volontariato, aiuterei i soggetti che sono pervasi da una patologia come l’Ortoressia.

Ultime 3 opinioni personali

Parliamo di sesso. Penso che, se sia il marito che la moglie sono Ortoressici, la difficoltà di avere dei frequenti rapporti sessuali sia minima, perchè entrambi i membri della coppia sono fatti l’uno per l’altra.

Forse però, se gli aspetti legati all’ossessione del cibo dovessero essere ridotti ad un partner soltanto, credo che valga la solita legge della natura umana sugli opposti si attraggono.

Sono però convinto che ciò non sussista in tutti i singoli casi, poichè la diversità, essendo patologica solo per uno dei due soggetti, rischia secondo me di portare ad un’incompatibilità di carattere molto estrema e spiccata.

Parliamo adesso della mia seconda opinione. Io ritengo che, in caso di individui vegani, ci sia la possibilità che l’Ortoressia si estenda anche ad alcune pietanze normalmente preferite da tale categoria di uomini, donne od anziani.

Credo anche che, molti pazienti con l’ossessione del mangiare sano, rifiutino tanti cibi anche fra quelli controllati molto bene mediante gli strumenti tecnologici e scientifici.

Per concludere…

Il post è giunto al termine. Vi pongo adesso due quesiti.

Credete che ci siano molti adolescenti che soffrono di Ortoressia? Dove pensate che sia più diffuso un simile disturbo?