Archivi per la categoria ‘Temi Fantascientifici, Filosofici e/o Matematici’

Computational Loop Quantum Gravity e Psicopatologia: un connubio possibile? (1° parte)

Ogni tanto penso al delicatissimo tema della malattia mentale. La mia attenzione si focalizza soprattutto sul rapporto tra la follia e l’assenza di condizioni sociali sfavorevoli al suo insorgere.

Credo fermamente alla possibilità di descrivere in modo deterministicamente o probabilisticamente matematico i fenomeni psichici, compreso lo stesso male di vivere.

Non sono invece convinto della necessità e dell’efficacia di procedimenti ontologicamente logico – formali per gli stessi identici scopi.

VI RACCONTO UNA LUNGA STORIA SCIENTIFICA

Einstein e la Gravità Quantistica

Nel corso del Ventesimo Secolo, e precisamente dalla seconda metà degli anni ’10, la comunità scientifica e matematica mondiale ha iniziato ad intraprendere una sfida davvero difficile.

Questa geniale ma del tutto concreta impresa del pensiero umano aveva come unico scopo la coniugazione della Relatività Generale di Einstein con l’Elettromagnetismo di Maxwell.

Poi, nel 1927 sorse la Meccanica Quantistica, ad opera di scienziati come Werner Heisenberg, Erwin Schrodinger e Paul Dirac.

La ricerca di una Teoria del Tutto incluse la presa in considerazione di questo vastissimo modello teorico, al quale parteciparono anche diverse decine di altri ricercatori geniali.

Si delineò quindi molto rapidamente l’idea scientifica oggi comunemente nota come Gravità Quantistica.

Lo stesso Einstein se ne fece promotore diventandone pure uno dei suoi maggiori esponenti e teorizzatori.

Ma non fu però tutto così semplice…

La concezione della Meccanica Quantistica (e quindi anche della sua versione basata sull’interazione con la Gravità Einsteiniana) oscillò tra due tesi opposte.

Tali tesi consistettero più precisamente nella concezione Deterministica ed in quella Probabilistica del mondo microscopico.

Albert Einstein, ed in parte anche Erwin Schrodinger, sostenettero molto furiosamente la prima delle due.

In seguito, gli studiosi ed i ricercatori più geniali nel campo della Fisica Teorica dimostrarono però che il genio di Ulm si sbagliava!

Inoltre, le uniche forze fondamentali ritenute valide a quei tempi erano quella Elettromagnetica e quella Gravitazionale.

Si trattava delle uniche forze che secondo Einstein potevano essere combinate in modo rivoluzionario in una Teoria del Tutto in grado di spiegare anche le particelle che formano la Materia.

Tra tali particelle, quelle conosciute erano però all’epoca pochissime rispetto ad oggi.

Einstein inseguì quindi vanamente il sogno di una Teoria del Tutto, fino alla sua morte.

La Gravità Quantistica dopo Einstein

Le costruzioni speculative Gravito – Quantistiche successive alla morte del genio di Ulm tennero conto anche di tutti i risultati sperimentali e teorici prima oscuri.

La maggior parte di esse erano di tipo Probabilistico.

Ancor oggi esistono però ormai da decenni alcuni modelli scientifici Deterministici Gravito – Quantistici.

Il più famoso tentativo di giungere ad uno di essi è quello di Stephen Wolfram e di altri scienziati di cercare di raffigurare persino l’Universo intero come un Automa Cellulare.

Questi Automi Cellulari sono delle semplici elaborazioni computerizzate che permettono di ottenere con piccolissime modifiche un numero considerevole di situazioni ogni volta diverse.

Essi sono quindi degli elementi del tutto Deterministici, anche se in un senso prettamente Computazionale.

Si tratta di studi e ricerche che potrebbero quindi dimostrare in termini logico – visivi sia la validità di Teorie del Tutto Deterministiche che Probabilistiche, raffigurandole in modo semplice sui monitor di un Pc.

Molte altre speculazioni realmente Causalistiche, e non solo Computazionalmente, hanno invece avuto scarso successo scientifico e mediatico.  

Le teorie Probabilistiche in voga oggi sono dal canto loro numerosissime, e hanno tuttora una fama leggendaria.

La più rinomata a livello soprattutto accademico, incapace però di fare previsioni sperimentali molto precise è la Teoria delle Stringhe, confluita nella Teoria M.

Essa ha una acerrima rivale: la cosiddetta Loop Quantum Gravity, che predice la struttura discreta e non continua della Materia, dello Spazio e del Tempo.

Nei primi anni ’90 del Ventesimo Secolo, il fisico John Archibald Wheeler enunciò nel frattempo una versione digitale della Fisica Teorica.

Le sorprese non finirono comunque qui!

La Computational Loop Quantum Gravity

La Computational Loop Quantum Gravity è una teoria che fu enunciata per la prima volta da Paola Zizzi nel 2007.

Essa è l’interazione tra il modello logico – formale digitale di Wheeler e quello di vari studiosi famosi, tra cui l’italiano Carlo Rovelli.

Tale seconda speculazione scientifica è, come si può facilmente intuire, la Loop Quantum Gravity, e davanti  a questa denominazione Paola Zizzi ha aggiunto l’aggettivo “Computational”.

Questa geniale ricercatrice insegna come Professore Associato all’Università di Padova.

Il suo successivo articolo, dal titolo “Logica dell’inconscio e Schizofrenia“, descrisse nel 2009 l’idea solo teorica di un metalinguaggio Quantistico applicato alla Schizofrenia.

La studiosa propose infine assieme al coautore del semplicissimo abbozzo, il Professor Massimo Pregnolato, la speranza futura di giungere a tale traguardo.

Tale aspettativa sarebbe stata raggiunta a loro parere anche grazie alla Computational Loop Quantum Gravity.

Il connubio tra questa teoria e la Psicopatologia sembra quindi molto promettente.

Ma è davvero così?

Lascio scoprire a voi lettori la risposta!

Non abbiate ansia di attendere!

Questo connubio ha infatti degli aspetti molto più sottili di quanto sembra!

UN CONNUBIO DIFFICILE QUANTO EQUILIBRATAMENTE RIDUZIONISTA

Penso all’avvincente e vantaggiosissima possibilità di descrivere ogni malattia mentale in una sola formula.

Credo però che, tale formula, se un giorno sarà completamente ottenibile, lo sarà grazie ad una teoria molto efficace, Deterministica, ma non Ontologica.

Cercherò di approfondire tale riflessione.

L’idea di un’ontologizzazione della Matematica Pura e/o Applicata risale ai tempi di Platone, così come quella di una matematizzazione dell’Ontologia.

Entrambe sono però del tutto Antiscientifiche.

Non si può infatti spiegare con minuzia filosofica completamente certosina ogni concetto matematico.

Allo stesso modo, si può tranquillamente affermare che, concetti come l’Essere, l’Essenza, l’Essente o Dio esulino dall’ambito dimostrativo pratico logico – formale.

Si possono fare entrambe le cose in termini metaforici e quindi semanticamente fondamentali.

Il discorso del senso, così come pure qualsiasi forma di certezza ontologicamente Assoluta, non hanno però un valore Matematico  accettabile, essendo del tutto scomodi, vaghi e ridondanti.

La loro intuibilità potrebbe essere presa parzialmente in considerazione più a livello filosofico e/o Teologico.

Si possono spiegare scientificamente allora solo le cose essenziali a livello logico, non semantico.

Vedrò di chiarirvi il mio punto di vista sui pensieri appena detti con alcuni esempi.

Dimostrare filosoficamente che tutti gli infiniti numeri primi siano fondamentali e quindi tutti potenzialmente applicabili nella Scienza è un’utopia inservibile.

Un’equazione Infinita che elenchi nei suoi membri tutti i numeri primi è impossibile a livello logico – formale, ed è anch’essa del tutto inutile.

Questa ipotetica formula potrebbe avere idealmente valore se si dimostrasse una sua applicabilità in termini efficaci.

Si potrebbe quindi arrivare a dire con una formula che alcuni numeri primi siano scientificamente utili alla vita dell’uomo.

Anche tale asserzione risulta però vaga, in quanto l’utilità della Scienza nei confronti dell’esistenza diventa un mero argomento sociologico!

Essa avrebbe però un valore filosofico intuitivo senza effettuare nessun calcolo ma solo una considerazione molto concettuale e sintetica anche a livello del tutto speculativo  sul valore di certi numeri primi.

Un’accettabilità matematica efficace che elenchi un insieme limitato di numeri primi potrebbe essere la loro formale e limitata scoperta di quelli nuovi volta per volta.

Questi oggetti aritmetici sarebbero quindi in quantità finita ed addirittura  poco numerosa.

Quest’ultima modalità potrebbe avere valore in Psicopatologia proprio mediante la sua somiglianza con una visione Deterministica digitale efficace della Computational Loop Quantum Gravity.

Non è quello che sicuramente vogliono fare proprio Paola Zizzi e Massimo Pregnolato, ma in futuro le cose potrebbero cambiare.

Potrebbe un giorno nascere una visione Deterministica Computazionale e Gravito – Quantistica della Fisica e della Psicologia.

Essa sarà a buon diritto l’ottenimento di un connubio logico – formale difficile quanto equilibratamente riduzionista!

Sarà a mio avviso riduzionista in quanto non Ontologicamente, ma limitatamente (e quindi equilibratamente!), di natura Deterministica!

Tale Teoria si chiamerà a mio parere Computational Loop Quantum Gravity Causalistica.

1 2 

Computational Loop Quantum Gravity e Psicopatologia: un connubio possibile? (2° parte)

VERSO UN DETERMINISMO NON BASATO SOLO SUL DISCRETO

Sono convinto che l’idea di un Determinismo alla base delle malattie psichiche possa essere valida pur considerando il concetto di continuità.

Forse la Computational Loop Quantum Gravity Causalistica risulterebbe inadatta a descrivere l’idea del non discreto.

Allora sorge nella mia testa una domanda.

Quale altro modello teorico potrebbe essere all’altezza di un compito così ambizioso e probabilmente fantascientifico?

Secondo me l’idea scientifica migliore sarebbe proprio la riformulazione della Teoria dell’Unificazione dei Campi di Einstein!

La sua enunciazione in merito alle variabili nascoste celava in realtà qualcosa di molto più complicato della semplice confutazione del Probabilismo Quantistico.

Gli studiosi però hanno sottovalutato da più di mezzo secolo qualsiasi riferimento alla Teoria dell’Unificazione dei Campi Einsteiniana.

Questa sottovalutazione ha ormai portato persino scienziati come Stephen Hawking a dire che le osservazioni sperimentali e/o astronomiche smentiscono l’idea dell’apparente casualità.

Quest’idea fu espressa da Einstein proprio mediante il concetto di Variabili Nascoste.

Il genio di Ulm sostenne però che in tali strutture ci fosse molto di più!

Il fisico tedesco pronunciò a tal proposito nel periodo dal 1917 al 1955, che era proprio quello della sua corsa alla Teoria del Tutto, una precisa frase:”Gli stessi fisici mi capiranno tra 100 anni!”.

Da tale affermazione si può desumere che la sua idea incompresa sulle Variabili Nascoste sarà intesa dagli scienziati solo a partire dal 2017, se vogliamo interpretarla in senso solo letterale!

A mio modesto avviso, in un futuro più remoto, il modello basato su di essa potrà entrare a buon diritto persino nell’ambito della Psicopatologia!

Tale modello sarà quindi a mio parere pure in grado di spiegare la continuità mentale anomala come generalizzazione della Teoria della Relatività generale di Einstein.

Questa Teoria si basa infatti in modo ricorrente sull’idea di continuità.

Io penso che, in un futuro molto, molto remoto, la rielaborazione del modello Gravito – Quantistico di Einstein potrà essere addirittura combinata con la Computational Loop Quantum Gravity Causalistica.

Si potrà quindi giungere secondo me ad una descrizione Deterministica della Psicopatologia basata sia sul Continuo che sul Discreto.

 UNA 1° POSSIBILE RISPOSTA DEGLI PSICOLOGI NON MATEMATICI

Gli Psicologi a digiuno di nozioni matematiche molto avanzate potrebbero davvero inorridire di fronte ad una descrizione logico – formale del mondo Psicopatologico?

La risposta degli specialisti del disagio mentale, a mio modesto avviso, non sarà univoca!

Gli Psicologi dell’Età Evolutiva secondo me diranno che l’uso di calcoli matematici complicatissimi non sarà in grado di ricostruire traumi dell’infanzia molto profondi.

Un malato di mente ormai adulto potrebbe non riuscire a curare più fragilità che avrebbe dovuto affrontare e superare già da bambino.

E proprio questa è a mio avviso la ragione della tesi degli esperti del mondo infantile esposta nella frase precedente a quella prima della presente.

Gli Psicologi Cognitivisti dell’Età Adulta a mio parere troveranno un modo per dire che la Psicoterapia Cognitivo – Comportamentale sarà maggiormente confortata da una formalizzazione matematica valida.

Il problema rimarrà secondo me per questi specialisti la consapevolezza dell’inapplicabilità di tale formalizzazione a patologie molto gravi come le Psicosi di vari tipi, Schizofrenia compresa.

Gli Psicoanalisti, sia quelli Freudiani che i Neo – Freudiani, saranno a mio avviso poco restii ad accettare un elenco di sintomi e diagnosi matematico, e quindi standardizzato.

Rifiuteranno secondo me la sua eccessiva oggettività scientifica seppur raggiunta mediante l’introduzione di un Metalinguaggio Quantistico.

Gli Psicologi Analitici Junghiani e Post – Junghiani  diranno invece a mio modesto parere che un progetto del genere non terrà conto degli Archetipi e della Religione.

UNA 2° POSSIBILE RISPOSTA DEGLI PSICOLOGI NON MATEMATICI

C’è secondo me un’altra domanda da porsi.

Gli Psicologi non Matematici saranno davvero in grado di affrontare la loro attività professionale in modo complementare rispetto al lavoro degli specialisti di equazioni super avanzate?

Io credo alla possibilità che tutto ciò sarà in parte raggiunto in un futuro molto remoto, anche se secondo me dovranno passare più di 100 o 150 anni.

PER CONCLUDERE IL POST…

L’articolo volge purtroppo alla sua conclusione. Voglio porvi un quesito scottante e delicato.

Credete che in futuro persone come Paola Zizzi saranno in grado di convincere certi uomini sul grande valore scientifico delle donne, malgrado l’impegno femminile in studi così avanzati e controcorrente?

1 2

5 opinioni personali sul mega progetto scientifico di Henry Markram

Ieri notte riflettevo su un aspetto fondamentale. Perchè la ricerca scientifica cerca di simulare dall’alba dei tempi il cervello umano mediante l’intelligenza artificiale?

Mi chiedo insistentemente nella mente anche un’altra cosa.

Perchè nel corso del nostro secolo, e della storia in genere, non sono state percorse in modo molto assiduo altre vie per affrontare in modo alternativo questioni così spinose?

ALTRI CHIARIMENTI INTRODUTTIVI

Ritengo che, ma questo è solo un mio parere, molti poteri politici ed economici di 800 o 1000 anni prima della nascita di Gesù Cristo avessero una grandissima intelligenza.

Possedendo a mio avviso tale perspicacia, tali autorità indiscusse avrebbero avuto secondo me anche una capacità visionaria incredibile, quanto meno sufficiente a finanziare monetariamente gli scienziati dell’epoca.

Il loro eventuale finanziamento sarebbe stato basato senz’altro sul rischio, ma su un rischio molto ragionato, dato il livello di perspicacia di uomini come, ad esempio,  gli ultimi faraoni.

Sono fermamente convinto che esami come l’elettroencefalogramma sarebbero in questo modo stati inventati oltre un secolo prima del 1929.

Sostengo questa tesi, considerando la sua piena attendibilità soprattutto se le scoperte finanziate in Egitto fossero state diffuse in tutto il mondo.

Il Medioevo sarebbe stato probabilmente un’epoca per nulla oscura, ricca di studi di Neurobiologia, e lo stesso metodo scientifico di Galileo sarebbe stato forse adottato precocemente in questa disciplina.

Il pur brillantissimo Henry Markram si sarebbe sicuramente servito sempre dei Supercomputer, ma per ricerche molto più avanzate.

Egli non sarebbe dovuto ricorrere a software simulativi ancora forse troppo precoci per i miei gusti.

Soprattutto, egli non avrebbe forse usato il computer per indagare le facoltà mentali umane, ma la Psicologia, la Neurobiologia e la Matematica combinate assieme.

Purtroppo però non è stato così, e tutti noi dobbiamo affidarci alle sue ricerche attuali.

Di seguito vi esporrò alcune mie idee personali da semplice profano sul progetto di questo grande scienziato relativo a tali ricerche.

Si tratta proprio di un progetto per indagare il cervello umano mediante algoritmi informatici e potenti supercomputer: l’Human Brain Project.

ALCUNE MIE OPINIONI PERSONALI

1 – Henry Markram riuscirà a simulare anche la mente?

Un’idea balena da tempo nella mia testa.

Per quanto io cerchi di considerarla stravagante e avventurosa, pensandoci bene essa ha una grande importanza sintetizzabile con il seguente interrogativo: Henry Markram riuscirà a simulare anche la mente?

Io ritengo infatti che, tale entità  possa non essere collegata al cervello.

Questa assenza di legami potrebbe non far presupporre una connessione materiale (ad esempio considerando la mente un’altra realtà fisica che interagisce con quella dei neuroni).

Tale “connessione” potrebbe non sussistere neanche a livello puramente complementare.

Con il termine complementare io intendo indicare invece una uguaglianza tra mente e cervello senza alcun contatto fisico tra questi due elementi.

La domanda allora è:”La mente di noi esseri umani è insita nel nostro cervello oppure è un qualcosa di non fisico e quindi non simulabile“?

Alcuni scienziati dalla mente eccelsa hanno introdotto il concetto di fotone psichico, ma, come illustrerò in seguito, la sua scoperta  potrebbe rilevare alcune sorprese negative.

Torniamo perciò al dunque.

La mia idea è quindi incentrata sul fatto che,  occorreranno almeno altri 50 anni di studi prima di poter ritenere validi quelli del neuroscienziato israeliano.

E qui mi fermo!

2 – Il cervello potrebbe non essere simulato nell’infinitamente piccolo

L’altro giorno riflettevo sul tema dell’infinitamente piccolo.

Avevo capito immediatamente che la struttura apparentemente più complessa e fondamentale del cervello potrebbe contenere componenti ancora più misteriosi e basilari.

Questi componenti potrebbero risiedere proprio nei territori dell’infinitamente piccolo non ancora rilevati dagli strumenti come il microscopio elettronico.

Sono a mio avviso componenti così piccoli da non poter essere rilevati neppure da tutti gli altri sistemi sofisticati.

E’ perciò ovvio a tutti che la simulazione di Henry Markram non riguarderà tali elementi subatomici.

3 – Il cervello potrebbe invece essere simulato finalisticamente

Una settimana fa mi risuonava in testa una tematica letta in un sito di Psicologia.

Questa tematica riguardava un concetto molto antico quanto particolare: il Finalismo.

L’autore dell’articolo sosteneva che la nostra mente appare retta da regole basate sulla logica binaria, ma che in realtà nasconde proprio una forma di  Finalismo, forse sottoutilizzato.

Esistono equazioni matematiche come quelle di Luigi Fantappiè che sono capaci di descrivere e prevedere fenomeni fisici e biologici teleologici.

Data la loro semplicità logico – formale esse potrebbero essere facilmente applicate al cervello, non alla mente.

La loro simulazione sarebbe un evento epocale per la Scienza, pur basandosi su un finalismo riduzionista ed incentrato su meri calcoli matematici e metodi algoritmici.

4 – Il cervello sinistro potrebbe basarsi sul determinismo caotico – quantistico

Il termine scritto nel sottotitolo si rifà agli studi dello scienziato Ilya Prigogine, volti a coniugare scientificamente la Meccanica Quantistica e la Teoria dei Sistemi Caotici e Complessi.

Tali studi si sono poi estesi anche alla Biologia, ed ancor oggi il valore di questo premio Nobel morto nel 2003 rimane legato ad un contributo professionale definito come una pietra miliare nella storia del pensiero.

Il loro ordine logico ha delle minime condizioni di incertezza legate sia al caos ed alla complessità sia al caso.

In questo modo il Determinismo si enuclea secondo me in una potenzialità non indagabile nella sua pienezza predittiva.

Si tratta però a mio parere di una potenzialità comunque sufficiente per raffigurare quella del nostro ragionamento e di tutti gli elementi presenti nel cervello sinistro.

5 – Il cervello destro potrebbe basarsi sull’irrazionalismo quantistico

Per irrazionalismo quantistico non intendo una dottrina d’ispirazione psicologica che mira a coniugare in chiave neuroscientifica la Meccanica Quantistica e la Psicoanalisi Freudiana.

Il mio scopo è invece quello di creare un’interazione diversa, basata su un’irrazionalismo soggettivo quantistico incentrato sul rapporto tra fotoni psichici individuali e casualità.

In tale ottica non vengono presi in considerazione i due classici concetti di Inconscio Freudiano e Junghiano.

Questa tesi considera invece la loro irragionevolezza nel descrivere la diversità creativa, razionale ed emotiva dell’individuo.

E’ questo il motivo per cui penso che il cervello destro abbia una struttura quantistica la cui stessa casualità matematica risulta molto difficile da indagare.

Si tratta secondo me di un qualcosa che neanche il progetto di Henry Markram riuscirà ad analizzare persino nei prossimi 10 o 20 anni.

CONCLUSIONE

Il post è giunto alla fine. Voglio porvi adesso due quesiti.

Volete che il progetto di Henry Markram diventi l’unico a livello mondiale?

Ammirate il suo spirito visionario ma forse troppo prematuro per studi scientifici e psicologici così elevati?

Siamo veramente giunti nell’epoca dell’Oltreuomo? Vi espongo il mio parere personale!

Cogito Ergo Est!“, diceva oltre un secolo fa il grande filosofo  Friedrich Wilhelm Nietzsche, l’indimenticabile teorico dell’Oltreuomo e della “Morte di Dio”.

Come potete intuire molto facilmente il significato esplicito di una simile espressione è:”Penso quindi è”.

La 3° parte dell’affermazione, mediante la coniugazione al presente del verbo essere, si riferisce solo ed unicamente alla Realtà oggettiva.

Non ci sarebbe nessuna allusione al soggetto Cartesiano.

L’IDEA FILOSOFICA DELL’OLTREUOMO

Che cosa intendeva però più nello specifico il grande filosofo tedesco con il brevissimo detto appena citato e descritto?

Egli non si riferiva certo alla constatazione che essendoci il pensiero esisterebbe la realtà, ma all’esatto contrario, cioè che esisterebbe la realtà nella sua aseità.

Essa esisterebbe, più propriamente, in modo indipendente dal pensiero. 

Questo sarebbe anche il motivo che renderebbe possibile cogitare e, di conseguenza, rendersi conto dei limiti della ragione umana.

La Logica sarebbe quindi, in altre parole, un elemento che deriva dall’Essere.

In quanto tale, un siffatto elemento sarebbe ontologicamente ridotto rispetto ad esso, pur se permetterebbe di intuirne la grandezza estrema.

Le persone capaci di rendersi conto di ciò non sarebbero degli esempi di Superuomo, ma di Oltreuomo, un  concetto importantissimo di Nietzsche.

Tali individui accetterebbero più precisamente i limiti loro e di tutti i membri della nostra specie,  rispetto all’Esistenza e all’Essere.

Questa ponderatezza  sarebbe un’ espressione della consapevolezza del Non – Senso della vita e del pensiero stesso, ma non in termini di assoggettamento alla crisi dei valori.

I limiti descritti permetterebbero quindi anche di far oltrepassare alla psiche dell’uomo ogni tendenza eccessiva verso l’Assoluto.

Limiti del genere mirerebbero a far rimanere gli esseri umani però nell’ottica di un Umanesimo Nichilista Attivo.

IL 1° PSICOLOGO TEORIZZATORE DELL’OLTREUOMO 

Sigmund Freud, è il celeberrimo Padre della Psicoanalisi nato in Moravia nel 1856.

Egli fu il primo studioso ad affrontare la problematica dell’Oltreuomo nell’ambito della disciplina in cui operava.

La sua idea su questo concetto è molto simile a quella di Nietzsche.

Essa trasformerebbe  il Nichilismo Attivo del filosofo tedesco in una figura che non rimarrebbe nell’ottica Nichilistica Passiva dell’Eterno Ritorno dell’uguale.

Tale figura si identificherebbe invece nell’Oltreuomo, inteso come essere teso verso l’infinito.

Tale essere sarebbe capace di ridare nuovo significato a se stesso e quindi al mondo, integrandosi equilibratamente con esso.

Costui sarebbe capace di far indirizzare il suo cammino mediante il giusto fine che si prefiggerebbe di dare alla sua esistenza.

Questo scopo sarebbe volto unicamente a far procedere l’Oltreuomo verso la strada della ricerca della diversità.

Una diversità infinita, mai continuamente e ripetutamente identica.

LA 1° POST – STORIA (DOPO IL 1968)

Secondo alcune persone, me compreso, la contestazione operaia e studentesca del 1968 sarebbe stata l’inizio della Post – Storia.

Quest’ultima si potrebbe definire una fase dell’esistenza umana successiva alla Storia, ed ovviamente alla Preistoria.

Tale epoca umana sarebbe stata caratterizzata proprio dal tentativo di attuazione delle aspettative psicologiche e morali di Freud e Nietzsche.

Le persone che vivevano in questo periodo avrebbero avuto però una marcia in più rispetto a quanto precognizzato dai due pensatori.

Che cosa intendo con tale considerazione? Qual’è stato il punto di forza in più insito nella mente dei Sessantottini?

Credo che la capacità profetica di questi uomini e donne si sia concretizzata nell’immaginare l’ulteriore evoluzione del loro periodo.

Questo periodo sarebbe un’autentica epoca di crisi dei valori.

Un’epoca caratterizzata soprattutto dal buonismo.

Tale buonismo sarebbe stato previsto  più precisamente come  senso di inutilità del bene, o meglio del benessere.

Esso sarebbe poi stato inteso dalle generazioni  successive ai Sessantottini come insoddisfazione di fronte all’aver tutto, diritti umani compresi.

LA 2° POST – STORIA (DOPO IL 1989)

La Caduta del Muro di Berlino ha segnato uno spartiacque tra l’epoca della 1° Post – Storia e la 2°.

Quest’ultima è forse la più ricca di piaceri e benesseri, ed allo stesso tempo la più mediocre di tutta l’evoluzione umana, dal Paleolitico ad oggi.

Credo all’eccessivo piacere raggiunto dopo la conquista (anche se ancora non totale!) dei diritti dell’uomo e della facilità dell’esistenza.

Un risultato del genere è stato ottenuto grazie al progresso scientifico e tecnologico, però penso che abbia trasformato anche gli idealisti.

La politica ne è un classico esempio, ma non è il solo ambito mediocre.

Penso infatti che anche la musica, sia di Destra che di Sinistra, abbia perso sempre più la poesia del passato.

IL MIO PARERE PERSONALE SUL NOSTRO PERIODO

Io sono arrivato alla tristissima conclusione che il nostro periodo sia, e sarà anche in un futuro molto remoto, un’epoca insuperabile.

Mi dispiace molto dirlo!

Forse ci saranno molti miglioramenti, in parte grazie anche al contributo di Papa Francesco, e soprattutto di scienziati futuri incredibilmente visionari.

Rimarrà però per sempre a mio avviso una mediocrità di fondo.

Tale mediocrità è e sarà, almeno per moltissimo tempo ancora, l’espressione più inquieta dell’Eterno Ritorno.

Il suo sembrare spontanea e profonda, nascondendo invece una falsità ed un conformismo difficili da cogliere.

Non voglio esaltare, come fanno molti settantenni, sessantenni e cinquantenni, il periodo degli anni ’60, ’70 ed ’80.

Il Non – Senso attuale è però per me forse addirittura peggiore di quello Socratico!

CONCLUSIONE…

Il post è giunto al termine. Voglio porre due quesiti a tutti voi lettori. Condividete, almeno in parte, quanto asserito da me nell’articolo? Sono stato forse troppo tragico e/o polemico?

La bellezza fisica femminile ha anche una connotazione spirituale e non solo materiale

Quest’articolo di oggi parla di una questione filosofica molto profonda e originale: il mio pensiero riguardo alla bellezza femminile, ed alla sua non riducibilità a qualcosa di unicamente materiale, ma anche molto spirituale e profondo.

Per spirituale non intendo qualcosa di religioso, ma la riconducibilità ad una Psicologia non riducibile agli aspetti emotivi più evidenti.

1- I piedi in aria di certe ragazze ventenni o trentenni comunicano il voler essere dominate 

Io penso che, quando certe giovani di venti o trent’anni si stendono sul letto, si tolgono le scarpe e le calze, e mettano i piedi in aria, lasciandoli sospesi, od appoggiati al muro od all’armadio, esprimano un aspetto interiore profondo: il desiderio di essere dominate.

Credo che questa sensazione derivi dalla considerazione comune del sesso come dolce far niente, nè studiare nè lavorare, e quindi essere mantenute, schiavizzate o prese in giro dai loro compagni.

In effetti, secondo me, i piedi messi in alto, esprimono irrazionalmente un qualcosa di molto immateriale, non interpretabile oggettivamente dagli altri, ma che richiama una voglia di mostrare il loro corpo lungo e sinuoso come bello ma inefficiente, come se le ragazze più basse fossero più abili, ma meno attraenti.

Credo che, una mia amica che raccontava questa sua condizione un po’ malata, vivesse questa condizione a causa del fatto che non avesse mai lavorato, e che le avessero anche detto:”alta e sciocca”.

Penso che però, per altre donne, il desiderio di essere sottomesse sia molto più equilibrato e ben vissuto, e non si trasformi in una sorta di masochismo.

2- Una donna nuda esprime il suo lato immateriale attraverso l’assenza totale di ogni minimo pelo

Io ritengo anche che, una donna nuda, esprima il suo lato immateriale attraverso la bellezza di apparire senza peli, sia nel candore della pelle bianca, che nell’altrettanta bellezza della pelle scura.

3- Penso che ci sia un’eccezione al sottotitolo precedente rappresentata dalla femminilità del pelo vaginale

Credo che ci sia un ‘eccezione alla regola esposta nel sottotitolo precedente a questo: la grande femminilità materiale ed immateriale estrinsecata dalla attrazione del pelo vaginale.

Questa, così come la precedente, sono sensazioni soggettive solo apparentemente superficiali e maschiliste, e che vogliono invece esaltare la grande interiorità della donna, ed il fatto che fisico e psichico in realtà si sovrappongano.

4- La bellezza del viso e del sorriso ha una connotazione anche immateriale

C’è da precisare che, anche il viso ed il sorriso femminili esprimano a mio avviso una connotazione immateriale, come ho avuto modo di riscontrare in donne non fisicamente in linea e perfette, ma molto empatiche ed allegre.

Credo che, però, anche le ragazza definite “bellissime” siano ulteriormente valorizzate da un viso ed un sorriso molto espressivi.

5- Il seno grosso di una donna nuda  certe volte è sinonimo di una bellezza che comunica il lato immateriale

Io ritengo che, il seno grosso di una donna nuda, non sia quasi mai eccessivo e volgare, e credo invece che richiami un lato immateriale dolce e sensuale.

Conclusione…

L’articolo è arrivato alla sua conclusione. Voglio porre tre quesiti a voi lettori.

Quanto siete consapevoli della bellezza fisica anche immateriale della vostra fidanzata o di vostra moglie? Avete mai comunicato ai vostri figli adolescenti questa sensazione?

Avete mai riscontrato in una diva del cinema tratti fisici anche non legati al volto che denotassero una sensazione di profonda dolcezza interiore?

Controllo del pensiero e transfert psicoanalitico

Le Neuroscienze hanno recentemente dimostrato (vedi link) che è un dato di fatto leggere nella mente le parole pensate in base al loro suono cerebrale.

La domanda fondamentale che voglio porre è: potrebbe essere fattibile in un futuro non proprio prossimo una terapia Psicoanalitica che permetta una sorta di transfert tra paziente e specialista basato su questo sistema rivoluzionario?

2 possibili modalità di transfert equilibrati

Io credo fermamente nella possibilità di un transfert molto equilibrato e rispettoso della privacy più profonda della psiche del paziente, non caratterizzato dalla decifrazione completa delle parole pensate.

Penso invece ad una possibile analisi vaga ed incompleta dei vocaboli delle frasi come la seguente:”Oggi mi sento di poter confidare a questo medico le mie disavventure lavorative, ma non mi sento di rivelargli il mio desiderio che il mondo professionale sia più facile, perchè ho paura che mi dia dell’incapace!!”.

Il paziente, in una situazione del genere, grazie alla lettura vaga del pensiero sarà per me nella condizione di dire al terapeuta questo pensiero così forte, ma senza farlo apparire come qualcosa di aggressivo verso di lui, ma solo come una timidezza del tutto innocua.

La verità è che la sensazione di voglia di poca confidenza nei confronti dello Psicologo sarà in realtà violenta e minacciosa verso questo specialista, ma con questo metodo di lettura della psiche trasparirà a mio parere solo una parziale ma soddisfacente sincerità, ed è già qualcosa di molto positivo.

Ci sarà a mio avviso la possibilità di implementare un altro sistema simile a quello appena descritto, basato sulla rivelazione di parole pensate che abbiano una tonalità oggettiva, cioè che non richiamino un modo di essere troppo soggettivo, condizionato dal modo di fare della famiglia del paziente.

La modalità che ho esposto eviterà secondo me l’espressione di disappunto del terapeuta verso le persone più legate al malato  ed alla sua storia, senza che il soggetto in cura ne rimanga frustrato o ferito.

Limiti e pregi della decifrazione mentale

Sono convinto che, se anche gli Psicologi dovessero trovarsi perfettamente a loro agio con i macchinari adibiti alla lettura del pensiero imparandoli ad usare nei minimi dettagli, avrebbero difficoltà a convincere i loro pazienti nell’intraprendere analisi introspettive di questo genere.

Credo d’altro canto che, malgrado l’inevitabile violazione parziale della privacy e la riduzione in schiavitù dei malati, metodi così sofisticati potranno essere d’aiuto a decifrare stati d’animo patologici complicati.

Penso che neanche il soggetto che li dovesse provare in un futuro remoto riuscirebbe ad afferrarli e superarli senza queste tecniche.

Ritengo pure che, anche nei casi di grande successo scientifico e terapeutico di questi sistemi, in certe zone del nostro Paese la scarsità di fondi bloccherà queste ricerche in caso di grave crisi economica.

Sono però dell’idea che, nelle stesse regioni d’Italia,  in periodi di maggiore prosperità, il progresso duraturo  e il perfezionamento costante del controllo del pensiero lasceranno tracce indelebili, malgrado poi non migliorino esponenzialmente per colpa dei burocrati e delle pesanti difficoltà.

Due differenze con un software del passato

Ci saranno a mio avviso due grandissime differenze tra simili tecnologie e un’applicazione informatica degli anni ’60 che cercava di far evitare ai pazienti il suicidio.

La prima differenza consisterà secondo me nella vicinanza del terapeuta rispetto al malato psichico, in modo da potergli impedire gesti che possano portare alla morte.

La seconda variazione si enucleerà  per me nella possibile decifrazione di pensieri basati sull’intenzionalità di compiere atti così sofferenti e gravi, del tutto impossibili da giudicare, ma che un medico dovrebbe sempre far evitare.

Il gravissimo limite sarà però a mio avviso il non riconoscimento dell’aggressività nelle parole pensate dal depresso; credo quindi che solo con una frase chiarissima tipo:”Mi voglio suicidare!”, lo Psicoanalista sarà in grado di capire mediante la lettura della mente la volontà del malato di farla finita.

Conclusione…

L’articolo sta terminando. Voglio fare due domande a voi lettori.

Credete di conoscere alcune rarissime aziende italiane, o comunque europee, che già oggi stanno investendo a lungo termine in queste tecnologie?

Pensate che un giorno ci potrà essere un’applicazione non professionale su smartphone basata sul Transfert Psicoterapeutico mediante la lettura del pensiero?

Come sarà la psicologia tra 20 anni: 10 visioni “fantascientifiche” che ritengo realistiche

Sono abbastanza appassionato alle implicazioni fantascientifiche (ritenute ovviamente tali perchè immaginate nel futuro) della Psicologia, in particolar modo a quelle che ritengo più realistiche e veritiere.

Adesso me ne vengono in mente esattamente 10, che qui di seguito vi elencherò.

1 – La lettura del pensiero: io penso che, ancora più di oggi, le tecniche per decifrare le parole pensate dal loro suono nel cervello, tra 20 anni saranno ancora più avanzate e promettenti.

Sono convinto che esse progrediranno in modo molto più fecondo al di fuori dell’Italia (salvo ovviamente le poche, ma non pochissime eccezioni).

Sostengo tale idea proprio perchè finanziare simili ricerche nel nostro Paese costerà ancora troppo (malgrado il superamento dell’attuale crisi), e anche per un altro motivo.

Sento che tale fattore consisterà nella poca capacità dei nostri connazionali di pensare oltre il senso comune e la paura di un futuro che sembra a loro pura stranezza o magia.

Sono comunque della folle idea che lo sviluppo scientifico – tecnologico nel settore della lettura neurofisiologica del pensiero assumerà connotati così all’ordine del giorno e verosimili che persino i soggetti più anziani non se ne accorgeranno (nè tanto meno si sorprenderanno).

Penso che quanto appena detto avverrà persino al di fuori dell’Italia, anche se forse non in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, poichè essi sono Paesi molto più all’avanguardia e follemente visionari del nostro, così come di molti altri.

Credo comunque che anche gli Psicologi di formazione non medica useranno la lettura del pensiero a fini terapeutici o sperimentali.

2 – La Psicologia Analitica radicale: a mio avviso una parte della scuola di pensiero fondata da Carl Gustav Jung indagherà ancora più a fondo i fenomeni paranormali.

Lo farà secondo me senza perdere quell’alone di “scienza” pseudo – esoterica che non trova seguaci nè nei sostenitori del metodo galileiano e falsificazionista puri, nè nelle dottrine di ricerca proprie dell’indagine sul mistero e/o della parapsicologia a 360 gradi.

Questa seconda idea è basata sulla poca considerazione di alcune idee Junghiane, che mi sembra improbabile e poco veritiero che cambino anche fra vent’anni.

3 – La Psicoterapia Cognitivo – Comportamentale: ritengo che il settore terapeutico e di ricerca basato sulle teorie Cognitivo – Comportamentali prenderà sempre più piede.

Credo in tale convinzione perchè sto vedendo la rapidità con la quale esso sta “soppiantando” la Psicoanalisi di stampo Freudiano e Lacaniano, grazie ai successi sempre più frequenti nella cura dei Disturbi di Personalità.

4 – La Psicologia e la Psicoanalisi Matematiche: penso che un settore di ricerca come quello della Psicologia, ma anche della Psicoanalisi Matematiche, prenderà ancora più piede tra vent’anni.

Lo dimostra a mio avviso la necessità di fare dello studio della mente e dell’anima una scienza esatta, magari comprovabile in un futuro anche con piccoli esperimenti.

Ci sono diversi esponenti di una simile impostazione di pensiero, tra cui Antonello Sciacchitano, eminente studioso di matematica applicata alla psiche ed ex seguace di Lacan.

5 – La Psicologia del Lavoro: sono pienamente convinto che progrediranno anche gli attuali test intellettivi e di Personalità che ci sono in molti ambiti del mondo del lavoro.

Ho una simile opinione perchè credo che fra vent’anni la società sarà strutturata sulla falsariga di quella odierna, a causa della perdita dei valori, e quindi della crisi della società occidentale di cui certe aziende sono per me l’esempio più lampante.

6 – Lo studio di nuove psicopatologie: credo com’è ovvio che, fra due decenni, compariranno nuove forme di malattie mentali o comunque di disturbi psichici lievi o importanti, e che saranno studiati molto approfonditamente.

7 – Grafologia: sono convinto che il settore della grafologia troverà tra vent’anni ancora più piede, perchè ritengo che sarà un settore validissimo e intramontabile ancora per molto tempo, così come lo è oggi.

8 – Psicologia dello sport: penso che, a causa  degli interessi economici in gioco, il calcio e altri sport saranno sempre seguiti, e che che quindi  ci sarà bisogno di specialisti che motivino le grandi risorse degli atleti anche nel 2034.

9 – Test psicologici computerizzati valutati a distanza: ritengo che fra vent’anni ci saranno test computerizzati valutati a distanza, un po’ come succede già in parte oggi, ma con una sofisticazione fortemente maggiore.

10 – Primi microchip dotati di autocoscienza: la mia idea è che nel 2034 saranno costruiti i primi microchip dotati di forme elementari di autocoscienza, come la consapevolezza di essere nel proprio “corpo”.

Credo che  i processori proveranno a sentire anche delle forme di stanchezza che permetteranno di sentire ancora più l’organismo come qualcosa  di pienamente inserito nella realtà spazio – temporale.

Tutto ciò creerà a mio avviso nuovi studi di Psicologia, che si baseranno su tali tecnologie per capire le loro differenze con gli esseri umani.

Conclusione…

Eccoci giunti al termine dell’articolo. Voglio porre un quesito a voi lettori. Credete di immaginare altri settori della Psicologia che evolveranno ulteriormente tra vent’anni?

Giochi quantistici e malattia mentale

La Teoria dei Giochi Quantistici (o T.G.Q.) è l’interazione tra la geniale costruzione fisico – matematica elaborata da persone del calibro di Erwin Schrodinger, Werner Heisenberg e Paul Dirac e gli studi ormai datati di John von Neumann e John Nash, applicati con successo anche all’economia.

Confronto tra patologie di diversa gravità

Veniamo adesso al dunque: che legame c’è tra la Teoria dei Giochi Quantistici e la malattia mentale?

Io ci tengo a precisare che lo scopo dell’articolo è quello di descrivere i sofisticati meccanismi che sottostanno sia alle Nevrosi molto gravi, sia ai Disturbi di Personalità e alle forme Depressive e Autistiche non Psicotiche.

Affermo tale considerazione dato che il problema delle patologie ritenute da molti “devastanti” e “totalmente incurabili” potrà essere affrontato meglio (a mio modestissimo avviso) da speculazioni logico –  formali più solide della T.G.Q., che analizzeranno l’uomo oltre la terza e la quarta dimensione (vedi link).

Casualità e Psicosi 

Gli studi moderni ci dicono che fenomeni come il “dilemma del prigioniero” potrebbero porre le basi per espedienti dell’inconscio più profondi e misteriosi, come quelli alla base della Schizofrenia.

Penso però anche alla difficoltà di approcci come questo nel descrivere su base probabilistica allucinazioni e altri stati alterati più sconosciuti.

E’ per tale motivo che nel precedente paragrafo ho rimandato la problematica delle patologie gravissime all’articolo sul modello speculativo delle Stringhe che sarà per me applicato ad esse.

Se  una carenza del genere sarà superata mediante una concezione della casualità più rigorosa, credo che in futuro la Teoria dei Giochi Quantistici potrà comunque integrarsi con nuovissime impostazioni fisiche o matematiche.

Casualità e malattie mentali non Psicotiche

Le  ossessioni infantili stabili, la Sindrome Borderline lieve o importante e la Malattia di Asperger sono quasi tutte patologie che non alterano eccessivamente il senso di realtà, e saranno perciò analizzabili secondo me anche mediante calcoli e dimostrazioni aleatorie.

Una visione del genere sarà a mio avviso comunque anch’essa oggetto di perfezionamenti ulteriori, e in un’epoca lontana anche i Disturbi di Personalità beneficeranno di indagini più approfondite.

Tali malesseri non sorgono sempre da bambini, a differenza di alcune specifiche Nevrosi Gravi, e durano per gran parte dell’esistenza, forse per sempre.

Le allucinazioni possono presentarsi qualche volta pure in questi disagi dell’anima, ma un aiuto valido in merito potrà essere dato a mio avviso dall’interazione tra le Teorie delle Stringhe che non descriveranno le Psicosi e il modello formale dei Giochi Quantistici.

Questi ultimi due approcci beneficeranno secondo me in un futuro un po’ più remoto pure di altri progressi speculativi più avanzati.

Devo invece chiarire che è a mio parere molto difficile che le visioni allucinatorie si possano presentare nelle Nevrosi anche molto Gravi.

Questa è la ragion per cui le costruzioni matematiche  descritte nella frase antecedente  a quella che precede la presente saranno per me inutili per spiegare le pochissime alterazioni del senso di realtà (quasi inesistenti e molto leggere) in simili disturbi.

Ho la necessità di sottolineare come l’uso di complicatissime equazioni potrà comunque servire secondo me a comprendere e a curare tutti gli altri aspetti di queste malattie abbastanza più “lievi”.

Altre opinioni personali 

Credo che la Teoria dei Giochi Quantistici sia già oggi in grado di fornire delle conoscenze sulle malattie mentali.

Io però penso che in un futuro prossimo questa elegante e sofisticata costruzione matematica approfondirà meglio il cosiddetto “dilemma del prigioniero”, anche se come ho già asserito tale idea sarà per me del tutto soppiantata (o quanto meno completata) in una periodo più remoto da altri concetti aleatori più solidi.

Il limite della attuale versione del problema dell’uomo incarcerato (scusate se sto usando dei sinonimi della denominazione tra virgolette inserita nella frase antecedente alla presente) è a mio parere l’eccessivo approccio economicizzato insito nella sua teorizzazione.

Io intendo delineare con il termine evidenziato in nero (e collocato nel periodo grammaticale che ho scritto prima di questo) l’eccessiva adozione di nozioni solitamente usate per descrivere il mercato.

Non dobbiamo dimenticare che John Nash ha ricevuto il premio Nobel in Economia, malgrado le sue ricerche si estendessero allo studio generico del comportamento umano.

Conclusione

Ritengo che la Teoria dei Giochi Quantistici sia un modello logico – formale molto solido e promettente. Pongo a voi lettori una domanda. Credete che simili studi potranno un giorno essere automatizzati dal computer?

 

Teoria delle stringhe e psicosi

La Teoria delle Stringhe è un geniale modello fisico formulato più di quarant’anni fa, che non ha trovato però ancora conferme sperimentali capaci di analizzare l’intero Universo, in tutta la sua storia dal Big Bang ad oggi.

Il campo di applicazione, al quale tale artificio matematico è stato invece applicato con successo, riguarda la Superconduttività.

Una via per spiegare la psicosi: realtà o fantascienza?

Io comunque mi pongo una domanda: è possibile applicare una costruzione scientifica come la Teoria delle Stringhe a malattie mentali molto gravi come le varie psicosi?

La cosa che mi viene in mente è l’affermazione del fisico e matematico Roger Penrose, il quale ha detto che solo le leggi complicate della Gravità Quantistica possano far luce sui misteri della mente come la coscienza, e forse pure su altre peculiarità del cervello ancora più misteriose.

Io però penso anche che in futuro, la Teoria delle Stringhe, per raggiungere un simile risultato, dovrà conciliarsi con le scuole di pensiero terapeutiche di impostazione analitica sorte da Freud in poi.

Credo che essa non potrà fare a meno di considerare anche la Psicologia di tipo fenomenologico , esistenzialista, cognitivo comportamentale e così via, per interagire con essa.

Ritengo che un progetto così sofisticato dovrà tenere pure conto dei futuri progressi della matematica e della fisica, e della loro conciliazione con nuovi strumenti  dimostrativi e di calcolo logico – formali più sofisticati, che nella nostra epoca ancora non ci sono.

Comprendo benissimo comunque che, considerazioni come quelle appena esposte fino alla precedente frase rischino di rendere difficilissimo il discorso e di sfociare in una forma di fantascienza post – era contemporanea (e quindi non immediata, anche se neppure remota).

Il problema della completezza

Penso che il Teorema di Incompletezza Sintattica e Semantica di Godel, crei difficoltà nel far avere un quadro esauriente di tutte le diagnosi di tipo psicotico, mediante il ragionamento proprio della “regina delle scienze”, e forse chissà, anche di altre discipline meno rigide e precise.

Io però credo nell’accumulazione della conoscenza: ciò che oggi è, o sembra, frammentario, pone le basi per gli sviluppi successivi.

La condizione relativa allo studio delle malattie mentali come la Schizofrenia, o altre leggermente meno devastanti, sarà resa più solida perché probabilmente si troveranno delle sorprendenti vie d’uscita.

Una possibile via d’uscita futura

La Teoria delle Stringhe può rappresentare il primo passo di tale processo esponenziale, proprio perché analizza dimensioni spaziali superiori alla terza e al tempo, conciliando la Relatività Generale di Einstein con la Meccanica Quantistica, almeno dal punto di vista logico – formale.

Credo che solo risolvendo le equazioni di questo tipo di modello in chiave neurologica, non solo psicologica, si possa arrivare ad una teoria della Psicosi esauriente.

Le dimensioni extra potrebbero quindi a mio avviso essere presenti nel cervello, in maniera a tutt’oggi sconosciuta, magari non solo allucinatoria, anche se non sono state presumibilmente esplorate neanche secondo un’ottica puramente filosofica.

Il compito futuro della Teoria delle Stringhe dovrà essere secondo me l’unificazione di psiche e biologia, aggiungendo alle idee auspicate da Roger Penrose una conoscenza della malattia molto più solida.

Conclusione…

Oggigiorno ci sono molti dilettanti che elaborano versioni della Gravità Quantistica solo per divertimento, senza alcuna pretesa di scientificità.

Voi lettori ne conoscete qualcuno che abbia applicato modelli del genere anche allo studio delle malattie mentali?

 

L’idea dell’anima nei bambini

Capita molto spesso che ragiono in maniera toccante e profonda sul mondo infantile, e sulle sue mille risorse inespresse.

Rifletto attentamente su un fatto apparentemente  molto inusuale: i bambini, come sentono, percepiscono o pensano il loro mondo interiore?

Io cerco di andare anche oltre, ponendomi lo stesso quesito in modo più specifico. I soggetti che vivono ancora nella fase che va fino ai dieci anni di età, credono in qualche modo di avere un’anima, o addirittura una vita spirituale?

I bambini hanno (per me!) una mente molto sofisticata

La mia convinzione su questo tema fa a pugni con una certa retorica del sostenere a tutti i costi una elaborazione introspettiva infantile del tutto diversa da quella puberale, adolescenziale o adulta.

Credo anche che un piccolino di due anni che affermi:”Sono felice!” sorprenda chiunque sia abbastanza più vecchio di lui.

Mi viene in mente però un’affermazione fatta diversi anni fa dal premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia Gerald Maurice Edelman, con la quale egli asseriva la continua selezione e variabilità delle emozioni in modo molto più accentuato rispetto a tutti gli altri processi mentali.

Io sono della folle idea che una tale abilità di scelta e cambiamento sia presente in qualche modo pure nei neuroni dei bambini, e che il loro cervello sia molto più evoluto di quanto la scienza finora ha fatto credere.

Ho sentito dire certe volte che ad una certa età (sicuramente anche prima dei dieci anni) si abbia già un’idea della morte di una persona cara, così come della propria.

Penso però che la sofisticatezza della mente infantile non si limiti solo alle situazioni gravi, né tanto meno ai lutti.

Un’interiorità molto profonda

Il gioco stesso è forse la manifestazione di una interiorità che non può essere ridotta ad una diversa percezione della realtà, manifestata solo mediante pensieri “puerili”.

L’attività ludica comporta la consapevolezza emotiva di scoprire che le attività quotidiane (specie se impegnative) devono essere “sublimate”.

Penso che i piccoli di 5 o 6 anni si rendano ormai conto che tali fatiche vadano compensate con qualcosa che permetta di prescindere dall’eccessivo senso individualista di un ambiente genitoriale ovattato, così come dai piccoli grandi doveri imposti dal dover frequentare la scuola materna o elementare.

I bambini sentono di dover costruire una propria identità, una prima vita autonoma mediante il rapporto con i coetanei.

Nei due casi citati nella frase prima della precedente si desidera evadere da situazioni note ritenute ormai non le sole possibili: l’eccessivo attaccamento alla famiglia (non più così indispensabile come qualche anno prima) e gli impegni faticosi come alunni di una classe.

Si desidera inoltre scoprire a mio avviso in simili circostanze un modo più bello e coinvolgente di riprovare il senso piacevole della propria unicità. Gli adolescenti che cercano il legame con l’altro sesso ragionano per me in un modo quasi analogo.

I piccoli individui di cinque, sei o otto anni non sono perciò (a mio avviso) moralmente immaturi ed egocentrici, e vivono per me la socialità in modo completamente diverso dalla modalità quasi unicamente soggettiva di quando erano neonati.

Il batticuore prima di una recita molto impegnativa da fare alla scuola elementare, la fine dell’asilo  e la relativa paura a doversi inserire in un ambiente nuovo l’anno dopo, sono per me inoltre solo due delle tante manifestazioni emozionali “particolari”.

Ritengo che esse possano far presagire già nell’infanzia l’esistenza di una dimensione complessa denominata “anima”.

Penso comunque che una denominazione del genere racchiuda  anche il piacere del tutto sublimato di sentire il contatto con gli altri. Il gioco rappresenta per me (come ho già detto) tale compensazione.

Credo però che la voglia di relazionarsi con i coetanei sia per me qualcosa che possa iniziare a concretizzarsi anche mediante forme di scoutismo adattate ad una fase così importante dell’infanzia.

Questo è per me un modo ulteriore di approcciarsi alla profondità “spirituale”, non importa se di tipo religioso, o semplicemente intesa come qualcosa di sensibile, intenso, ma del tutto terreno e materiale.

Altre 2 opinioni soggettive

Penso talvolta alla ricchezza emozionale dei bambini di 5, 6 od 8 anni nel cominciare ad aiutare i fratelli più piccoli. Questa è per me un’altra forma di spiritualità, o di “percezione” del concetto di anima.

E’ anche per me vero che (come ho già detto in questo stesso articolo) un fanciullino di due anni che dice di essere felice abbia già una certa complessità emotiva. Che cosa differenzia però la psiche di un bambino così piccolo da uno di qualche anno più grande?

Io penso che la diversità interiore di un soggetto ancora molto in erba si enuclei nell’assenza della comprensione del concetto di anima.

L’introspezione è già molto raffinata anche nella mente di tale bambino, ma non viene afferrata nel suo valore esistenziale profondo (capace di dare unicità ed autonomia alla propria vita).

Ultime 3 opinioni personali

Credo ogni tanto che si avveri un giorno la mia speranza di scoprire nei bambini che un domani avranno 5, 6, 7 od 8 anni  (non importa in che epoca futura, e quanti anni avrò) doti di empatia inaspettate.

Ritengo pure che l’interazione di Neuroscienze e Psicologia farà un giorno luce sull’età precisa in cui sorge mentalmente (a livello percettivo o razionale) la consapevolezza del concetto di anima.

Non ci sarà per me da stupirsi se qualche sfruttatore userà un giorno certi bambini non troppo piccoli per trovare a tutti i costi in loro doti paranormali od extrasensoriali.

Per concludere

L’idea dell’anima affascina l’uomo da secoli. Pensate che questo concetto non sia presente nei bambini dai 5 anni di età? Oppure conoscete qualche caso che dimostri il contrario?