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6 opinioni di un profano sul rapporto tra Neuroteologia e Psicologia

Stamattina mi sono alzato molto presto, per essere più preciso vi dirò che erano le ore 6.30.

Dopo essermi rasato la barba, fatto una doccia e poi vestito, mi sono avviato verso il portone di casa per aprirlo e poi per chiuderlo, sono uscito sul pianerottolo e ho preso l’ascensore per scendere in garage.

Ho preso la mia auto e sono corso a folle velocità verso il pronto soccorso.

Una volta arrivato lì dopo aver parcheggiato, sono salito a piedi al primo piano ed ho notato improvvisamente  una scena tetra e raccapricciante!

In uno dei corridoi del reparto ospedaliero una donna era morta da pochissimo!

Questa giovane signora era la compagna di stanza di mia madre, affetta da una lieve cardiopatia.

Il motivo della mia frenesia è stato proprio una telefonata che annunciava lo svenimento imprevisto di mia madre, ricevuta proprio alle ore 6.28.

In tale momento ero infilato ancora sotto le coperte malgrado mi fossi svegliato da poco.

ALTRI CHIARIMENTI INTRODUTTIVI

La causa dell’improvviso svenimento di mia madre era stato proprio lo stress di assistere all’inspiegabile arresto cardiaco di una donna che era andata a trovare suo padre.

Si trattava di proprio della stessa persona che poi ho visto morta in corridoio, una ragazza di 29 anni senza alcuna patologia fisica o psichica riconducibile ad una spiegazione medica.

Mia madre si è poi ripresa presto, e quando sono tornato a casa, alle ore 14.20, per mangiare, ho pensato di scrivere questo articolo.

Il motivo principale è stato sin da principio quello di analizzare meglio alcune opinioni Neuroteologiche o Psicologiche dell’intervento di Dio sull’uomo.

In questo caso si sarebbe trattato ipoteticamente di un’azione soprannaturale sulla ragazza che “avrebbe preso con sè”, in Paradiso.

Il fine di scrivere questo post è stato però anche quello di parlare del rapporto tra Neuroteologia e Psicologia in generale, senza limitarmi al solo intervento “manuale” di Dio su di noi.

IL MIO PARERE PERSONALE

1 – Il caso della ragazza morta e la mano di Dio

Penso che i Neuroteologi possano credere di confutare o dimostrare l’intervento di Dio su questa ragazza per trovare una spiegazione a questo suo malessere.

Il problema però consiste proprio nella faziosità di questa Scienza, essendo studiata sia da Religiosi che da Agnostici od Atei per fini tra loro molto differenti.

La Psicologia, dal canto suo, comprende diverse sottodiscipline potenzialmente o realmente imparziali.

Credo però che, fenomeni come quello della ventinovenne che muore all’improvviso, siano spiegabili solo con una scientificità che finirebbe a sconfinare inevitabilmente nel fazioso.

Le diverse sperimentazioni proseguirebbero all’infinito ogni volta secondo una o l’altra delle varie tesi.

Forse però, solo con un qualcosa capace di far convergere tutti questi punti di vista, potrebbe ipoteticamente avere un alone di scientificità Neuroteologica o Psicologica.

2 – Padre Pio e l’intervento del Signore su di lui

Il fenomeno di Padre Pio potrebbe essere studiato secondo un’ottica Psicoanalitica di impronta però Psicosociale, vista la grande risonanza mondiale del fenomeno.

Penso comunque che, il diverso sussistere di un’infinità di varie interpretazioni, abbia fatto scaturire una grande confusione.

Credo poi che, la risonanza sociale di questi avvenimenti religiosi controversi, sia stata da principio la causa iniziale della diversità di opinioni.

Queste sono le ragioni per cui un’interpretazione Neuroteologica o Psicologica d’altro tipo, più diretta, imparziale ed incentrata sull’individualità del Santo  sia a mio avviso impossibile.

Allo stesso modo è per me indecifrabile secondo me anche il fenomeno delle stigmate e  l’atteggiamento presente nell’ambiente professionale in cui Padre Pio operava.

Ritengo che sia quindi utopistico capire a fondo come il Santo ed i suoi colleghi lavoravano con i seguaci in modo il più oggettivo possibile.

3 – L’esperienza religiosa come non identificazione con Dio

Molti credenti anche Cattolici osservano il fatto che percepire attendibilmente i fenomeni soprannaturali prettamente religiosi non significhi identificarsi con Dio.

Questa entità suprema non può essere a loro avviso svelata nella sua verità ultima e estremamente profonda, neanche con la Neuroteologia più faziosamente Cristiana.

La Psicologia di fronte a queste tesi non può che, a mio modesto parere, limitarsi a sospendere il giudizio su argomenti che i suoi studiosi rifiutano giustamente come non oggettivi ed imparziali.

4 – Neuroteologia e Psicologia Cognitiva

La differenza tra la Neuroteologia e la Psicologia Cognitiva è la diversa considerazione dei processi mentali e sensoriali, molto astratti e sfumati nella prima, e più lineari ed inquadrabili nella seconda.

Ritengo che esse non possano mai avere nessun legame accademico serio e complementare.

5 – Neuroteologia e Psicologia della Religione

La Neuroteologia potrebbe a mio parere confermare a livello cerebrale molte tesi teoriche della Psicologia della Religione, se diventasse più imparziale.

6 – Neuroteologia e Psicologia Dinamica

Freud, padre della Psicologia Dinamica, diceva che la religione è la manifestazione di un’autentica nevrosi collettiva.

Io però penso che, un giorno, nascerà una forma di Psicologia Dinamica esente da qualsiasi scuola o dottrina, capace di produrre risultati imparziali.

Essa sarà secondo me alla stessa stregua della Neuroteologia non faziosa che ci sarà forse in futuro.

CONCLUSIONE

 Anche per oggi il post è giunto alla sua conclusione. Voglio porvi adesso due quesiti.

Credete che la Neuroteologia ed alcune branche della Psicologia potranno, nel lontano futuro, essere combinate in una grande teoria unitaria?

Avete sperimentato qualche esperienza di vita simile a quella che ho raccontato io all’inizio dell’articolo?

5 idee originali di un profano sul libro “Psicologia della religione e teoria dell’attaccamento”

E’ uscito nel 2009 un nuovo libro di Psicologia.

Oggi ho navigato furiosamente in Internet. Sono rapidamente venuto a conoscenza di un interessante recensione su questo testo tecnico.

Devo innanzitutto ricordarvi che sono un semplice profano appassionato di Psicologia.

Intendo menzionarvi per correttezza anche il fatto che non ho nemmeno letto il libro in questione, ma solo, appunto, la sua recensione.

ALCUNI CHIARIMENTI INTRODUTTIVI

L’immagine del dipinto che ho inserito nella pagina del presente post è di un pittore francese che, tra l’altro, si occupò anche di religione.

Vi dico adesso anche il suo nome, così, a semplice titolo informativo: William Adolphe Bouguereau.

Ho inserito il link solo per chi è interessato a leggere la sua vita e le opere sulla pagina Wikipedia dedicata a lui.

Torniamo però adesso al dunque.

Intendo esprimere 5 opinioni personali abbastanza dettagliate ed originali in merito a quanto scritto nella recensione sulle tematiche affrontate nel libro.

Lo voglio fare cercandovi di trasmettere il lato più appassionato e spontaneo di me.

LE MIE OPINIONI PERSONALI

Ecco a voi finalmente i cinque punti nei quali chiarirò il mio parere personale di profano:

1 – Una terza tipologia di interconnessione tra età diverse 

Io penso, grazie ad alcuni miei vecchi ricordi adolescenziali e post – adolescenziali, che i rapporti tra attaccamento e religiosità fossero simili a quelli dell’infanzia ed alla prima maturità, ma per un terzo aspetto.

Mi riferisco alla elaborazione fantasmatica ed emotiva di questi legami durante il sogno R.E.M. notturno.

Questa elaborazione non era quindi una mera rappresentazione interiore consapevole legata al mio parere, nè tanto meno (ovviamente!) solo il legame in sè stesso.

Gli oggetti onirici erano molto più filo religiosi fino ai 20 anni di età, in quanto io ero equilibratamente condizionato dalla mia famiglia, molto Cattolica.

Essi erano invece più confusi e legati a personaggi strani nell’infanzia.

Dopo i 30 anni di età gli oggetti del sogno erano invece semplicemente basati su un forte ateismo, ed oggi sono invece più agnostici e razionali.

Tutte queste sensazioni oniriche presupponevano che nel mio inconscio ci fosse anche un grande attaccamento a figure inesistenti e quindi immaginarie e non solo ad individui reali.

2 –  Il fondamentalismo religioso ha una base cognitiva in zone del cervello sinistro

Sono assolutamente convinto di quanto affermato nel libro in merito alla base cognitiva del fondamentalismo religioso.

Credo però che, tale base cognitiva, non si riduca ad un comportamento riconducibile solo alla mente, ma abbia un’origine in zone del cervello sinistro.

Sostengo questa tesi basandomi sulla scoperta non proprio recente di una sede della religiosità e dei comportamenti etici a livello neuronale.

Molti di voi si chiederanno: sì, ma come fai a dire precisamente che l’origine del fondamentalismo religioso derivi da aree del cervello sinistro?

E’ abbastanza semplice: io penso che, questi grossi estremismi, siano il prodotto di schemi mentali molto rigidi e per nulla creativi.

Essi non  si possono però neanche definire simili a quelli di una persona molto precisa e puntigliosa.

Credo pure che, i soggetti fondamentalisti, abbiano, a causa di questa chiusura mentale, una scarsa propensione all’attaccamento ed al mostrare un grandissimo affetto, pure con i loro stessi cari.

3 – La fede religiosa e quella nel paranormale come forme di attaccamento legate al mistero

Sono del parere che, sia la credenza religiosa sia quella nel paranormale, siano frutto, nella mente di alcuni rari soggetti, di una propensione al piacere del senso del mistero.

Tale atteggiamento è legato a mio avviso ad una voglia di estendere l’attaccamento più incomprensibile ed irrazionale verso i familiari ad alcune divinità come Gesù Cristo, gli Angeli e la Madonna.

Nelle religioni orientali il senso del mistero dei credenti è secondo me ancora più filosofeggiato ed umanizzato, dato che in esse non ci sono nè anime nè figure personificate immateriali di alcun tipo.

L’attaccamento di questi seguaci è quindi secondo me ancora molto più simile a quello verso i familiari rispetto a quello Cristiano.

Per quanto riguarda il paranormale, credo che l’attaccamento verso il mistero sia una sublimazione di un senso di nichilismo e di assenza delle figure genitoriali.

Credo però che, tale sublimazione, sia presente solo in alcuni soggetti molto sfortunati e colpiti dalla vita.

4 – Si può migliorare la capacità di attaccamento mediante la religione?

La risposta alla domanda posta sotto forma di sottotitolo sembra scontata e di facile risoluzione.

Io credo però che la Psicologia, e la Scienza della mente in genere, non abbiano ancora trovato una risposta soddisfacente.

Il miglioramento di questa condizione di studio specialistico e di ricerca terapeutica potrà forse in futuro portare a risultati molto più soddisfacenti.

Io però non ci giurerei, e quindi non voglio sbilanciarmi mettendo la mano sul fuoco.

5 – Il ruolo dei personaggi storici religiosi od atei nel suscitare o no l’attaccamento

Io credo che figure come S.Agostino, S.Teresa di Lisieux e Sigmund Freud, come dice nel libro, portino le persone comuni ad una memoria storica che condiziona il loro atteggiamento religioso od ateo.

Forse questo atteggiamento potrebbe valere anche per il mitizzare soggetti molto famosi rifiutando per un lungo periodo l’attaccamento verso i familiari.

Sono però convinto che, l’atteggiamento dei giovani d’oggi, molto attaccati al consumismo ed alle cose materiali possa evitare di essere molto espansivi verso i propri cari, fidanzate/i compresi.

A maggior ragione, questi ragazzi d’oggi, potrebbero rifiutare ancor più il legame con personaggi storici e, quindi, essere disinteressati al discorso religioso od ateo.

 PER CONCLUDERE…

Il post è giunto alla sua conclusione. Voglio porre due quesiti a voi lettori.

Credete che in futuro potrà venirvi in mente di acquistare il libro in seguito alla lettura del mio post e della recensione?

Volete suggerire magari un volume simile a quello scritto dallo studioso?