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Perchè la vostra voce interiore vi sembra orribile? Ecco 5 opinioni soggettive!

Noi esseri umani abbiamo due tipi di voce.

Essi sono molto diversi tra loro.

Il primo tipo è quella che si manifesta nel parlare ad alta voce con gli altri.

La seconda tipologia è invece più intima e celata, ed è legata alla nostra interiorità e/o spiritualità, o meglio, al “parlare” in forma frivola o profonda con noi stessi.

E’ proprio la voce che tutti percepiscono in modo mentale ed astratto. Sicuramente pure voi lettori la “sentite” psichicamente con lo stesso timbro di quella parlata.

Le parole e le emozioni pensate hanno infatti un suono interiore.

Sorge spontanea una domanda, che si può evincere già dal titolo.

Perchè la nostra voce interiore ci sembra ad alcuni di noi (intendo dire “noi esseri umani”) orribile?

Qual’è la ragione che ce la fa sentire tale pur se meno di quella esteriore che tutti gli altri ovviamente sentono quando discutiamo con loro?

Non si tratta a mio avviso di una Psicopatologia  definibile come tale dal D.S.M. (per la verità non mi sono neanche informato in merito a tale questione!).

Essa può però diventare secondo me un’incredibile forma di disagio se sussistono in modo persistente nel soggetto altre gravissime forme di malattia mentale.

ALTRE CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE

La foto di questo post sembra apparentemente tratta proprio da una serie horror straniera.

In realtà essa è stata scattata alla Metropolitan Opera House nell’anno 2008.

Io sono pienamente convinto della buona fede dei registi horror nel non stimolare perversioni e frustrazione legate al sentirsi brutti.

Penso però che, persone molto sensibili possano venire condizionati ugualmente in modo negativo da simili persone senza che queste ne abbiano volontariamente colpa.

Tali condizionamenti si ripercuotono a mio avviso anche sulla percezione della bruttezza della loro voce interiore.

Quali sono però le cause specifiche di una siffatta percezione negativa, aldilà di quelle generiche già menzionate?

Vi esporrò nei prossimi paragrafi il mio parere in 5 punti basati per lo più su opinioni soggettive.

5 MIE OPINIONI SOGGETTIVE

1 – L’origine di questa sensazione è una fortissima svalutazione di sè 

Credo che l’origine di una sensazione vissuta così dolorosamente come quella di sentire strana, patologica ed orribile la propria voce interiore sia dovuta ad una fortissima disistima di se stessi.

Tale disistima è chiaramente causata, almeno secondo il mio parere, da una straordinaria e gravissima anomalia psichica.

2 – Eventuali traumi infantili possono sussistere anche senza una grande disistima

Io credo fermamente che i traumi infantili così conclamati da far sentire la propria voce orribile possano in certi casi non essere legati a questioni di disistima, ma al rifiuto di ricordare cose dolorose.

Queste cose dolorose non fanno quindi a mio avviso sentire tesi e svalutati, ma diventano qualcosa di patologico pur senza causare un’ansia che arrivi a compromettere le capacità lavorative e la vita sociale.

Forse però tali sofferenze rammentate hanno una gravità ed una contorsione patologica anche maggiore della disistima.

Ricordo infatti a voi lettori che il successo sociale e professionale, e lo stare bene in situazioni di fortissimo stress, non impediscono la fortissima sofferenza provata nel rammentare qualcosa che si era rimosso.

Io penso quindi che, i soggetti con tali caratteristiche, abbiano quasi sempre un forte amore per la propria favella.

Un amore che non sussiste  a mio avviso nei casi in cui la voce rievochi ad esempio i propri vent’anni di età spesi a riscoprire grosse violenze infantili del padre accorgendosi della sua straordinaria malignità.

Questi aspetti si ripercuotono a mio parere anche sulla percezione momentanea della voce interiore.

3 – Un timbro di voce del proprio padre molto diverso da quelli comuni potrebbe causare imbarazzo

La voce di vostro padre vi sembra orribile in quanto caratterizzata da un timbro assolutamente originale e così fuori dal normale da non trovarsi per niente in giro?

Credete ciò perchè percepite una stranezza emotiva nella sua favella che potrebbe ricondurre ad un’ansia incontrollabile o a problemi psichici ancora più accentuati?

Io credo che, se sussistono le due sensazioni appena descritte voi, come del resto anch’io e moltissima altra gente, possiate avere delle situazioni di grave imbarazzo sociale.

Tale imbarazzo potrebbe per me manifestarsi soprattutto se siete maggiorenni e l’uomo che vi ha messo al mondo vi chiama, facendovi vergognare davanti ai vostri amici.

Questa vergogna si ripercuote a mio parere sulla percezione sia della vostra voce esteriore che di quella interiore.

4 – Alcuni soggetti Bipolari o Borderline potrebbero rifiutare la loro interiorità in quanto molto vaga

Credo che alcune persone affette da Disturbo Bipolare o Sindrome Borderline sentano orribile la loro voce interiore a causa di un motivo molto particolare.

Esse sono a mio avviso spinte da una sorta di pragmatismo psicopatologico che le porta a rifiutare il carattere molto vago della loro interiorità.

5 – Certi nevrotici lievi potrebbero rifiutare ogni cura dando colpa della loro disistima agli Psichiatri

Alcuni nevrotici lievi potrebbero secondo me rifiutare ogni percorso di cura.

Potrebbero a mio parere dare la colpa del loro percepire la propria voce come brutta per la colpa vera o presunta degli Psichiatri di averli umiliati o frustrati in passato con farmaci e riabilitazioni.

Io credo che, di conseguenza, tali soggetti, dopo aver rifiutato ogni cura medica o rieducativa, potrebbero chiudersi ancor più in se stessi e sentirsi mortificati per il proprio brutto timbro vocale.

Questa è a mio avviso la ragion per cui proietterebbero simili frustrazioni anche nel loro parlato interiore.

Queste persone hanno comunque una nevrosi lieve, e secondo me la loro grande forza d’animo può aiutarli ad uscire definitivamente dal tunnel vizioso della disistima, compresa quella legata al timbro vocale.

CONCLUSIONE

Il post è giunto purtroppo alla fine. Desidero fare due domande a voi lettori.

Avete mai provato da giovani un’emozione molto più serena e felice di quella legata alla vostra “brutta” voce che fosse capace di farla sublimare positivamente anche ad alcuni individui con gravi problemi?

La vostra intonazione nel parlare è oggettivamente calma e pacata oppure rischia di essere effettivamente ansiogena per chi vi ascolta?

Computational Loop Quantum Gravity e Psicopatologia: un connubio possibile? (1° parte)

Ogni tanto penso al delicatissimo tema della malattia mentale. La mia attenzione si focalizza soprattutto sul rapporto tra la follia e l’assenza di condizioni sociali sfavorevoli al suo insorgere.

Credo fermamente alla possibilità di descrivere in modo deterministicamente o probabilisticamente matematico i fenomeni psichici, compreso lo stesso male di vivere.

Non sono invece convinto della necessità e dell’efficacia di procedimenti ontologicamente logico – formali per gli stessi identici scopi.

VI RACCONTO UNA LUNGA STORIA SCIENTIFICA

Einstein e la Gravità Quantistica

Nel corso del Ventesimo Secolo, e precisamente dalla seconda metà degli anni ’10, la comunità scientifica e matematica mondiale ha iniziato ad intraprendere una sfida davvero difficile.

Questa geniale ma del tutto concreta impresa del pensiero umano aveva come unico scopo la coniugazione della Relatività Generale di Einstein con l’Elettromagnetismo di Maxwell.

Poi, nel 1927 sorse la Meccanica Quantistica, ad opera di scienziati come Werner Heisenberg, Erwin Schrodinger e Paul Dirac.

La ricerca di una Teoria del Tutto incluse la presa in considerazione di questo vastissimo modello teorico, al quale parteciparono anche diverse decine di altri ricercatori geniali.

Si delineò quindi molto rapidamente l’idea scientifica oggi comunemente nota come Gravità Quantistica.

Lo stesso Einstein se ne fece promotore diventandone pure uno dei suoi maggiori esponenti e teorizzatori.

Ma non fu però tutto così semplice…

La concezione della Meccanica Quantistica (e quindi anche della sua versione basata sull’interazione con la Gravità Einsteiniana) oscillò tra due tesi opposte.

Tali tesi consistettero più precisamente nella concezione Deterministica ed in quella Probabilistica del mondo microscopico.

Albert Einstein, ed in parte anche Erwin Schrodinger, sostenettero molto furiosamente la prima delle due.

In seguito, gli studiosi ed i ricercatori più geniali nel campo della Fisica Teorica dimostrarono però che il genio di Ulm si sbagliava!

Inoltre, le uniche forze fondamentali ritenute valide a quei tempi erano quella Elettromagnetica e quella Gravitazionale.

Si trattava delle uniche forze che secondo Einstein potevano essere combinate in modo rivoluzionario in una Teoria del Tutto in grado di spiegare anche le particelle che formano la Materia.

Tra tali particelle, quelle conosciute erano però all’epoca pochissime rispetto ad oggi.

Einstein inseguì quindi vanamente il sogno di una Teoria del Tutto, fino alla sua morte.

La Gravità Quantistica dopo Einstein

Le costruzioni speculative Gravito – Quantistiche successive alla morte del genio di Ulm tennero conto anche di tutti i risultati sperimentali e teorici prima oscuri.

La maggior parte di esse erano di tipo Probabilistico.

Ancor oggi esistono però ormai da decenni alcuni modelli scientifici Deterministici Gravito – Quantistici.

Il più famoso tentativo di giungere ad uno di essi è quello di Stephen Wolfram e di altri scienziati di cercare di raffigurare persino l’Universo intero come un Automa Cellulare.

Questi Automi Cellulari sono delle semplici elaborazioni computerizzate che permettono di ottenere con piccolissime modifiche un numero considerevole di situazioni ogni volta diverse.

Essi sono quindi degli elementi del tutto Deterministici, anche se in un senso prettamente Computazionale.

Si tratta di studi e ricerche che potrebbero quindi dimostrare in termini logico – visivi sia la validità di Teorie del Tutto Deterministiche che Probabilistiche, raffigurandole in modo semplice sui monitor di un Pc.

Molte altre speculazioni realmente Causalistiche, e non solo Computazionalmente, hanno invece avuto scarso successo scientifico e mediatico.  

Le teorie Probabilistiche in voga oggi sono dal canto loro numerosissime, e hanno tuttora una fama leggendaria.

La più rinomata a livello soprattutto accademico, incapace però di fare previsioni sperimentali molto precise è la Teoria delle Stringhe, confluita nella Teoria M.

Essa ha una acerrima rivale: la cosiddetta Loop Quantum Gravity, che predice la struttura discreta e non continua della Materia, dello Spazio e del Tempo.

Nei primi anni ’90 del Ventesimo Secolo, il fisico John Archibald Wheeler enunciò nel frattempo una versione digitale della Fisica Teorica.

Le sorprese non finirono comunque qui!

La Computational Loop Quantum Gravity

La Computational Loop Quantum Gravity è una teoria che fu enunciata per la prima volta da Paola Zizzi nel 2007.

Essa è l’interazione tra il modello logico – formale digitale di Wheeler e quello di vari studiosi famosi, tra cui l’italiano Carlo Rovelli.

Tale seconda speculazione scientifica è, come si può facilmente intuire, la Loop Quantum Gravity, e davanti  a questa denominazione Paola Zizzi ha aggiunto l’aggettivo “Computational”.

Questa geniale ricercatrice insegna come Professore Associato all’Università di Padova.

Il suo successivo articolo, dal titolo “Logica dell’inconscio e Schizofrenia“, descrisse nel 2009 l’idea solo teorica di un metalinguaggio Quantistico applicato alla Schizofrenia.

La studiosa propose infine assieme al coautore del semplicissimo abbozzo, il Professor Massimo Pregnolato, la speranza futura di giungere a tale traguardo.

Tale aspettativa sarebbe stata raggiunta a loro parere anche grazie alla Computational Loop Quantum Gravity.

Il connubio tra questa teoria e la Psicopatologia sembra quindi molto promettente.

Ma è davvero così?

Lascio scoprire a voi lettori la risposta!

Non abbiate ansia di attendere!

Questo connubio ha infatti degli aspetti molto più sottili di quanto sembra!

UN CONNUBIO DIFFICILE QUANTO EQUILIBRATAMENTE RIDUZIONISTA

Penso all’avvincente e vantaggiosissima possibilità di descrivere ogni malattia mentale in una sola formula.

Credo però che, tale formula, se un giorno sarà completamente ottenibile, lo sarà grazie ad una teoria molto efficace, Deterministica, ma non Ontologica.

Cercherò di approfondire tale riflessione.

L’idea di un’ontologizzazione della Matematica Pura e/o Applicata risale ai tempi di Platone, così come quella di una matematizzazione dell’Ontologia.

Entrambe sono però del tutto Antiscientifiche.

Non si può infatti spiegare con minuzia filosofica completamente certosina ogni concetto matematico.

Allo stesso modo, si può tranquillamente affermare che, concetti come l’Essere, l’Essenza, l’Essente o Dio esulino dall’ambito dimostrativo pratico logico – formale.

Si possono fare entrambe le cose in termini metaforici e quindi semanticamente fondamentali.

Il discorso del senso, così come pure qualsiasi forma di certezza ontologicamente Assoluta, non hanno però un valore Matematico  accettabile, essendo del tutto scomodi, vaghi e ridondanti.

La loro intuibilità potrebbe essere presa parzialmente in considerazione più a livello filosofico e/o Teologico.

Si possono spiegare scientificamente allora solo le cose essenziali a livello logico, non semantico.

Vedrò di chiarirvi il mio punto di vista sui pensieri appena detti con alcuni esempi.

Dimostrare filosoficamente che tutti gli infiniti numeri primi siano fondamentali e quindi tutti potenzialmente applicabili nella Scienza è un’utopia inservibile.

Un’equazione Infinita che elenchi nei suoi membri tutti i numeri primi è impossibile a livello logico – formale, ed è anch’essa del tutto inutile.

Questa ipotetica formula potrebbe avere idealmente valore se si dimostrasse una sua applicabilità in termini efficaci.

Si potrebbe quindi arrivare a dire con una formula che alcuni numeri primi siano scientificamente utili alla vita dell’uomo.

Anche tale asserzione risulta però vaga, in quanto l’utilità della Scienza nei confronti dell’esistenza diventa un mero argomento sociologico!

Essa avrebbe però un valore filosofico intuitivo senza effettuare nessun calcolo ma solo una considerazione molto concettuale e sintetica anche a livello del tutto speculativo  sul valore di certi numeri primi.

Un’accettabilità matematica efficace che elenchi un insieme limitato di numeri primi potrebbe essere la loro formale e limitata scoperta di quelli nuovi volta per volta.

Questi oggetti aritmetici sarebbero quindi in quantità finita ed addirittura  poco numerosa.

Quest’ultima modalità potrebbe avere valore in Psicopatologia proprio mediante la sua somiglianza con una visione Deterministica digitale efficace della Computational Loop Quantum Gravity.

Non è quello che sicuramente vogliono fare proprio Paola Zizzi e Massimo Pregnolato, ma in futuro le cose potrebbero cambiare.

Potrebbe un giorno nascere una visione Deterministica Computazionale e Gravito – Quantistica della Fisica e della Psicologia.

Essa sarà a buon diritto l’ottenimento di un connubio logico – formale difficile quanto equilibratamente riduzionista!

Sarà a mio avviso riduzionista in quanto non Ontologicamente, ma limitatamente (e quindi equilibratamente!), di natura Deterministica!

Tale Teoria si chiamerà a mio parere Computational Loop Quantum Gravity Causalistica.

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Computational Loop Quantum Gravity e Psicopatologia: un connubio possibile? (2° parte)

VERSO UN DETERMINISMO NON BASATO SOLO SUL DISCRETO

Sono convinto che l’idea di un Determinismo alla base delle malattie psichiche possa essere valida pur considerando il concetto di continuità.

Forse la Computational Loop Quantum Gravity Causalistica risulterebbe inadatta a descrivere l’idea del non discreto.

Allora sorge nella mia testa una domanda.

Quale altro modello teorico potrebbe essere all’altezza di un compito così ambizioso e probabilmente fantascientifico?

Secondo me l’idea scientifica migliore sarebbe proprio la riformulazione della Teoria dell’Unificazione dei Campi di Einstein!

La sua enunciazione in merito alle variabili nascoste celava in realtà qualcosa di molto più complicato della semplice confutazione del Probabilismo Quantistico.

Gli studiosi però hanno sottovalutato da più di mezzo secolo qualsiasi riferimento alla Teoria dell’Unificazione dei Campi Einsteiniana.

Questa sottovalutazione ha ormai portato persino scienziati come Stephen Hawking a dire che le osservazioni sperimentali e/o astronomiche smentiscono l’idea dell’apparente casualità.

Quest’idea fu espressa da Einstein proprio mediante il concetto di Variabili Nascoste.

Il genio di Ulm sostenne però che in tali strutture ci fosse molto di più!

Il fisico tedesco pronunciò a tal proposito nel periodo dal 1917 al 1955, che era proprio quello della sua corsa alla Teoria del Tutto, una precisa frase:”Gli stessi fisici mi capiranno tra 100 anni!”.

Da tale affermazione si può desumere che la sua idea incompresa sulle Variabili Nascoste sarà intesa dagli scienziati solo a partire dal 2017, se vogliamo interpretarla in senso solo letterale!

A mio modesto avviso, in un futuro più remoto, il modello basato su di essa potrà entrare a buon diritto persino nell’ambito della Psicopatologia!

Tale modello sarà quindi a mio parere pure in grado di spiegare la continuità mentale anomala come generalizzazione della Teoria della Relatività generale di Einstein.

Questa Teoria si basa infatti in modo ricorrente sull’idea di continuità.

Io penso che, in un futuro molto, molto remoto, la rielaborazione del modello Gravito – Quantistico di Einstein potrà essere addirittura combinata con la Computational Loop Quantum Gravity Causalistica.

Si potrà quindi giungere secondo me ad una descrizione Deterministica della Psicopatologia basata sia sul Continuo che sul Discreto.

 UNA 1° POSSIBILE RISPOSTA DEGLI PSICOLOGI NON MATEMATICI

Gli Psicologi a digiuno di nozioni matematiche molto avanzate potrebbero davvero inorridire di fronte ad una descrizione logico – formale del mondo Psicopatologico?

La risposta degli specialisti del disagio mentale, a mio modesto avviso, non sarà univoca!

Gli Psicologi dell’Età Evolutiva secondo me diranno che l’uso di calcoli matematici complicatissimi non sarà in grado di ricostruire traumi dell’infanzia molto profondi.

Un malato di mente ormai adulto potrebbe non riuscire a curare più fragilità che avrebbe dovuto affrontare e superare già da bambino.

E proprio questa è a mio avviso la ragione della tesi degli esperti del mondo infantile esposta nella frase precedente a quella prima della presente.

Gli Psicologi Cognitivisti dell’Età Adulta a mio parere troveranno un modo per dire che la Psicoterapia Cognitivo – Comportamentale sarà maggiormente confortata da una formalizzazione matematica valida.

Il problema rimarrà secondo me per questi specialisti la consapevolezza dell’inapplicabilità di tale formalizzazione a patologie molto gravi come le Psicosi di vari tipi, Schizofrenia compresa.

Gli Psicoanalisti, sia quelli Freudiani che i Neo – Freudiani, saranno a mio avviso poco restii ad accettare un elenco di sintomi e diagnosi matematico, e quindi standardizzato.

Rifiuteranno secondo me la sua eccessiva oggettività scientifica seppur raggiunta mediante l’introduzione di un Metalinguaggio Quantistico.

Gli Psicologi Analitici Junghiani e Post – Junghiani  diranno invece a mio modesto parere che un progetto del genere non terrà conto degli Archetipi e della Religione.

UNA 2° POSSIBILE RISPOSTA DEGLI PSICOLOGI NON MATEMATICI

C’è secondo me un’altra domanda da porsi.

Gli Psicologi non Matematici saranno davvero in grado di affrontare la loro attività professionale in modo complementare rispetto al lavoro degli specialisti di equazioni super avanzate?

Io credo alla possibilità che tutto ciò sarà in parte raggiunto in un futuro molto remoto, anche se secondo me dovranno passare più di 100 o 150 anni.

PER CONCLUDERE IL POST…

L’articolo volge purtroppo alla sua conclusione. Voglio porvi un quesito scottante e delicato.

Credete che in futuro persone come Paola Zizzi saranno in grado di convincere certi uomini sul grande valore scientifico delle donne, malgrado l’impegno femminile in studi così avanzati e controcorrente?

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La Fitnessdipendenza (Vigoressia – Dipendenza dalla forma e dall’attività fisica)

La Fitnessdipendenza (detta anche Vigoressia) è una dipendenza ossessiva dal desiderio di una  forma corporea sempre più ottimale e dall’attività fisica esagerata.

Caratteristiche cliniche

La Vigoressia si caratterizza per i seguenti sintomi:

  • esercizi di potenziamento muscolare per ore ed ore in palestra;
  • continue diete ipocaloriche ed iperproteiche;
  • utilizzo di integratori;
  • continuo peso e controllo visivo sul corpo in generale e sui singoli muscoli e parti di esso;
  • alterazioni alimentari;

Chi soffre di Vigoressia spende troppo tempo ed energia psico-fisica allenandosi e seguendo diete, senza però mai sentirsi soddisfatto, vedendosi sempre fuori forma e fuori peso e tralasciando tutti gli altri fondamentali aspetti della vita.

Prime 3 opinioni personali

Io credo alla grande difficoltà dei pazienti con Vigoressia nell’espletare in modo corretto una rappresentazione fantasmatica di se stessi migliore di quella del proprio corpo, anche se molto in linea e allo stesso tempo abbastanza possente a livello muscolare.

Ritengo che ciò li spinga al desiderio di migliorare incomprensibilmente se stessi con l’attività fisica eccessiva, gli integratori e le diete, in modo da volersi sentirsi sempre più bene anche a livello di sensazioni soggettive molto belle.

Penso che un siffatto paziente ragioni inconsciamente così:”Migliorando sempre di più il mio corpo sono anche in grado di ottenere una sempre maggiore felicità”.

Peccato che così ci sia il rischio che le ambizioni proseguano all’infinito, anche se poi c’è il traguardo  della vecchiaia e dopo di essa quello della morte che non consentono più di fare sforzi motori eccessivi.

Passiamo alla mia seconda opinione su questo tema.

Credo che la Vigoressia non possa essere diagnosticata assieme ad un Disturbo di Personalità Borderline che limiti fortemente l’uso dell’intelligenza corporea, perchè l’uso di psicofarmaci per questa patologia inibiscono a mio avviso l’efficienza sportiva.

Terminiamo il paragrafo con il mio terzo parere sulla Fitnessdipendenza. Io sono dell’idea che, un paziente che ne soffre, non debba mai essere ricoverato perchè affetto da essa, tranne nei casi molto, molto gravi.

Ultime 2 opinioni personali

Quando avevo vent’anni facevo palestra in modo assiduo, ma non ero a mio avviso per nulla Vigoressico, perchè non rimanevo frustrato dopo i risultati negativi a livello muscolare, nè dopo la relativa difficoltà a fare più sesso con le ragazze di quello che già facevo, anche se però non troppo abbondantemente.

La capacità introspettiva di quelli che rimorchiavano molto più di me era però secondo il mio parere carente, e credo che alcuni di loro fossero dei Fitnessdipendenti non certificati come tali da uno Psichiatra.

Conclusione…

Lettori, come vedete siamo finalmente arrivati alla fine, spero di non avervi annoiato con questo post.

Vi voglio porre due quesiti. Potete suggerirmi nei commenti all’articolo delle situazioni di Vigoressici ricoverati in Psichiatria che ora stanno invece bene?

Siete in grado di consigliarmi qualche blog italiano sull’argomento?

L’Ortoressia (Ossessione per il mangiare sano e la dipendenza da esso)

L’Ortoressia (cioè l’Ossessione per il mangiare sano e la dipendenza da esso) è un disturbo Psichico nel quale il paziente che ne soffre ritiene che la sua salute fisica leggermente negativa dipenda dalla errata alimentazione.

Tale convinzione sviluppa nell’individuo una sequela di rigidissime regole alimentari le quali, se anche minimamente non rispettate, creano enorme e problematico senso di colpa, rabbia e umore depresso.

Prime 2 opinioni personali

Credo che un paziente Ortoressico possa rifiutare dei cibi solo apparentemente non di qualità perchè ritiene che le regole sul salutismo di tali pietanze non siano conformi ai suoi schemi mentali (del tutto esagerati) nel valutarne il valore alimentare benefico per l’organismo.

I processi cognitivi che penso (da semplice profano) si applichino a tale ragionamento sono secondo me la difficoltà soggettiva ad avere una elasticità mentale molto florida ed elaborata e la difficoltà di adattare le proprie convinzioni a situazioni culinarie complesse ed imprevedibili, ma non per questo negative.

Penso che anche la rabbia e la collera siano molto difficili da gestire quando l’Ortoressico si trova in una situazione di forte disaccordo con gli altri, soprattutto se questi contrastano furiosamente il suo modo di vedere.

Altre 4 opinioni personali

La mia convinzione sul rapporto tra il cibo sano e le credenze soggettive esagerate su di esso fa a pugni con l’idea di certe persone che affermano che si dovrebbe parlare più propriamente di fissazione sulla provenienza geografica dei cibi.

Questa è un’opinione che contrasto perchè penso che l’ossessione si manifesti in entrambe le tipologie di questi aspetti che fanno scaturire a mio avviso comunque in ogni caso l’Ortoressia.

Certe volte mi pongo anche un’altra domanda. I bambini come sentono interiormente il comportamento della madre e/o del padre Ortoressici?

Ritengo che non ci sia una risposta univoca, anche se intuisco la loro facilità di condizionamento da parte dell’uomo e/o della donna adulti che li hanno messi al mondo, se questi piccoli individui dovessero avere una Psicopatologia di un certo tipo oppure una fragilità non ritenuta però come malata.

Credo invece che molti adolescenti con uno od entrambi i genitori che soffrono di Ortoressia possano aiutare il padre e/o la madre a superare, o quanto meno affrontare, il disturbo, facendoli arrivare ad una guarigione oppure ad un miglioramento parziale ma abbastanza efficace.

Passiamo alla mia quarta opinione personale. Io credo che, se potessi avere il tempo di fare ancora volontariato, aiuterei i soggetti che sono pervasi da una patologia come l’Ortoressia.

Ultime 3 opinioni personali

Parliamo di sesso. Penso che, se sia il marito che la moglie sono Ortoressici, la difficoltà di avere dei frequenti rapporti sessuali sia minima, perchè entrambi i membri della coppia sono fatti l’uno per l’altra.

Forse però, se gli aspetti legati all’ossessione del cibo dovessero essere ridotti ad un partner soltanto, credo che valga la solita legge della natura umana sugli opposti si attraggono.

Sono però convinto che ciò non sussista in tutti i singoli casi, poichè la diversità, essendo patologica solo per uno dei due soggetti, rischia secondo me di portare ad un’incompatibilità di carattere molto estrema e spiccata.

Parliamo adesso della mia seconda opinione. Io ritengo che, in caso di individui vegani, ci sia la possibilità che l’Ortoressia si estenda anche ad alcune pietanze normalmente preferite da tale categoria di uomini, donne od anziani.

Credo anche che, molti pazienti con l’ossessione del mangiare sano, rifiutino tanti cibi anche fra quelli controllati molto bene mediante gli strumenti tecnologici e scientifici.

Per concludere…

Il post è giunto al termine. Vi pongo adesso due quesiti.

Credete che ci siano molti adolescenti che soffrono di Ortoressia? Dove pensate che sia più diffuso un simile disturbo?

La Sindrome da rientro – Ansia, stress, umore basso dopo le vacanze

Potete vedere lo splendido paesaggio della foto qui sopra, e capirete subito che è davvero triste per moltissima gente lasciare luoghi di mare come quelli dell’immagine.

Alcune persone però restano più stressate, ansiose e di umore basso rispetto ad altre dopo averli visitati, per paura del ritorno al lavoro, e della fine del divertimento.

Tale patologia si chiama Sindrome da rientro e non è fra le più gravi, anche se si classifica tra i disturbi più moderni.

Caratteristiche cliniche

Essa non va confusa con la depressione stagionale, anche se bisogna ricordare che un suo altro sintomo può essere l’abbassamento del tono dell’umore.

La sua diffusione non è bassa, poichè tale patologia colpisce persino una persona su due tra quelli che tornano dalle vacanze.

Gli ulteriori sintomi psico – fisiologici possono essere i seguenti: sonno disturbato, ipersudorazione, tachicardia, forte stanchezza, facile irritabilità, problemi di alimentazione, emicrania, ansia diffusa e stress.

Le 5 prime mie opinioni personali

Sono fermamente convinto del forte legame tra zona sinistra del cervello e il controllo razionale della fragilità che rischia di portare a questa patologia.

Penso però che le Neuroscienze siano ancora in alto mare nella possibilità di curare i soggetti che hanno qualche carenza nella gestione delle emozioni, perchè l’ambiente in cui operano è artificioso e basato solo sul metodo scientifico prettamente tipico dei laboratori di ricerca.

La stessa Psicoterapia si basa solo su delle discussioni in locali adibiti alle sedute degli specialisti con i clienti o con i pazienti, ma può a mio avviso intervenire poco nei contesti familiari, lavorativi o legati allo svago, nei quali chi soffre di Sindrome da rientro passa gran parte delle sue giornate.

Credo anche che, in caso di morte di un parente al quale si è molto legati, la Patologia rischi di trasformarsi in una forma Depressiva Borderline od addirittura Psicotica, che può portare a perdere il lavoro o persino ad essere ricoverati in una clinica per malattie mentali.

Io non voglio però terrorizzare chi mi legge con queste affermazioni, che sono frutto del mio pessimismo esagerato, ma che non hanno il minimo valore specialistico o medico.

Penso comunque che, tanto per rassicurare chi ha una Sindrome da Rientro, se il peggioramento del disturbo e l’aggiunta di altre diagnosi non dovessero essere  legati ad una forma latente di fragilità,  si possa arrivare ad una guarigione efficace.

Credo che si possa superare la malattia anche nel caso in cui questa poca tempra caratteriale sia davvero la causa di simili aspetti, ma le cure degli Psicologi risultino molto efficienti, giungendo in questo caso, così come nel precedente, ad un  progresso totale anche se non immediato.

Io ho una grande fiducia nella maggioranza degli Psicologi, e spero che questo possa tranquillizzare chi si è spaventato, anche se ricordo ancora una volta che tutte le mie opinioni sono aldilà del ridicolo rispetto a quelle di chi invece se ne intende.

Passiamo ad una considerazione molto più allegra. Ritengo che l’ascolto della musica possa contribuire a far guarire più velocemente chi ha una Sindrome da rientro, anche se questa dovesse essere di tipo melodico e molto poco movimentata.

Credo che chi soffra di questa patologia non sia una persona fortemente slegata ed estraniata dalla realtà. La voglia ossessiva di essere sempre in vacanza ne è a mio avviso la prova, perchè penso che chi non ce l’ha vorrebbe essere sempre a lavoro, prendendosi poche ferie.

Sono convinto che una grande salute fisica, e la capacità di fare molte cose che gli altri faticano a sopportare a livello di resistenza dell’organismo, come lo sport ed l’attività professionale, impediscano l’esordio della Sindrome da rientro.

Altre 4 idee da profano interessato

Sono dell’idea che, vivere nelle città di mare, possa evitare di far provare il forte disagio per la fine delle vacanze, anche se non si dovesse andare più al mare nemmeno per un giorno.

Affermo ciò perchè ritengo che, il medesimo clima dei luoghi di lavoro della Sicilia o della Sardegna,  e delle spiagge non tanto lontane da essi, faccia ritenere inconsciamente a molti di stare  ancora là a svagarsi e prendere il sole.

Penso che la compagnia di un cane quando si finiscono le vacanze sia un impegno nel gestire l’animale, ma anche l’occasione per uscire e sublimare la difficile vita dell’impiegato o dell’operaio.

Passiamo adesso alla mia terza opinione di questo paragrafo.  Sono molto convinto della grande voglia di stare vicino a chi soffre di Sindrome di rientro da parte di molte persone positive, simpatiche ed equilibrate.

Sento di poter affermare che, in molti casi, tale desiderio si concretizzi con facilità, se si riesce a trovare il tempo di aiutare questi malati, gestendo al meglio gli impegni sociali e professionali in modo che non isolino le persone sole, stressate dal lavoro o semplicemente spaventate a causa  di questo disagio.

Concludiamo il paragrafo con l’ultima mia idea soggettiva esposta in esso.

Credo che, nel caso di mestieri molto privilegiati, chi si ammala di Sindrome da rientro abbia comunque la paura di avere un calo nelle proprie prestazioni come Dirigente o Manager, posizioni che richiedono molta fatica e stress, malgrado i privilegi e lo stipendio altissimo.

Ultime 4 opinioni personali

Io ho avuto un’esperienza personale di difficile rientro dalle vacanze.

Credo però che essa non si sia tramutata in una Patologia Psichica come la Sindrome da rientro a causa della voglia infinita di mettermi sempre in gioco nei difficili cambiamenti sul posto di lavoro, anche se lo stipendio non era sicuramente alto.

Penso che la soggettività di chi soffre di tale Patologia sia molto ricca già prima di esserne affetti, poichè essa non è per me in grande contrasto con l’oggettività immensa richiesta dal proprio ruolo nella società.

Questo è a mio parere un motivo per cui, dopo che si contrae la Sindrome da rientro, si possa guarire e ritornare al benessere precedente.

Ritengo che le zone del mondo molto fredde e solitarie, come i Paesi Scandinavi, possano essere una buona palestra per abituarsi alla fine delle vacanze, perchè per me la grande vita rigida e rigorosa di simili posti abitua a qualsiasi dovere anche molto pesante.

Sono convinto che, chi lavora come conduttore televisivo in società come Al Jazeera, non rischi di subire la fatica del rientro, sia normale che patologica, tranne nei casi in cui le persone con cui si lavora siano molto razzisti con gli occidentali filoamericani che conducono i programmi.

Penso però che questa condizione si verifichi in casi assurdi o molto rari, a causa del grande cambiamento di mentalità di molti arabi, e della difficoltà degli sceicchi proprietari delle emittenti a proseguire in comportamenti di questo tipo.

Per concludere…

Il post è giunto alla conclusione. Pongo a voi lettori un quesito.

Pensate che l’ultima mia opinione personale urti la sensibilità di molta gente araba od anche statunitense ed inglese che vede il mondo dei media meno duro e intollerante?

La Pedofobia

Oggi parlo di Pedofobia, che è definita come la paura degli adulti nei confronti dei giovani o degli adolescenti, a causa della loro aggressività, esuberanza, maleducazione e prepotenza.

5 opinioni personali

Penso alla paura che hanno molti genitori anche italiani nel sapere che i loro figli siano diventati dei Naziskin, irrispettosi di eventuali amici ebrei della loro madre e/o del loro padre, ed anche delle stesse persone che li hanno messi al mondo.

Sono convinto infatti che, tali gruppi di adolescenti, siano attratti dal razzismo solo per divertimento, e non da una reale condizione politica, ragion per cui, i loro comportamenti rischino a mio parere di passare per molto più negativi a livello sociale di come sono in realtà.

Di conseguenza, tale errata interpretazione, fa apparire secondo me tali atti delinquenziali come irreversibili, e forse fa scaturire nei genitori una forma di Pedofobia molto accentuata.

Credo comunque che, in circostanze molto meno estreme, la malattia esploda in una forma lievemente patologica, e non causi pesanti meccanismi di difesa nevrotici nei confronti dei figli o dei loro amici.

Io penso che, in caso di figli molto maleducati ma che non sono dei criminali, neanche minimamente, la Pedofobia rischi di esordire in alcuni tipi di genitori  in una maniera molto patologica, diventando quasi immotivata e grave a causa della paura eccessiva di ragazzi non prettamente negativi.

Forse bisognerebbe capire i motivi di questa forte irrispettosità, senza cadere in un abbattimento tale da fare insorgere la Pedofobia.

Sono convinto che, se si hanno dei figli con Sindrome Borderline o Antisociale, la paura nei confronti di tali adolescenti, sia legata anche al timore eccessivo del furto di forti somme di denaro, o comunque alla tensione esagerata di subire medie sottrazioni di soldi o atti di violenza verbale o fisica medio – gravi.

Sono però del parere che, da parte dei figli, ci possa essere  un aiuto al loro padre e alla loro madre nell’eliminare simili convinzioni, convincendoli in modo del tutto conforme alla verità a non avere queste insicurezze verso certi aspetti che sembrano problematici.

Altre 3 idee soggettive

Credo che la Pedofobia sia causata in certi casi dalla percezione distorta dell’abbigliamento di figli e figlie, che rischia di fare apparire il modo di vestire come delinquenziale, e il suo esordio viene a mio avviso stimolato maggiormente dall’incapacità nel dialogare con loro per venire rassicurati.

Penso però che tale malattia non abbia cause culturali, soprattutto nei casi più importanti e delicati.

Sono anche della folle idea che, la scuola possa fare delle campagne di sensibilizzazione per aiutare le famiglie a non spaventarsi e/o guarire.

Ultimi 2 punti di vista da profano

Ritengo che un modo per tranquillizzare i genitori Pedofobici sia quello di far ascoltare loro la musica dei nostri giorni, spiegandone i messaggi sociali, ma solo nel caso in cui non siano negativi o fuori dagli schemi della decenza e del rispetto degli altri.

Sarei felice se un giorno si scoprisse l’area cerebrale che potrebbe forse essere la causa di tale malattia, se gli scienziati dovessero ritenerla un motivo principale di questo disagio.

Conclusione…

Il post è giunto al termine. Voglio porre a voi lettori un quesito.

Credete che ci sia il rischio che l’articolo stimoli la mancanza di rispetto delle regole?

Vi invito in questo caso a scrivermi un commento  che possa confutarne le idee, facendo capire a tutti che gli autori del blog sono in buona fede, e che risponderanno con un ulteriore commento che vi ringrazierà per la correzione.

La Meteoropatia (o Sindrome Meteoropatica) in Lombardia ed in Sicilia

La Meteoropatia è un Disturbo psicologico, caratterizzato dalla comparsa di sintomi fisici o introspettivi negativi che insorgono quando il tempo cambia nel breve periodo o lungo periodo (quest’ultimo è relativo alle variazioni stagionali).

6 opinioni personali sulla Psicologia del clima che cambia in Lombardia 

La Lombardia è ormai costellata, da qualche anno a questa parte, da forti variazioni del clima, anche improvvise. La mia ragazza ed io, diciamo solitamente:”Il tempo è pazzo perchè cambia drasticamente nel giro di qualche ora od anche meno.”

Credo che, quest’apparente e  metaforica personalizzazione del clima che muta, derivi dall’impossibilità di prendersela con qualcuno di antipatico con cui non abbiamo avuto la forza di litigare, così come dalla conseguente voglia di far uscir fuori la rabbia in qualche modo.

Di conseguenza  per me ciò spinge molte persone  a prendersela con l’instabilità attuale della natura.

I Lombardi non sono a mio avviso più immuni dai pericoli che l’eventuale Meteoropatia porta loro, soprattutto quando sono al volante con la pioggia improvvisa e qualcuno taglia loro la strada.

Passiamo alla mia seconda idea soggettiva. Credo che i Meteoropatici di Milano o di Varese siano in molti casi dei soggetti che riescono a non inibire l’intelligenza nell’affrontare il lavoro, o nel gestire i loro rapporti familiari o sentimentali.

Ritengo anche che, la vita sessuale di queste persone, che è a mio avviso un’attività che non richiede un impegno intellettivo ed uno stress a chi non è al primo rapporto erotico, non sia minimamente intaccata in molti abitanti di Como, o delle altre due città appena nominate.

Sono dell’idea che tali soggetti siano molto razionali ma floridi a livello passionale.

La prima estate passata in modo indipendente dai miei genitori sono rimasto a Milano, ma ho imparato a mio parere a sopportare il clima della metropoli grazie alla grande passione nello stare con i miei amici, e ciò ha secondo me impedito che diventassi un Meteoropatico.

Credo che questa sindrome dell’essere troppo sensibile ai cambiamenti atmosferici dipenda anche da lievissime anomalie neuronali, ma voi lettori potete confutare facilmente tale tesi, della quale sono convinto in modo molto istintivo, senza avere la sicurezza di credere almeno logicamente in essa.

Ricordo l’estate del 2003, e il grande caldo che c’era a Milano, ma ciò non mi ha impedito di andare in palestra il sabato, anche se ha fatto forse ammalare alcuni anziani milanesi di Meteoropatia.

5 idee soggettive sugli aspetti psicologici del clima che cambia in Sicilia

Io ricordo che, nel 1988, quando andai in vacanza nella villa al mare in Sicilia con i miei genitori, non faceva nè troppo caldo nè c’erano tante piogge. Credo però che, il tempo atmosferico sia molto cambiato, a partire dagli anni ’90, anche in questa grande isola mediterranea.

L’atteggiamento psicologico negli anni ’80 era senz’altro molto meno intollerante di quello del decennio successivo, considerando anche la mia grande sopportazione dell’automobile senza aria condizionata.

Credo invece che, dal 1990 in poi ci sia stata una maggiore probabilità dei Siciliani a rischiare di soffrire di Meteoropatia, anche se questo è solo un mio parere personale.

Ricordo che, da bambino, il clima della Regione più a Sud d’Italia mi impediva di essere creativo nelle attività manuali o di gioco, ma credo che ciò non mi abbia fatto correre il minimo pericolo di diventare malato psichicamente per colpa dell’intolleranza alle condizioni atmosferiche.

Credo che, nella medesima estate del 2003 di cui ho parlato sopra, alcuni barboni siciliani soffrissero inevitabilmente di Meteoropatia, a causa del grande caldo sopravvenuto per colpa del grave cambiamento stagionale.

Rammento la grande paura che ho preso molti anni fa, quando ad Acireale, la grande alluvione improvvisa mi ha distrutto qualche mobile di casa. Penso che, in quell’occasione, molta gente del luogo fosse diventata Meteoropatica.

Conclusione…

Il post sta finendo. Voglio porre tre quesiti a voi lettori.

Ricordate le strade bloccate per colpa dell’alluvione forte di Acireale? Rammentate anche quella più recente di Giampilieri? Avete mai avuto paura che qualche vostro familiare diventasse Meteoropatico?

Cinque idee originali sulla psicologia degli anziani non autosufficienti

Oggi parlo di un argomento molto delicato quanto interessante, che peraltro mi sta molto a cuore.

Vi espongo cinque idee originali sulla Psicologia degli anziani non autosufficienti, ovvero quelli che stanno nelle Case di Riposo oppure in luoghi anche molto differenti, ma che sono solo parzialmente capaci di badare a loro stessi a cause di gravi malattie del sistema nervoso.

1. Il loro cervello si basa anche su regole psicologiche Quantistiche Freudiane:

Io credo che, il cervello degli anziani non autosufficienti, si basi, fra le altre cose, pure su delle rigorose regole Quantistiche Freudiane.

Tali fattispecie neuronali hanno a mio avviso una possibilità di essere comprese decisamente aleatoria, basata sul Principio di Indeterminazione di Heisenberg.

2. I loro meccanismi psichici di difesa dipendono da una sorta di finalismo cognitivo:

Io penso che, gli anziani che soffrono di Alzheimer, di Parkinson o di altri deficit senili, abbiano insiti nella loro psiche dei forti meccanismi di difesa dal mondo esterno che si portano dietro da quando erano giovani, e che con l’età sono molto attenuati.

Credo che il loro funzionamento si basi comunque su un finalismo cognitivo, cioè su una elementare forma di teleologia logica ed emozionale mirata a non rivelare la loro non accettazione della vecchiaia.

3. Le loro emozioni derivano da connessioni cerebrali molto caotiche:

Io credo che le emozioni degli anziani non autosufficienti derivino da connessioni cerebrali molto caotiche, più che nei soggetti meno vecchi, o comunque sani.

Ritengo che alcune forme frattali molto complesse possano descrivere geometricamente una simile complessità.

4. Il senso dell’humour è in certi soggetti ancora abbastanza florido:

Io credo che, alcuni soggetti anziani non autosufficienti, abbiano mantenuto quasi intatto il loro grande senso dell’humour.

Sono convinto che, però, tutto ciò possa compensare eccessivamente molte altre carenze, fino ad arrivare ad accentuarne la negatività.

5. L’Alzheimer potrebbe avere un’origine Quantistica molto aleatoria:

Io penso che il Morbo d’Alzheimer possa avere un’origine Quantistica molto, molto aleatoria, ancora più accentuata di quella degli aspetti psicologici freudiani citati sopra.

Forse l’avanzare della Scienza potrà rivelare in futuro inaspettatamente questa mia idea di profano interessato alla Psicologia.

Per volgere alla conclusione…

L’articolo è giunto al termine. Voglio porre quattro quesiti a voi lettori.

Conoscete qualche ricerca promettente sul Morbo di Alzheimer o su quello di Parkinson?

Che opinione avete sulla Psichiatria e sulla Psicologia geriatriche?

Credete che qualcuno possa dimostrare un giorno la mia tesi sulla aleatorietà degli aspetti psicologici Freudiani che sono anch’essi alla base del cervello, e quindi della psiche?

Ritenete che alcuni anziani non autosufficienti amino l’arte figurativa come quando erano giovani, malgrado il disagio?

La dipendenza dal telefonino

La Dipendenza dal telefonino è una nuovissima patologia psichica, che oggi si manifesta in una forma molto più moderna rispetto a dieci anni fa, a causa della comparsa sul mercato degli attuali smartphone, IPhone compreso.

Caratteristiche cliniche

So che questo disturbo si manifesta maggiormente in persone con scarsa autostima, e si presenta sottoforma di ansia e stress legati alla paura di essere controllati e all’ossessione di dover monitorare gli individui molto legati sentimentalmente, o solo affettivamente, a noi.

Ciò si esplica più precisamente nella fissazione di dover chiamare in continuazione attraverso lo smartphone le nostre fidanzate o mogli, oppure nella situazione inversa a questa, è caratterizzato dall’invio di messaggi Sms e Mms e telefonate da parte delle nostre partner.

L’altro rischio fondamentale causato dalla patologia è la possibilità della gestione di tutte le relazioni sociali ed umane in una forma non autentica e reale, ma solo attraverso l’universo virtuale e tecnologico dei nuovi cellulari, causando l’insorgere di una vera e propria dipendenza da tale strumento.

Prime 3 opinioni personali

Io credo che la Dipendenza da telefonino sia causata da lievi anomalie sia nell’emisfero destro sia in quello sinistro del cervello.

Sostengo ciò perchè ritengo che l’impossibilità di controllarla sia un fatto automatico inevitabile che non dipende per me dal libero arbitrio del malato, nè dallo squilibrio psichico che lo fa rimanere rinchiuso nel proprio comportamento.

Penso inoltre che le capacità intellettive dei pazienti dipendenti dal telefonino possano essere anche ottime, ma che siano a mio avviso così inibite da non poter governare le lievi anomalie neuronali delle quali ho appena parlato, perchè credo che il cervello ripristini le situazioni patologiche.

Sono comunque del parere che un giorno potranno essere inventati dei farmaci che agiscono su entrambi gli emisferi cerebrali (se non ci sono già!).

Altre 2 idee soggettive

Credo che, nel caso in cui il disturbo di dipendenza dal telefonino insorga nella preadolescenza, esso possa essere la causa di un tramonto precoce del complesso edipico.

Sono di questo parere perchè ritengo che, in questo caso, l’oggetto idealizzato non sia più la madre rispetto al padre, ma il proprio Sè informatico invece dei propri genitori.

L’altro elemento mitizzato potrebbe essere la propria “fidanzata”  virtuale, della quale si ha una opinione così positiva da temere di pensare di non apprezzarla nel caso si comunichi e si interagisca con lei mediante relazioni autentiche.

Credo che i Dipendenti da telefonino siano comunque persone moralmente sane e leali, e che il loro disturbo non li trasformi quasi mai in soggetti aggressivi.

Sostengo ciò perchè credo che questa patologia non influisca nelle zone del cervello riguardanti l’etica, e perchè non è a mio avviso così strutturata da portare alla rabbia e all’astio eccessivi.

Ultime 2 opinioni personali

Credo che la musica possa migliorare lo stato patologico dei Dipendenti da telefonino, perchè penso influisca positivamente sulle aree del cervello che, come ho detto prima, sono per me lievemente danneggiate dalla malattia.

Ritengo che anche lo Yoga possa avere benefici positivi su tali pazienti, perchè penso che non migliori solo le strutture neuronali leggermente lese, ma che spinga addirittura a far emergere nuove doti introspettive e caratteriali.

Conclusione…

Il post è ormai finito. Voglio porre tre quesiti a voi lettori.

Conoscete delle pratiche anche migliori dello Yoga per migliorare la vita dei Dipendenti da telefonino? Sapreste consigliare a tali pazienti della musica molto piacevole da ascoltare per guarire?

Pensate ci possa essere una  predisposizione genetica anomala alla incapacità di superare la patologia?