Computational Loop Quantum Gravity e Psicopatologia: un connubio possibile? (1° parte)

Ogni tanto penso al delicatissimo tema della malattia mentale. La mia attenzione si focalizza soprattutto sul rapporto tra la follia e l’assenza di condizioni sociali sfavorevoli al suo insorgere.

Credo fermamente alla possibilità di descrivere in modo deterministicamente o probabilisticamente matematico i fenomeni psichici, compreso lo stesso male di vivere.

Non sono invece convinto della necessità e dell’efficacia di procedimenti ontologicamente logico – formali per gli stessi identici scopi.

VI RACCONTO UNA LUNGA STORIA SCIENTIFICA

Einstein e la Gravità Quantistica

Nel corso del Ventesimo Secolo, e precisamente dalla seconda metà degli anni ’10, la comunità scientifica e matematica mondiale ha iniziato ad intraprendere una sfida davvero difficile.

Questa geniale ma del tutto concreta impresa del pensiero umano aveva come unico scopo la coniugazione della Relatività Generale di Einstein con l’Elettromagnetismo di Maxwell.

Poi, nel 1927 sorse la Meccanica Quantistica, ad opera di scienziati come Werner Heisenberg, Erwin Schrodinger e Paul Dirac.

La ricerca di una Teoria del Tutto incluse la presa in considerazione di questo vastissimo modello teorico, al quale parteciparono anche diverse decine di altri ricercatori geniali.

Si delineò quindi molto rapidamente l’idea scientifica oggi comunemente nota come Gravità Quantistica.

Lo stesso Einstein se ne fece promotore diventandone pure uno dei suoi maggiori esponenti e teorizzatori.

Ma non fu però tutto così semplice…

La concezione della Meccanica Quantistica (e quindi anche della sua versione basata sull’interazione con la Gravità Einsteiniana) oscillò tra due tesi opposte.

Tali tesi consistettero più precisamente nella concezione Deterministica ed in quella Probabilistica del mondo microscopico.

Albert Einstein, ed in parte anche Erwin Schrodinger, sostenettero molto furiosamente la prima delle due.

In seguito, gli studiosi ed i ricercatori più geniali nel campo della Fisica Teorica dimostrarono però che il genio di Ulm si sbagliava!

Inoltre, le uniche forze fondamentali ritenute valide a quei tempi erano quella Elettromagnetica e quella Gravitazionale.

Si trattava delle uniche forze che secondo Einstein potevano essere combinate in modo rivoluzionario in una Teoria del Tutto in grado di spiegare anche le particelle che formano la Materia.

Tra tali particelle, quelle conosciute erano però all’epoca pochissime rispetto ad oggi.

Einstein inseguì quindi vanamente il sogno di una Teoria del Tutto, fino alla sua morte.

La Gravità Quantistica dopo Einstein

Le costruzioni speculative Gravito – Quantistiche successive alla morte del genio di Ulm tennero conto anche di tutti i risultati sperimentali e teorici prima oscuri.

La maggior parte di esse erano di tipo Probabilistico.

Ancor oggi esistono però ormai da decenni alcuni modelli scientifici Deterministici Gravito – Quantistici.

Il più famoso tentativo di giungere ad uno di essi è quello di Stephen Wolfram e di altri scienziati di cercare di raffigurare persino l’Universo intero come un Automa Cellulare.

Questi Automi Cellulari sono delle semplici elaborazioni computerizzate che permettono di ottenere con piccolissime modifiche un numero considerevole di situazioni ogni volta diverse.

Essi sono quindi degli elementi del tutto Deterministici, anche se in un senso prettamente Computazionale.

Si tratta di studi e ricerche che potrebbero quindi dimostrare in termini logico – visivi sia la validità di Teorie del Tutto Deterministiche che Probabilistiche, raffigurandole in modo semplice sui monitor di un Pc.

Molte altre speculazioni realmente Causalistiche, e non solo Computazionalmente, hanno invece avuto scarso successo scientifico e mediatico.  

Le teorie Probabilistiche in voga oggi sono dal canto loro numerosissime, e hanno tuttora una fama leggendaria.

La più rinomata a livello soprattutto accademico, incapace però di fare previsioni sperimentali molto precise è la Teoria delle Stringhe, confluita nella Teoria M.

Essa ha una acerrima rivale: la cosiddetta Loop Quantum Gravity, che predice la struttura discreta e non continua della Materia, dello Spazio e del Tempo.

Nei primi anni ’90 del Ventesimo Secolo, il fisico John Archibald Wheeler enunciò nel frattempo una versione digitale della Fisica Teorica.

Le sorprese non finirono comunque qui!

La Computational Loop Quantum Gravity

La Computational Loop Quantum Gravity è una teoria che fu enunciata per la prima volta da Paola Zizzi nel 2007.

Essa è l’interazione tra il modello logico – formale digitale di Wheeler e quello di vari studiosi famosi, tra cui l’italiano Carlo Rovelli.

Tale seconda speculazione scientifica è, come si può facilmente intuire, la Loop Quantum Gravity, e davanti  a questa denominazione Paola Zizzi ha aggiunto l’aggettivo “Computational”.

Questa geniale ricercatrice insegna come Professore Associato all’Università di Padova.

Il suo successivo articolo, dal titolo “Logica dell’inconscio e Schizofrenia“, descrisse nel 2009 l’idea solo teorica di un metalinguaggio Quantistico applicato alla Schizofrenia.

La studiosa propose infine assieme al coautore del semplicissimo abbozzo, il Professor Massimo Pregnolato, la speranza futura di giungere a tale traguardo.

Tale aspettativa sarebbe stata raggiunta a loro parere anche grazie alla Computational Loop Quantum Gravity.

Il connubio tra questa teoria e la Psicopatologia sembra quindi molto promettente.

Ma è davvero così?

Lascio scoprire a voi lettori la risposta!

Non abbiate ansia di attendere!

Questo connubio ha infatti degli aspetti molto più sottili di quanto sembra!

UN CONNUBIO DIFFICILE QUANTO EQUILIBRATAMENTE RIDUZIONISTA

Penso all’avvincente e vantaggiosissima possibilità di descrivere ogni malattia mentale in una sola formula.

Credo però che, tale formula, se un giorno sarà completamente ottenibile, lo sarà grazie ad una teoria molto efficace, Deterministica, ma non Ontologica.

Cercherò di approfondire tale riflessione.

L’idea di un’ontologizzazione della Matematica Pura e/o Applicata risale ai tempi di Platone, così come quella di una matematizzazione dell’Ontologia.

Entrambe sono però del tutto Antiscientifiche.

Non si può infatti spiegare con minuzia filosofica completamente certosina ogni concetto matematico.

Allo stesso modo, si può tranquillamente affermare che, concetti come l’Essere, l’Essenza, l’Essente o Dio esulino dall’ambito dimostrativo pratico logico – formale.

Si possono fare entrambe le cose in termini metaforici e quindi semanticamente fondamentali.

Il discorso del senso, così come pure qualsiasi forma di certezza ontologicamente Assoluta, non hanno però un valore Matematico  accettabile, essendo del tutto scomodi, vaghi e ridondanti.

La loro intuibilità potrebbe essere presa parzialmente in considerazione più a livello filosofico e/o Teologico.

Si possono spiegare scientificamente allora solo le cose essenziali a livello logico, non semantico.

Vedrò di chiarirvi il mio punto di vista sui pensieri appena detti con alcuni esempi.

Dimostrare filosoficamente che tutti gli infiniti numeri primi siano fondamentali e quindi tutti potenzialmente applicabili nella Scienza è un’utopia inservibile.

Un’equazione Infinita che elenchi nei suoi membri tutti i numeri primi è impossibile a livello logico – formale, ed è anch’essa del tutto inutile.

Questa ipotetica formula potrebbe avere idealmente valore se si dimostrasse una sua applicabilità in termini efficaci.

Si potrebbe quindi arrivare a dire con una formula che alcuni numeri primi siano scientificamente utili alla vita dell’uomo.

Anche tale asserzione risulta però vaga, in quanto l’utilità della Scienza nei confronti dell’esistenza diventa un mero argomento sociologico!

Essa avrebbe però un valore filosofico intuitivo senza effettuare nessun calcolo ma solo una considerazione molto concettuale e sintetica anche a livello del tutto speculativo  sul valore di certi numeri primi.

Un’accettabilità matematica efficace che elenchi un insieme limitato di numeri primi potrebbe essere la loro formale e limitata scoperta di quelli nuovi volta per volta.

Questi oggetti aritmetici sarebbero quindi in quantità finita ed addirittura  poco numerosa.

Quest’ultima modalità potrebbe avere valore in Psicopatologia proprio mediante la sua somiglianza con una visione Deterministica digitale efficace della Computational Loop Quantum Gravity.

Non è quello che sicuramente vogliono fare proprio Paola Zizzi e Massimo Pregnolato, ma in futuro le cose potrebbero cambiare.

Potrebbe un giorno nascere una visione Deterministica Computazionale e Gravito – Quantistica della Fisica e della Psicologia.

Essa sarà a buon diritto l’ottenimento di un connubio logico – formale difficile quanto equilibratamente riduzionista!

Sarà a mio avviso riduzionista in quanto non Ontologicamente, ma limitatamente (e quindi equilibratamente!), di natura Deterministica!

Tale Teoria si chiamerà a mio parere Computational Loop Quantum Gravity Causalistica.

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