Lo sport rende davvero più felici? Vi espongo 7 mie opinioni personali

Alzandomi dal divano dell’appartamento dove abito da due mesi, lo scorso Lunedì Pomeriggio, avevo notato in me stesso qualcosa di emotivamente complicato.

Mi ero reso conto in molto rapido e consapevole che la mia mente era afflitta da una forte inquietudine.

Un’inquietudine  talmente celata nei recessi più impalpabili del mio inconscio della quale non mi sarei mai reso conto.

Eppure in quel pomeriggio di inizio settimana riuscivo stranamente a razionalizzare una simile tensione angosciosa.

Si trattava di un’inquietudine pesante e sofferente ma allo stesso tempo accattivante e fruttuosa.

Solo grazie ad una lunga camminata in tuta e scarpe da ginnastica con un mio amico ero riuscito a sublimare il mio disagio in una vitalità stimolante.

Quest’ultima era una sensazione emotiva che era riuscita a rendermi davvero felice.

Quali legami oggettivi e soggettivi specifici ci sono però realmente tra lo sport e la felicità?

Proverò a descrivervene man mano ben 7, con estremo ordine.

1 – ALCUNI SPORT MI RILASSANO MEGLIO DI ALTRI

Credo che, ad esempio, la montagna sia per me un ottimo strumento per rilassare notevolmente i nervi, ma solo dopo una grossa camminata.

All’inizio dell’escursione fra i sentieri, e durante i momenti abbastanza difficili della stessa, riesco solo a provare una grossa ed inappagante fatica.

Capirete forse benissimo da queste parole che sono un uomo di città, che ama molto la routine, ed è infatti del tutto vero!

Io amo molto di più giocare a tennis con i miei migliori amici, ragion per cui penso che quanto scritto nel sottotitolo sia completamente indicativo.

Alcuni sport rilassano molto meglio di altri, in modo del tutto costante; in questo caso non c’è l’ansia dell’attesa di finire le numerosissime partite.

Sto però parlando di qualcosa di molto soggettivo, legato ai miei gusti personali ed al mio modo di essere.

2 –  L’AUTOSTIMA SPORTIVA EQUILIBRATA NON SIGNIFICA SEMPRE FELICITA’

Credo che avere una capacità di autostima sportiva non narcisistica, bensì ben ponderata ed equilibrata, non coincida sempre con l’essere felici.

Sono invece convinto che certe volte avere fiducia in se stessi mentre si fa attività fisica, renda sereni, o tutt’al più momentaneamente felici.

Tale felicità potrebbe quindi essere non duratura, a causa di altre difficoltà che potrebbero sussistere quando non si fa sport.

3 –  PERCHE’ ATTRIBUIAMO LA CAUSA DELLA NOSTRA INFELICITA’ SPORTIVA AGLI ALTRI

C’è un meccanismo di difesa particolare, studiato e teorizzato per la prima volta dall’eminente Psicoanalista Melanie Klein: la proiezione.

Nel caso specifico a cui mi sto riferendo si tratta di qualcosa di puramente etico.

Noi attribuiamo la causa della nostra frustrazione od infelicità nel fare sport ad altre persone.

Il motivo di questa scelta potrebbe derivare, a mio avviso, dalla non accettazione della propria incapacità.

Un’incapacità intellettiva ed emotiva della quale non ci si dovrebbe vergognare.

La  complessità dalla quale deriva è infatti molto, ma molto difficile da superare.

Le terapie future per sconfiggere questo disagio saranno ancora migliori di quelle odierne.

Penso però che la strada sarà ancora lunga e tosta.

4 –  CERTE VOLTE LA FELICITA’ SPORTIVA PUO’ FAR SUPERARE IL COMPLESSO DI EDIPO

Il Complesso di Edipo è una elaborazione letteraria che risale ai tempi dell’Antica Grecia.

Sigmund Freud, il Padre della Psicoanalisi, introdusse tale concetto nella disciplina che aveva fondato.

Io ritengo che, un’intensa attività sportiva potrebbe far superare anche a livello inconscio questo complesso, già in adolescenza.

Sono convinto di una simile tesi perchè credo che la felicità possa temprare positivamente il carattere.

Credo che questa gioia, anche se del tutto sportiva formi un futuro uomo non in termini narcisistici, ma autocritici.

In tale ottica, la grandissima maturazione del ragazzo rende a mio parere del tutto superfluo il Complesso di Edipo.

5 –  PENSO CHE LA FELICITA’ SPORTIVA CANCELLI L’AUTODISTRUZIONE EMOTIVA

Navigando in Internet, mi è ritornato in mente uno specifico istinto Freudiano: la Pulsione di Morte.

Sto parlando di un meccanismo psichico dell’essere umano che porta all’autodistruzione.

So che un modo efficace per sconfiggere la sua negatività sia la sua controparte positiva e non aggressiva.

Sono però del parere che non tutti gli individui abbiano le risorse necessarie per usare questo stratagemma.

La soluzione ottimale sarebbe a mio avviso un lungo percorso di vita che porti alla felicità sportiva.

6 – LA FELICITA’ SPORTIVA COME VALVOLA DI SFOGO CONTRO LA CRISI DI IDENTITA’

Credo che la gioia sportiva possa essere uno strumento efficientissimo per sfogarsi, sublimando l’aggressività tipica della Crisi di Identità.

Tale crisi è un concetto psicosociale dello studioso Erik Erikson, ma diventa una forma di ricerca affannosa nella Sindrome Borderline.

7 –  ESSERE FELICI NELLO SPORT AIUTA A SUPERARE LA RIMOZIONE NEVROTICA

Il concetto di Rimozione è tipico delle forme Nevrotiche, ma io credo che, la capacità di impegnarsi affrontando la fatica dello sport, porti piano piano a superarlo.

Il risultato di un simile percorso di vita potrebbe portare a mio parere certe persone alla sperimentazione della felicità.

Credo infatti che esso possa potenzialmente  portare ad un enorme risultato: essere finalmente se stessi, quando non lo si è mai stati.

PER CONCLUDERE…

Il post è giunto alla conclusione. Voglio porvi due quesiti.

Siete mai stati contenti per un lungo periodo facendo attività fisica?

Credete che la felicità esista nei contesti sportivi anche non impegnativi e/o agonistici?

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